Pasolini: il tenace difensore delle cause degli ultimi

Dom, 24/02/2019 - 12:40

Pasolini, nato a Bologna nel 1922 e morto a Ostia nel 1975, compirebbe 97 anni. Ma come accade alle grandi figure dello scenario culturale, la sua figura e le sue opere si consolidano anche nei tormenti della attualità.
Intelligenza multiforme, mi piace ricordarlo autore di “scritti corsari” e come inventore di due metafore pregnanti e note: le lucciole e il Palazzo.
Le lucciole simbolo della civiltà contadina, un mondo dissolto e in via di estinzione a causa di quel mancato rispetto della natura che oggi è diventata tormentata ossessione sui destini del nostro pianeta, Pasolini per il ritorno di una sola lucciola avrebbe regalato l’intera Montedison.
E nessuno, in tempi non sospetti come Pasolini, seppe denunciare, con coraggio e veemenza, il Palazzo della Politica per porgere riscatto alla dimensione degli umili travolti dalla civiltà urbana e tecnologica.
Gli sono state rivolte molte critiche perché parlava non il linguaggio organico del cittadino organizzato nelle strutture istituzionali, ma il linguaggio del poeta tutore di una mitica cultura alimentata da poetica virgiliana.
Per questo la sua presenza, al di là delle misere strumentalizzazioni, continua a essere richiamo a riflessioni forti e suggestive, incalzate dalla sua disperata vitalità. In questo articolo del lontano 1959 mette a nudo la pochezza intellettuale e strategica delle forze politiche dominanti che preoccupate di conservare lo stato di arretratezza della Calabria si vestivano di retorica tradizionale senza soluzione e prospettive. Pasolini si dichiara e si conferma tutore del “popolo” sia esso calabrese o friulano, animato dalla tensione di migliorare le miserie di queste persone “poveri muti”.
Pasolini è stato un intellettuale che ha messo a nudo i guasti provocati dalle classi dirigenti e dei governi e le disastrose conseguenze derivate. Una persona uccisa in modo tragico che insieme ad altri (Aldo Moro per esempio) ha segnato gli anni settanta e la coscienza collettiva.
Si era pronunciato contro l’aborto, non contro la legge, Sosteneva Pasolini “Si faccia la legge ,ma il problema della sessualità e la frustrazione sessuale e la violenza contro le donne restano e non sarà una legge sull’aborto ad abolirle, perché le donne sono sempre considerate cittadini inferiori”.
Era stato Pasolini a difendere sempre le cause degli ultimi, fossero gli omosessuali o magari i poliziotti aggrediti a Valle Giulia dagli studenti universitari. I poliziotti proletari picchiati dai privilegiati figli della borghesia. Le belle parole scritte in ricordo della suicida Marilyn Monroe evocata come “sorellina”.
Aveva aperto le pagine della storia di Italia negli anni del boom economico e voleva mostrare gli scheletri che contenevano.
Mi piace pensare a questa sua profonda poetica visione del mondo nella quale non vive lo schema maggioranza-opposizione, ma solo una alterità del modo di ragionare. Per questo Pasolini resta irriducibile ad ogni etichetta. Hanno provato a rivendicarne l’eredità a posteriori sia da destra sia da sinistra, con scarso successo. Tutto questo è l’intelligenza della sua forza e del suo genio.

Autore: 
Matteo Lo Presti
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