Perché Sanremo è Sanremo, ma noi no

Dom, 11/02/2018 - 12:40
L'editoriale

Siamo terribilmente scontati. Abbiamo visto Sanremo per poter fare la telecronaca sui social. Succede ogni anno ma quest'anno con particolare vigore. Sarà perché non potremo "esibirci" con i nostri commenti durante i mondiali. Sarà perché il nostro protagonismo ci sta un po' sfuggendo di mano. Sarà perché un "mi piace" ci fa andare a letto soddisfatti... forse l'Ego si rilassa se fa incetta di vacui riconoscimenti. Sarà perché abbiamo una vita sentimentale che lascia a desiderare o un lavoro che ci riserva solo frustrazioni.
Sarà perché siamo un po' tutti alla frutta.
Che poi alcuni commenti sono anche carini.
Ne riporto qualcuno preso a caso scorrendo la home del mio profilo facebook: "Non se ne può più. Girano voci che all'una la conduzione passerà a Mentana per la maratona"; "Con questo Sanremo del 1985 mi sento davvero a casa", "Ma sta classifica? Manco la dichiarazione ISEE per quant'è complicata!","La canzone più bella fino ad ora è quella della pubblicità Crai", "Bravissimo Sting, ho tutti i suoi occhiali". "Che rottura di baglioni!". Ironia che piace, che quantomeno strappa un sorriso. Ma si può star lì, ossessivo-compulsivi, a commentare ogni singolo cambio di scena, di abito, di gaffe. "Ron facci sognare", "Scollatura troppo azzardata per la Hunziker", "Favino, questa te la potevi risparmiare". E poi i tifosi: "Devono vincere Moro e Meta", "Moro e Meta avete già vinto", "Moro e Meta, Sanremo siete voi".
Non ho visto Sanremo se non attraverso facebook. Sono andata ad ascoltarmi la canzone di Moro e Meta, "Non mi avete fatto niente". Non mi ha provocato niente. Una tematica complessa come il terrorismo diventata un tema da terza elementare.
Leggete queste strofe, invece: "Dei nostri sogni e dei progetti cos'è stato? Siamo solo due nomi di un altro attentato. Ormai la paura ogni giorno ci divora, siamo sul patibolo aspettando il boia. Non dovremmo perdere la speranza proprio ora ma sento che il mondo ci ingoia. Non hai perso la vita per un ideale, non c'è nessun Dio in tutto questo ma soltanto male. Non ho mai mostrato il dolore che ho provato, la mia mente resta incatenata nel passato. Forse sono state fragili le mie preghiere, neanche oggi sai torneremo a casa insieme. Abbiamo bisogno della luce di un faro, ora che il terrore uccide e non la polvere da sparo. Anche se la notte si fa sempre più scura, si sciolgono le tenebre, non abbiamo paura". È degli Shark&Groove. Hanno presentato un brano sul terrorismo anche loro per poter accedere alle selezioni di Sanremo Giovani. Non hanno passato nemmeno il turno dei 60. Oggi Shark&Groove, che sanno perdere, si complimentano con Moro e Meta per il loro capolavoro.
Mentre due giovani ragazzi di Siderno perdono Sanremo a testa alta, ci insegnano come si vince nella vita. Ancora una volta.

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
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