Pierpaolo Bombardieri: Il segretario aggiunto della UIL è Made in Locride

Dom, 03/02/2019 - 11:20
Al vertice di due dei tre sindacati nazionali 2 uomini made in Locride, li abbiamo voluti ascoltare a tutto campo. #news #Riviera #Locride

Vengo da una casa in cui, dopo il partito, la cosa più sacra era il sindacato. Mio padre è stato per molti anni dirigente della Cgil, e nella nostra biblioteca il sindacato occupa uno spazio notevole. Per questo motivo in questi giorni sono molto soddisfatto per l’elezione di Pierpaolo Bombardieri a nuovo segretario generale aggiunto della UIL nazionale. Questo dopo che Luigi Sbarra nel 2018 viene eletto segretario generale aggiunto della Cisl nazionale. Cioè i dirigenti di due dei tre sindacati nazionali sono della Locride, il primo di Marina di Gioiosa, mentre il secondo di Pazzano. Li conosco bene per motivi diversi. Gigi frequentava casa nostra ed era molto amico di mio padre, mentre Pierpaolo è figlio di Oscar, grande sindaco di Marina di Gioiosa e grande amico socialista. Orgogliosi, dobbiamo essere orgogliosi di questi due ragazzi che si sono fatti strada in delle grandi organizzazioni come sono i sindacati. Per essere più chiari, i due  oggi ricoprono importanti ruoli di responsabilità nazionale  e sono attori e protagonisti dell’attuale dibattito politico, economico e sociale del paese; per questo non riesco a resistere alla tentazione di porre le stesse domande a entrambi, per avere una visione diversa della stessa Locride, del lavoro e del futuro di questa terra.
Cari amici, scrivo spesso di Locride, di sviluppo e di speranza, la scorsa settimana ho rivolto un appello disperato a Papa Francesco. In merito a questo mio appello, cosa pensate, cosa pensate si possa fare e, infine, dal vostro punto di vista privilegiato cosa potete fare?
Intanto condivido i temi dell’appello: cultura, lavoro e sviluppo sono i temi sui quali bisognerà impegnare il nostro futuro. Le istituzioni calabresi e nazionali devono cambiare impostazione. In Calabria ci sono tantissime persone per bene che meritano attenzione e rispetto e devono poter partecipare alla vita democratica delle nostre comunità. Le istituzioni,  tutte, devono favorire la rinascita e la partecipazione democratica nella nostra terra e non mortificarla. È necessario aiutare tutte le forme associative e tutti gli strumenti in grado di favorire la crescita politica e sociale del nostro territorio. Io cercherò nel mio piccolo di sostenere questo percorso all’interno delle nostre strutture in tutte le occasioni utili  a far sentire queste ragioni, e in tutti i confronti che avremo a livello istituzionale.
Scrivo anche che la questione meridionale è stata trasformata in questione criminale, per cui siamo tutti mafiosi. Quanto vi è costato nel corso della vostra carriera provenire da questo posto di ‘ndrangheta?
Gramsci nel 1916 sosteneva come “il Mezzogiorno non avesse  bisogno di leggi speciali e di trattamenti speciali. Aveva bisogno di una politica generale, che fosse ispirata al rispetto dei bisogni generali del paese, e non di particolari tendenze politiche o regionali”. Dopo 100 anni quel pensiero è ancora attuale. La questione meridionale è un tema di politica nazionale. Tocca in primo luogo a noi calabresi, ma tocca a tutte le forze politiche e sociali sane di questa regione costringere la politica e le istituzioni affinché tornino apertamente e coscientemente a occuparsene. Personalmente non ho avuto la sensazione che in giro per l’Italia l’essere calabrese possa essere accomunato automaticamente con l’essere mafioso, io in particolare non ho pagato prezzi su questo tema.
Ho visto Gigi domenica e nel concordare questa intervista mi ha chiesto di scrivere per trasmettere più ottimismo  e speranza ai calabresi, cosa ci potete raccontare di positivo della vostra terra?
Terra splendida con un popolo meraviglioso, grande voglia di fare e di provocare una rinascita sociale e culturale. Enormi potenzialità nell’utilizzo del territorio, delle sue ricchezze culturali e naturali. Nelle condizioni date non è facile operare e nonostante tutto riscontro la voglia di non arrendersi, di essere sicuri che il domani sarà migliore del presente, che quella rabbia positiva e quella frustrazione che si vivono possano diventare energia positiva per cambiare le cose.
Da molte analisi, il lavoro risulta il problema maggiore di questa terra, più della ‘ndrangheta. Quali possono essere le ricette da chi conosce bene questo mondo?
Investimenti pubblici e privati in infrastrutture materiali e immateriali, sviluppo dell’enorme potenziale dei nostri mari e della nostre montagne,  far diventare la Locride una zona franca urbana con relativo abbattimento della tassazione locale per chi investe in attività e servizi, utilizzo dei beni e dei terreni demaniali per favorire attività turistiche e ricreative e infrastrutture sociali.
A fine anno, se tutto va bene i calabresi torneranno alle urne per eleggere il prossimo consiglio regionale. Come vedete lo scenario e quali sono i problemi che voi porreste maggiormente in un eventuale programma?
Lo scenario appare complicato e complesso, chiederei ai candidati di identificare un’idea di Calabria e un modello di sviluppo conseguente. Quale Calabria immaginiamo nei prossimi anni? Il punto di partenza non può che essere lo sviluppo sostenibile e il lavoro, il lavoro dignitoso e stabile. Quali politiche sanitarie per la nostra terra, dove si registra il maggior numero di cittadini che “migrano per curarsi” negando il diritto alla salute sancito dall’art. 32 della costituzione. Programmare e investire in infrastrutture e collegamenti che riescano ad avvicinare questo territorio al resto di Europa, migliorare i servizi pubblici, valorizzare il nostro patrimonio ambientale. Ai candidati chiederei subito di impegnarsi per ostacolare la proposta di autonomia differenziata che rischia di minare profondamente l’unità del paese, più di quanto lo sia attualmente, su servizi, sviluppo e scuola.
Visto il vostro ruolo, vi rendete conto che potreste essere tutti e due dei papabili candidati? Vi ha contattato qualcuno?
Per la verità non ho mai pensato di poter essere considerato un candidato alle prossime elezioni, nessuno mi ha cercato e sono convinto che il sindacato abbia ancora tante cose da fare per migliorare le condizioni dei lavoratori, dei giovani disoccupati e dei pensionati, il mio impegno è totale ed esclusivo su questo versante.
Il Sud, che oggi rappresenta il freno dello sviluppo dell’Italia, come può rinascere?
La questione meridionale deve diventare una questione nazionale, se il mezzogiorno non riparte, non riparte il Paese. Negli ultimi sedici anni due milioni di persone hanno lasciato il mezzogiorno, metà di questi giovani fra i 15 e i 34 anni, il 20 per cento laureato. Bisogna creare le condizioni perché tutto questo finisca, lo si può fare creando occasioni di lavoro, di sviluppo, di crescita perché se non facciamo comprendere che il tema del sud non riguarda solo chi è nato e vive qui ma riguarda tutti non ne usciamo.
Si sente parlare di una visione futura in cui ci potrebbe essere una svolta
unitaria dei tre sindacati, cosa c’è di vero?

Cgil, Cisl, Uil hanno storie, sensibilità e culture diverse. Sono un patrimonio per la democrazia del nostro Paese. Siamo impegnati a lavorare ancora di più e meglio per tutelare lavoratori, pensionati e giovani. Oggi come non mai in Europa e in moltissimi paesi si sceglie di ridurre salari e diritti invece di scegliere lo sviluppo e le politiche keynesiane per investimenti e crescita. Avvieremo un percorso che rafforzi il nostro modo di essere unitari, superando divisioni e impostazioni che oggi non hanno motivo di esistere. Ci tengono uniti valori come umanità, solidarietà e difesa dei più deboli. La persona al centro del nostro agire quotidiano, non dietro una tastiera ma nei posti di lavoro, nei quartieri, nelle periferie e dove c’è qualcuno che soffre.

Autore: 
Rosario Vladimir Condarcuri
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