Peppe Piromalli: “Il teatro diventi una buona abitudine”

Dom, 11/03/2018 - 18:40

Il teatro è stato un suo sogno ricorrente sin da bambino. Ma prima Peppe Piromalli ha dovuto cercare lavoro, come tutti gli altri. Poi, quando ha capito che il lavoro non gli avrebbe mai dato le stesse soddisfazioni, ha finalmente tirato fuori il sogno dal cassetto e ha fondato l’Officina dell’Arte. Insieme ai suoi “folli menestrelli”, senza alcun aiuto istituzionale, da cinque anni organizza cartelloni artistici di livello portando al Teatro Cilea, la massima culla dell’arte reggina, artisti del panorama nazionale, come Massimo Lopez, Pino Insegno, Max Giusti, Nathalie Caldonazzo, Nicola Canonico e tanti altri. Sola con le proprie forze e con la forza del pubblico, la sua Officina ha dato una lezione a chi continua a sottovalutare l’arte: ha inondato il teatro di gente.
La sua carriera ha inizio nello storico Teatro Loreto di Reggio Calabria con il gruppo artistico Blu Sky Cabaret di Mimmo Raffa. Cosa ha imparato in quegli anni?
Tanto, anzi direi tutto. Tutto è iniziato da lì... tanti sogni, tanti progetti, tanto studio. Da allora sono cambiati (in meglio) solo i teatri ma per il resto tutto è rimasto identico, passione amore, impegno e professionalità.
Nel 2014 fonda l’Officina dell’Arte. Con quali progetti?
Progetti e sogni tantissimi che ogni giorno condivido con tutti i miei amici che insieme a me fanno sì che l’Officina dell’Arte esista, cresca e diventi sempre di più un punto di riferimento artistico e culturale con tante ambizioni ma allo stesso tempo con l’immensa umiltà di conoscere il lavoro duro e la gavetta.
Con l’Officina dell’Arte per la prima volta calca il palco del Teatro “Cilea”. Cosa significa per un attore calabrese?
Potrebbe essere un punto d’arrivo ma, per me, non è così.
Sicuramente è il coronamento di un percorso, l’esaltazione di chi sente e ama questo “mestiere”, il fascino di un luogo meraviglioso e importante.
Ma rimane, per me, uno slancio, una forza in più per continuare, una cascata di emozioni continue che aumentano l’amore sviscerato verso questa “buona abitudine”: il teatro.
Ieri è andata in scena al teatro Cilea “Una bugia tira l’altra” con Nathalie Caldonazzo e Nicola Canonico, altra pièce di successo del cartellone dell’Officina. Di lei, Nicola Canonino ha detto che, nella sua follia, ha fatto un miracolo: è riuscito ad avere il teatro pieno, di questi tempi una rarità. Il suo segreto?
Il nostro cartellone, ormai da cinque anni, è un mix di comicità diverse. Spazia dalle compagnie teatrali al “one men show”, dalla commedia brillante al varietà con un unico filo conduttore e un importante obiettivo: far ridere la gente e inserire nel nostro cartellone due o più produzioni nostre, cioè, due commedie scritte, dirette e realizzate interamente dall’Officina dell’Arte, così da poter crescere tra i “grandi”.
Ieri abbiamo ospitato una compagnia teatrale con Gianni Ferreri, Nathalie Caldonazzo, Nicola Canonico, Annalisa Favetti e Cecilia Taddei, che ha portato in scena la commedia degli equivoci, delle bugie, degli inganni. Argomenti trattati in modo esilarante divertente e coinvolgente. Sicuramente una piecè per chi vuole divertirsi e lasciare per un paio d’ore i “problemi” fuori la porta del teatro.
Un teatro da cui è passato quando le sue tasche non potevano ancora permettersi il Cilea è stato il Siracusa, oggi rimpiazzato da un negozio in franchising. Che effetto le fa?
Iniziare dal Teatro Siracusa non è stato solo un problema di “tasche”. Abbiamo rispettato le tabelle di crescita artistica. Noi siamo da sempre abituati così, un passo alla volta, con umiltà e obiettività sulle nostre potenzialità artistiche, prima, ed economiche, poi.
Il teatro Cilea “te lo devi meritare”, “sudare”, “guadagnare” artisticamente e, naturalmente anche economicamente.
Credo di essere stato, senza paura di essere smentito, uno dei primi a lanciare l’ “allarme Siracusa” nel 2015 con una mia raccolta firme, con una conferenza stampa per informare la città di quello che di lì a poco sarebbe accaduto. Ho addirittura interpellato la proprietà per farmi un’offerta di locazione così da poterlo gestire in prima persona, ma l’offerta risultò a dir poco esosa. Quindi, a malincuore, abbandonai.
Adesso, come sempre, si indignano tutti ma di concreto anche stavolta non si è fatto nulla se non le solite “chiacchiere”.
Lei mi chiede che effetto fa... le rispondo che, se posso, non ci passo neanche davanti! Se si lascia morire la cultura, credo che non si prospetti un buon futuro per tutti noi.
Se la gente non va a teatro è perché il teatro è in crisi o perché è in crisi la gente?
La gente va nuovamente abituata al teatro. Va invogliata.
Sicuramente la crisi accomuna sia il teatro che la gente, e soprattutto i giovani, ma non si tratta solo di una crisi economica, si tratta di una crisi di valori, di sentimenti, di emozioni, di crisi culturale ad ampio spettro. Bisogna riabituarsi alle “buone abitudini” e il teatro è sicuramente una di queste.
Dal palco del Loreto al Cilea. Prossimo obiettivo?
Il nostro slogan è #senzasosta... quindi… tenteremo ogni anno di alzare l’asticella per coinvolgere e far “innamorare” più gente possibile, avvicinare più giovani a questo mondo, sia da fruitori, che da “interpreti”, far crescere la voglia di teatro.
E ultimo, ma non ultimo, essere pronti professionalmente e artisticamente per palcoscenici più impegnativi e più importanti senza mai dimenticare da dove siamo partiti.

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
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