PD: L’arroccamento non può essere la soluzione

Mar, 10/04/2018 - 18:40

Se in Italia il PD ha perso 5 milioni di voti e 22 punti percentuali rispetto alle elezioni europee, qualche errore è stato commesso. Il paradosso è che, alle elezioni, il PD è crollato ma, a Roma, ancora, la perdente classe dirigente comanda e guida.
Dopo la sconfitta, infatti, è giunto il diktat di passare all’opposizione nel “rispetto del risultato elettorale”. In questa scelta c’è un certa ossessione dello sconfitto che vuole prendersi una immediata rivincita. Penso, invece che sia utile discutere all’interno, scegliere una linea politica e seguirla. Occorre fare politica e non fare arroccamento. Non è vero che il PD è stato mandato all’opposizione. L’elettorato non gli ha dato i voti per governare così come non li ha dati a nessuno degli altri partiti e coalizioni. Andiamo a vedere le carte degli altri e verifichiamo cosa propongono. Poi ci regoleremo, ovviamente, dopo avere discusso all’interno e dopo una decisione più o meno unanime. Ciò non significa che si debba entrare in maggioranza con chicchessia ma è necessario riflettere sulla esigenza di una riorganizzazione, sul piano politico e su quello della presenza sul territorio, sui mass media, sui social per prepararci una campagna elettorale che non può essere affrontata in tempi ravvicinati. Abbiamo bisogno di tempo e non dobbiamo lasciare la decisione dei tempi ai nostri avversari.
Occorre guardare ai fatti con obiettività: l’elettorato non ha accettato le politiche e le scelte dei governi a guida PD. Abbiamo inseguito e, in parte, introdotto nella legislazione i diritti civili ma siamo stati meno attenti ai diritti sociali.  Il PD, nella sua azione di governo, ha pagato il senso di responsabilità verso gli interessi del Paese che gli altri hanno strumentalizzato a proprio favore.
Per recuperare occorre ritrovare le parole di una sinistra che parli di lavoro, disuguaglianze, contrasto alle povertà, redistribuzione, di una tassazione che abbia un tratto vero di progressività. Che ragioni di sanità, ambiente, beni culturali, istruzione, ricerca, legalità come quei beni collettivi, su cui fare adeguati investimenti pubblici, tutti elementi imprescindibili per sradicare le disuguaglianze. Una sinistra che coniughi, con maggiore efficacia, modernità e diritti. Che guardi alle povertà non in modo compassionevole ma che sia consapevole del fatto che non puoi promuovere le eccellenze e le punte più avanzate, se non ti occupi contemporaneamente di chi è rimasto indietro. Pena diventare il partito di chi ce l'ha fatta, non di chi fa fatica a farcela.
In Calabria il PD ha subito un crollo. Il partito, nei suoi organisti locali, provinciali e regionali si è involuto in termini sia organizzativi che di attività sul territorio. Il PD non è percepito nell’azione di governo della Regione che, pur, sta facendo una impegnata attività politico amministrativa, ma costruita dai “professori” che, per condizione mentale, connaturata alla professione, si sono ritirati in una turris eburnea dalla quale, sì, svolgono la loro attività di governo ma senza dialogo con alcuno che non sia il presidente. La gente, nonostante il grande lavoro della Giunta ed i risultati ottenuti, vede e sente, l’istituto regionale lontano ed ha avuto la percezione che la Regione stia trascurando le problematiche che incidono sulla pelle delle persone come, ad esempio, la sanità, la trentennale vicenda delle dighe, la crisi al porto di Gioia Tauro con 400 licenziamenti, l’aeroporto di Reggio, depurazione, il problema SISMICA ecc.. Forse è, anche, il caso che il Presidente della Regione, nel nominare la nuova Giunta, valuti la opportunità di comporla con consiglieri regionali eletti, sì da dare una veste politica e di rappresentanza con auspicabili ritorni di consenso.
A Reggio, la Giunta Falcomatà sconta il disastro economico-finanziario che ha ereditato dalle giunte che l’hanno preceduta. La Giunta Falcomatà sta riuscendo a smuovere la ripresa dei lavori in numerosi cantieri di lavori pubblici, ha sistemato una atavica questione riguardante il licenziamento di 200 lavoratori, ha avviato a soluzione il problema del trasporto pubblico in città, ha attivato una eccellente raccolta differenziata dei rifiuti. Eppure, alle elezioni, il Partito ha subito una batosta fuori da ogni immaginazione. L’amministrazione, con gli elettori non ha mediazioni attraverso il partito. Il PD, a Reggio città, non esiste, o esiste nei pacchetti di tessere che volatili segretari detengono nei cassetti. Ogni amministrazione ha bisogno del supporto politico del proprio partito. A Reggio Calabria questo, ancora, non esiste. Esiste, però, una nuova speranza di rinascita dopo l’arrivo del commissario nella federazione provinciale reggina.

Domenico Francesco Richichi

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