Pero Tropeano

Lun, 22/10/2018 - 18:40
Frutti dimenticati

Si resta sbalorditi dell’abbondanza di varietà di peri che si riscontrano nel territorio della Locride e specie in quella parte che va da Bianco a Brancaleone.
Infatti a sud di tale area, nel territorio di Palizzi e in quello di Bova, si ritrovano delle varietà comuni, che indicano che nel passato i due territori, quello di Bova e quello di Palizzi, erano più intimamente connessi di quanto non lo siano adesso e lo dimostrano gli elementi che sono comuni nel mondo del germoplasma.
Infatti fino agli anni cinquanta la collaborazione nelle aree confinarie era assidua nel mondo agricolo per cui i contadini si prestavano mutua assistenza, si scambiavano i semi, reciprocamente gli animali da lavoro, dagli asini ai muli per il trasporto dei prodotti, alle mucche per l’aratura dei campi.
Addirittura provvedevano a riparare assieme i selciati delle loro contrade o a costruirne di nuovi qualora mancassero.
L’esempio più emblematico era costituito dalla costruzione dei condotti che trasportavano per chilometri l’acqua che doveva servire per alimentare i mulini, che anche venivano riparati assieme, qualora fossero comunali e per uso irriguo, per cui esistevano delle regole ben precise da rispettare.
I condotti erano scavati ai fianchi delle fiumare, in pianura oppure scavati nella roccia, qualora l’acqua dei torrenti fluiva incassata tra pareti rocciose.
Naturalmente anche in altri ambiti, la collaborazione era stretta, specie nel mondo femminile, dove si assisteva all’aiuto reciproco nel campo della tessitura, dalla cardatura della lana, alla preparazione dei fili per l’orditura, ma anche nel mondo agricolo e in quello specifico della coltivazione del grano dove interveniva la donna nella sarchiatura del grano, quando bisognava ripulirlo dalle erbacce in gennaio febbraio.
A questo punto le donne di una comunità si prestavano aiuto reciproco con la pratica del “prostafè” ossia scambiandosi reciprocamente e gratuitamente l’impegno lavorativo, cominciando in un campo di una determinata famiglia, del gruppo di donne, poi passando ad un altro e così di seguito fino alla fine del lavoro, utilizzando per tutte le stesse ore lavorative.
Ritornando al discorso delle varietà di peri, Palizzi aveva dei tipi che differivano da quelli della sua frazione, Pietrapennata e questo è giustificabile dal fatto che la frazione era stata fondata nel IX secolo d.C., da profughi di Malta che si erano rifugiati in Calabria, in seguito dell’invasione dell’isola da parte degli arabi; essi avevano portato con sé le essenze agricole del loro territorio, compresi alcuni tipi di peri e anche delle viti.
Brancaleone evidenziava delle caratteristiche particolari in riferimento alle viti, ma anche ai peri, in quanto esisteva una varietà di pero unico nel territorio, costituita dalla Colacassara, che produceva dei frutti dalla pezzatura grossa, dalla polpa bianca e liquescente a maturazione; essa sopravviveva in un unico esemplare nella proprietà della famiglia Leocane; di essa possiedo un’unica e sparuta pianta, l’unica scommessa contro l’estinzione.
Si distingue ancora Brancaleone in quanto possiede in contrada Fischìa, praticamente un parco di ulivi “ Tondi” monumentali, dall’età ciascuno di molte centinaia di anni.
Di recente ho appurato che tali ulivi si identificano con la Zinzifarica da quando l’anno scorso, Samanta Zelasco, del Crea di Cosenza, ha commissionato a Enrico Ligato alcune punte apicali di una tonda di Palizzi, mentre a me aveva commissionato la ricerca in provincia di Reggio della Zinzifarica, una varietà di ulivo a grave rischio di estinzione. Dalle analisi eseguite sul campione di Palizzi, è venuta fuori la presenza in quel territorio della Zinzifarica .
Ad essa è seguita l’analisi sul campione portata da me ed è risultata un’altra Zinzifarica, che vive in pericolo da circa ottocento anni in contrada Fischìa di Brancaleone.
Nell’area tra Staiti e Bianco, decine sono le varietà eccellenti di peri, che variano rispetto alla zona a cui si è fatto prima degli accenni e tra queste risultano primeggiare per qualità la varietà "Maluni" (Melone) e “L’Angelica”, presente a Ferruzzano.
Invece tra Motta S.Giovanni e tutta la Locride si ricorda la presenza costante di una varietà, le cui pere venivano raccolte alla fine di ottobre e conservate per tutto l’inverno come le Pere Lisciandruni; esse non andavano a male fino a quando, nei primi anni venti del 900, non arrivò dall’Africa la mosca della frutta e fu un disastro per tutti i tipi di frutta appunto.
Nel Territorio di Ferruzzano, fra le altre varietà a rischio di estinzione, sopravvive in soli tre esemplari, la varietà Tropeano, misteriosa nel nome, forse perché proviene da Tropea; un esemplare lo custodisce Santino Panzera, un secondo Domenico Callipari e un terzo lo scrivente.
Le tre piante sono giovani e sono state create con gli innesti di una pianta antica che non c’è più.
I frutti maturano tra la fine di luglio e la metà di agosto e sono di pezzatura medio-piccola, dalla forma regolare, tondeggiante e dal picciolo lungo e carnoso.
La parte opposta al picciolo al tempo della maturazione assume un colore roseo, mentre quella più vicina ad esso diventa gialla.
Il frutto non è attaccato dalla mosca della frutta, se non sporadicamente, nonostante maturi in piena estate.
Il gusto è gradevole, con una punta lievissima di acidulo che lo rende più interessante, mentre la polpa è bianca e succosa al punto giusto.

Autore: 
Orlando Sculli
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