Ponte sull'Allaro, metafora di una Calabria dimenticata!

Dom, 29/01/2017 - 11:41

La notte del 23 gennaio, l’Allaro appare torbido, gonfio, rabbioso, indispettito... gli automobilisti di passaggio hanno avvertito un boato, poi la circolazione viene chiusa.
Resterà bloccata per qualche ora, sino al momento in cui il dott. Tansi, responsabile della protezione civile, dopo le opportune verifiche, non consentirà la ripresa della circolazione tanto sul ponte San Giorgio quanto sull’Allaro anche se a senso unico alternato.
Eppure per qualche ora il traffico sulla 106 è stata interrotta senza possibilità reali di trovare un passaggio alternativo dal momento che, a monte, la strada di “Liserà” e il bivio “Tirassegni” sembravano impraticabili e il ponte di San Giorgio inagibile.
La Jonica è stata spezzata in due. Per raggiungere Catanzaro (o Monasterace) si sarebbe dovuto utilizzare l’autostrada. In caso di infarto e, con l’impossibilità dell’elicottero di alzarsi in volo, la situazione sarebbe stata tragica.
Questa probabilità non è scongiurata data l’estrema precarietà del ponte sull’Allaro, anzi può avverarsi in qualsiasi momento soprattutto se il tempo non ci darà una tregua duratura.
Non è un problema di Caulonia ma di tutta la Jonica.
L’Allaro diventa simbolo di una Locride marginale, metafora di una Calabria dimenticata!
Non ci sono opere sicure in assoluto e un ponte può crollare in caso di calamità. Non è questo in discussione! Ne apprezzo molto chi prende spunto da una qualsiasi sciagura per sfogare le proprie pulsioni distruttive e le personali frustrazioni oppure chi tende a fare facile propaganda a spese della serietà. Ma è in queste occasioni che una vera “Classe Dirigente” dimostra la propria consistenza e le proprie capacità.
Allora diciamolo francamente: abbiamo - in generale - una classe dirigente piuttosto mediocre e una burocrazia francamente esasperante!
Nessuno ha la bacchetta magica e sappiamo bene che tocca all’Anas realizzare l’opera.
Sappiamo altrettanto bene che le buste della gara di appalto sono state aperte il 25 gennaio. Ci son voluti quasi cinquecento giorni per arrivare all’apertura delle buste; è lecito pensare che ce ne vorranno molti di più per realizzare il ponte.
Troppo tempo per realizzare un'opera di modeste dimensioni.
Dopo cinquecento giorni di sostanziale lentezza burocratica, una classe dirigente dovrebbe dare delle spiegazioni. Invece le responsabilità sono state rimbalzate tra Ponzio e Pilato e c’è il rischio dell’eterna crocifissione del nostro popolo.
Sia chiaro non è solo un ponte in discussione! È soprattutto l’idea stessa dello Stato! È il concetto stesso di sovranità popolare!
Il ponte sull’Allaro prima o poi si farà ma la fiducia nelle Istituzioni è molto più difficile da ricostruire. La fiducia in questa classe dirigente è a pezzi perché vive masticando il “nulla” anzi, come dicevano i nostri contadini, “impastando ricotte di fumo”.
Se un’opera a Tokio si realizza in un mese, a Berlino in tre, a Milano in sei, in Calabria non può impiegare anni. Ne va della nostra dignità; è in discussione il concetto stesso di uguaglianza tra tutti i cittadini della Repubblica Italiana.
Noi che spesso veniamo accusati di “sovversivismo” abbiamo in realtà un’Idea alta dello Stato e non vogliamo che diventi uno stupido e ingombrante Moloch tirannico e vessatorio.
Non vogliamo insegnare a nessuno il proprio mestiere anche perché la Politica non è roba per mestieranti bensì passione immensa, intelligenza collettiva, impegno, capacità di produrre fatti concreti e di cambiare, in meglio, la realtà!
Scusate se, a questo punto, faccio un inusuale ma necessario riferimento a una mia esperienza personale.
Ero giovanissimo segretario della “Camera del Lavoro” durante l’alluvione del gennaio 1973. L’alba, dopo una tragica nottata, l’ho vista in montagna e un mese dopo una folla sterminata di donne e di uomini- partiti da tutti i paesi della Locride sfilava per le vie di Roma. Anche allora la classe dirigente di governo dimostrò la propria parziale insensibilità ma la battaglia civile e democratica fu combattuta (e che battaglia!) e, almeno parzialmente, vinta.
In quei momenti tragici una minoranza determinata, lucida e combattiva si comportava da classe dirigente pur non occupando posti di responsabilità istituzionali.
Qualche anno più tardi ero un giovane sindaco quando un incendio devastante ha causato la fuga precipitosa di decine di famiglie dalle proprie abitazioni. Dopo solo pochi mesi consegnavamo agli aventi diritto un contributo per l’acquisto o il recupero delle prime case e appaltavamo la costruzione degli alloggi comunali destinate alle famiglie vittime dell’incendio.
I fondi non venivano dal nulla! E la celerità è stata il frutto della vicinanza alla gente. È poco? Potrei citare altre esperienze, anche molto più recenti, e tutte dello stesso segno.
Ovviamente non rivendico alcun merito personale, e non per modestia, ma perché non ho realmente alcun merito da attribuirmi! Fu una classe dirigente espressione di un movimento di popolo a render possibile e, sostanzialmente vincenti, alcune battaglie.
Oggi non esiste un “movimento” e non può esistere una vera classe dirigente nè di “maggioranza”, nè di “minoranza”.
A volte i fiumi diventano simboli. Cento anni fa lo fu il “Piave” e, più tardi, il famoso ponte sul fiume Kwai .
Il ponte sull’Allaro è poca cosa ma dovremmo trasformarlo in simbolo di un popolo che si rialza in piedi dimostrando la voglia di “Resistere” e “Rinascere”.
Se ci fosse una classe dirigente- sia pure allo stato larvale - dovrebbe dimostrarlo ora, altrimenti è bene che “taccia” per sempre!

Autore: 
Ilario Ammendolia
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