Pomodori e morte

Dom, 26/07/2015 - 14:20

Il 21 luglio in Puglia il termometro segna 41 gradi.
La terra brucia come una piastra di ghisa ardente.
Le piante di pomodoro avvertono l’ondata di calore e si accartocciano come foglie di tabacco.
Non ci sono alberi nei campi di Sant’Isidoro di Avetrana.
I pomodori sono maturi, qualche ora in più sotto il sole significherebbe ferire la tenera pellicola che avvolge la polpa.
Mohamed invece doveva avere la pelle dura, almeno così sembrava.
Era partito dal Sudan per raggiungere l’Italia.
Ha oltrepassato il deserto libico dormendo per terra e nascondendosi per salvarsi dai predoni.
Poi ha attraversato il Mediterraneo su una delle tante carrette del mare.
Probabilmente aveva bambini piccoli, una moglie, una anziana madre che aspettava di vedere il suo ritorno prima di morire.
In Italia, giorni e giorni sotto il sole a raccogliere pomodori. Senza riposo.
La scatola cranica diventa una pentola a pressione e, a un certo punto, il cervello si fonde come fosse di cera.
Il 21 luglio Mohamed guarda i raggi del sole che come lame cadono perpendicolare sulla sua testa.
Avverte il primo malessere ma continua a raccogliere pomodori. I “caporali” non hanno pietà!
Per darsi forza avrà pensato il sorriso dei suoi bimbi, le braccia della moglie, il viso dell’anziana madre.
Avrà pensato al suo villaggio, alla sua Terra bella e lontana.
Avrà udito la musica africana.
Però, deve continuare a lavorare.
Ricordate “Rosso Malpelo” scolpito dalla penna del Verga.
Era un ragazzo siciliano che lavorava in miniera dall’alba al tramonto senza mai vedere la luce del sole.
“Rosso” si identificava con gli asini che lavoravano in miniera senza riposo. A un certo punto diventavano ciechi ma continuavano a lavorare fintanto che non stramazzavano a terra morti.
Due giorni fa anche Mohamed è stramazzato a terra morente.
L’ambulanza è arrivata dopo due ore. In fondo era un negro e per giunta clandestino.
Qualche nota di agenzia, e poi un assordante silenzio.
Così, come avveniva per gli asini della miniera, il lavoro non si è fermato.
L’ultimo colore che avrà visto sarà stato quello dei pomodori rossi come il suo sangue.
Stasera Salvini, come tutti i cittadini esemplari che hanno manifestato contro gli immigrati che sono impegnati nei nostri campi a lavorare, siederà serenamente a tavola.
La loro coscienza è assolutamente tranquilla, non sono clandestini, né immigrati e men che meno neri. Loro, grazie al Cielo, sono uomini osservanti delle leggi e timorati di Dio.
Con questo caldo a cena mangeranno una caprese, mozzarella e pomodori che potrebbero essere quelli raccolti da Mohamed.
Poi un buon bicchiere di vino rosso.
“Rosso” esattamente come il sangue di Mohamed, clandestino, morto mentre raccoglieva pomodori… tra i campi assolati di Avetrana.

Autore: 
Ilario Ammendolia
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