Perché Tsipras non è il profeta del meridionalismo

Lun, 13/07/2015 - 10:56

Molti meridionalisti o sedicenti tali si stanno attaccando alla gonnella di Tsipras, illudendosi che la Grecia ci porti fuori dall’Europa, restituendo dignità al Mezzogiorno. Tsipras viene osannato come la bandiera dell’anti-europeismo e il gonfalone sotto cui riunirsi.
Partendo dall’assunto che se qualche profeta del meridionalismo c’è stato, oggi è bello che morto, sembra doveroso sottolineare l’ovvio, e cioè che a Tsipras della Locride (leggi ex Magna-Grecia), non frega una beneamatissima.
Ciò che Tsipras farà, sarà solo a beneficio della Grecia, o perlomeno della sua Grecia.
Ma verrà schiacciato come un piccolo insetto dalla morsa d’acciaio di Germania, Inghilterra e Olanda. Non ha forza sufficiente a mantenere un’economia isolata, né gli verrà consentito di costruire alleanze.
La Grecia non è un’isola come Cuba, e non può prescindere dal territorio in cui è collocata.
Un tale di nome Zitara l’aveva detto: se si vuole far andare avanti il commercio mediterraneo, bisogna allearsi con gli arabi e con gli stati Nord-africani. Lo stesso vale per Tsipras: se vorrà far andare avanti la dracma, dovrà commerciare con il Medioriente e “bizantinizzarsi” più di quanto non sia mai stato.
Se i greci terranno botta in questi dieci o vent’anni, buon per loro, di certo non ci tireranno fuori dall’Eurozona: il Mezzogiorno non riuscirà mai a farlo, perché aspetta sempre che ci sia un capo-pecorone a guidare il gregge.
L’Europa unita, per chi ancora avesse visioni illusorie di un futuro alla Star Trek, è una strategia economica pianificata molto tempo fa dagli Stati Uniti per ottenere un forte blocco contro lo strapotere economico cinese e un controllo strategico del territorio russo. Chiariamoci: non “in caso la Russia voglia muovere guerra”, ma “quando gli Usa decideranno di fare la guerra nella Russo-zona”.
L’Europa metterà in atto ogni sorta di sordida manovra, più o meno evidente, per ridurre la Grecia in povertà economica e in disordine interno, fino a farla implodere per poterla controllare. Esattamente come è successo nell’ex-Jugoslavia e per la cosiddetta “primavera araba”.
Perché, signori, qui si dimentica la geografia, e il fatto che da Roma a Mosca ci sono solo due ore di differenza, che la Russia vuole la Grecia quanto l’acqua nel deserto, e che gli Usa non vogliono che la prenda. Ma la Grecia dovrà pagare caro l’aiuto della Russia, e ricordiamoci che “noi” siamo comunque nella fazione opposta.
È “Risiko”, solo che si gioca con le nostre vite.
La Russia non coprirà la Grecia, non ancora, non prima di aver preso accordi precisi. In ogni caso lo vedremo presto. E se la coprirà per noi sarà la guerra. Se non lo farà, sarà la fame.
Comunque vada, sarà un successo.

Autore: 
Lidia Zitara
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