Pellegrinaggio UNITALSI al Santuario della Madonna dello Scoglio

Lun, 09/07/2018 - 15:37

“Nella normalità di Gesù non riescono a cogliere il volto umano di Dio!”. Ha espresso questo concetto importante, nel corso della propria omelia, monsignor Francesco Oliva, vescovo della diocesi di Locri – Gerace, durante la solenne concelebrazione eucaristica, presieduta sabato 7 luglio, presso il santuario Nostra Signora dello Scoglio, fondato da Fratel Cosimo mezzo secolo fa. Nella propria illuminante omelia, Sua Eccellenza il vescovo Oliva ha fatto riferimento agli abitanti di Nazareth, ai tempi di Gesù ma, se vogliamo, le sue parole riguardano l’umanità, in questa epoca di grande confusione. Il successore degli Apostoli ha, pure, effettuato una processione con il Santissimo Sacramento, all’interno di un ricco programma liturgico che ha registrato il pellegrinaggio della sotto sezione UNITALSI (Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali) di Catanzaro, con molte persone ammalate al seguito. “Tante le persone che si sono accostate al sacramento della riconciliazione” – ha espresso il rettore del Santuario, padre Raffaele Vaccaro,  - “confessandosi con noi sacerdoti disponibili.” Fratel Cosimo, durante la sua evangelizzazione, prima della solenne concelebrazione eucaristica, che, come sempre, ha elevato, alla presenza del Santissimo Sacramento esposto all’adorazione dei fedeli, una preghiera di intercessione, ha detto: “Cari fratelli e sorelle, devoti del Santuario Nostra Signora dello Scoglio, benvenuti in questa valle benedetta di S. Domenica di Placanica. Docili all’invito della materna voce della Vergine Santissima, siete giunti qui, in questo Santuario mariano, per venerare la Madre di Dio, Colei che da ben cinquant’anni or sono, richiama i suoi innumerevoli e amati figli da ogni angolo della terra. La Madre Santissima ai piedi dell’umile Scoglio di S. Domenica, accoglie e ascolta il gemito dei suoi figli, addolcisce la sofferenza, il dolore, e lenisce il sospiro e l’affanno di ogni cuore che a Lei si rivolge e la invoca con sincera e semplice fede. Quindi a Lei vogliamo affidare la nostra speranza, e Lei non ci abbandonerà, ma sarà per ciascuno di noi come ebbero a dire i Padri della Chiesa, l’arca della salvezza e l’arcobaleno della pace. Ora, nutriti da questi sentimenti vogliamo rivolgere la nostra attenzione al Vangelo di nostro Signore Gesù Cristo che, come dice San Paolo nella sua lettera ai Romani c. 1 v. 16, è potenza di Dio, per la salvezza di chiunque crede. Riporto ora dal Vangelo di Marco c. 6 i versetti dal 4 al 6: “Gesù disse loro: un profeta non è disprezzato che nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua. E non vi poté operare nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi ammalati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità”. Cari fratelli e sorelle, come abbiamo appena ascoltato dal Vangelo di Marco, Gesù è ritornato nel suo paese, cioè a Nazareth, proprio dove era vissuto e dove, allo stesso tempo, aveva anche rivolto al popolo il suo insegnamento. Gesù ritornava se vogliamo, nella sua patria, cioè Nazareth, come un vero e proprio maestro, seguito e circondato dai suoi discepoli. Infatti, la sua missione, possiamo dire era una missione pubblica, ed Egli voleva preparare i suoi discepoli con l’esempio, per quella che sarebbe stata la loro missione apostolica. Ed ecco che, ad un certo punto Gesù, in giorno di sabato si mise ad insegnare nella sinagoga di Nazareth, e sapete cosa insegnava? Insegnava e commentava la Parola di Dio. Però molti di quelli che erano presenti, nell’udire le sue parole si stupivano, cioè, rimanevano meravigliati, sopraffatti dal suo insegnamento. Allora, di mezzo al popolo che ascoltava c’erano alcuni, i quali facevano delle domande un po’particolari e sapete perché facevano queste domande? Perché volevano sminuire quello che Lui diceva, infatti non si spiegavano da dove gli venivano quelle parole, cioè, il suo modo autorevole d’insegnare, la sapienza che gli era stata data, e il potere di compiere miracoli. Ma, notiamo bene una cosa: nonostante le sue parole e le azioni che Egli compiva fossero così impressionanti per chi ascoltava, Gesù non era altro ai loro occhi, se non come una persona qualsiasi, una persona comune. Difatti dicevano in tono dispregiativo: Non è questi il falegname, il Figlio di Maria? Come per dire: è solo un semplice operaio come tutti noi, e niente di più. Miei cari fratelli e sorelle, Gesù, come abbiamo potuto notare, non è stato compreso dai suoi concittadini, forse perché era troppo conosciuto nella sua parentela, e nel suo mestiere per essere accolto dai suoi. Abbiamo udito dal Vangelo che Egli si meravigliava della loro incredulità. Quindi, le parole dell’Evangelista Marco, oggi vengono a scuotere i nostri cuori, le nostre coscienze, il nostro modo di agire. Il Signore Gesù, rimprovera i suoi ascoltatori per la loro incredulità. Questo, se ci riflettiamo un po’, è un rischio che possiamo correre tutti. Magari andiamo a Messa, facciamo pure un cammino di preghiera, ma ancora forse il nostro cuore è dubbioso. Ricordiamoci che, il problema è sempre il nostro cuore. Quando il nostro cuore è chiuso, lo Spirito Santo di Dio non può agire, e la fede non può nascere mai e poi mai. “ Il sindaco di Placanica, Antonio Condemi, presente all’incontro, si è detto orgoglioso di ospitare una cosi importante realtà spirituale, all’interno del proprio territorio. Al termine, il coordinatore generale del santuario, il dottore Giuseppe Cavallo, ha reso noto che sabato 4 agosto, presso il santo luogo di Santa Domenica di Placanica, vi saranno le celebrazioni in onore di Sant’Emidio, vescovo e martire, protettore contro i terremoti, la cui devozione di Fratel Cosimo, sta contagiando migliaia di persone, precedute dal triduo, che partirà mercoledì primo luglio.

 

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