Ponte Allaro: l’incompiuta che minaccia i pendolari della Locride

Dom, 04/08/2019 - 13:00

Avete visto che meraviglia il nuovo ponto sul fiume Allaro? Rispondo io per voi: no. E non perché il caldo di questi giorni vi stia giocando brutti scherzi o la vostra capacità di concentrazione sia drasticamente calata nelle ultime settimane. Non l’avete visto perché, semplicemente, il ponte che avrebbe dovuto essere inaugurato lo scorso 29 luglio non è mai stato realizzato. L’inaugurazione in pompa magna del guado provvisorio avvenuta lo scorso marzo, a dirla tutta, era stato il campanello di allarme che le istituzioni non fossero così convinte di voler dedicare altro tempo e risorse alla costruzione di un ponte che il guado aveva reso inutile. E, anche se non sopportiamo di avere ragione, soprattutto in situazioni di palese danneggiamento del nostro territorio come la presente, già il 28 marzo scorso paventavamo la possibilità che quel “provvisorio” stesse a indicare lo stato di precarietà in cui ogni declinazione dello Stato vuole lasciare il nostro territorio piuttosto che la natura della costruzione di cui ANAS e l’allora prefetto Di Bari andavano tanto fieri. Il gaudium magnum con il quale sindaci e assessori dei comuni limitrofi avevano effettuato proscinesi dinanzi al goliardico taglio del nastro di quella uggiosa mattina, conteneva in sé il bacillo di una malattia che la Locride non riesce a debellare. Il non finito calabrese ha trovato un modo nuovo per tracciare una ferite sul volto della Locride, lasciando due monconi di strada a stuprare il paesaggio che separa Caulonia da Monasterace e un giro dell’oca per gli automobilisti che si devono recare dal primo a secondo centro. Ma il problema, si badi bene, non è tanto il prolungamento del percorso di qualche centinaio di metri, compromesso che autorizza i soliti ciucci ad affermare che, almeno, qualcosa è stato realizzato; il problema, dicevamo, è piuttosto che, ancora una volta, è stato fatto un lavoro parziale effettuando una promessa che tutto si è rivelato essere fuorché la parola d’onore che ci era stata venduta e che, nuovamente assoggettato, il popolo della Locride si accontenterà della soluzione di ripiego perché è stato abituato a essere preso per il culo peggio di quanto non sia stato fatto oggi. Possiamo anche sopportare che, da qui alla fine dell’estate, onde evitare che la stagione turistica del nostro comprensorio ne risenta, si continui a considerare il guado come un’ottima soluzione per spostarsi dal punto A al punto B. Ma se in autunno, con l’arrivo delle prime piogge, il permeante silenzio attorno al ponte definitivo dovesse persistere ci sarebbe da fare una vera e propria rivoluzione, perché, parliamoci chiaro, con la piena della fiumara e la caduta di rifiuti e detriti a valle, attraversare quella strada percorsa ogni giorno da pendolari e studenti, diventerà PERICOLOSO. E doversi fare il segno della croce prima di mettersi in macchina per scongiurare tragedie che lo Stato cavalcherebbe per lagnarsi con la Comunità Europea, alle soglie del 2020, è totalmente inaccettabile.

Autore: 
Jacopo Giuca
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