Processo Recupero: la sentenza dei giudici prevista per lunedì

Sab, 05/07/2014 - 11:26
Le posizioni sotto i riflettori sono quelle di Alessandro Figliomeni, ex sindaco di Siderno, e "Franco" Rumbo, definito il dominus di affari e logiche criminose anche in Canada

I giudici del collegio penale del Tribunale di Locri sono chiusi da venerdì sera in camera di consiglio per decidere le sorti dei 56 imputati del processo “Recupero Bene comune”. In pratica si tratta di giudicare una parte della politica di Siderno, con in testa l’ex sindaco Alessandro Figliomeni, accusato di far parte di un’associazione per delinquere di stampo mafioso, addirittura con una dote di ‘ndrangheta qual è la “santa”, che lo vedrebbe eventualmente al vertice della “locale” e che rischia 16 anni di reclusione. La difesa dell’ex primo cittadino, (avvocati Mazzone e Nobile), hanno ribattuto punto su punto le tesi della Procura distrettuale, rappresentata dal pm De Bernardo, sostenendo che non vi sono prove di una partecipazione di Figliomeni ad alcuna forma di criminalità organizzata.

L’ex sindaco si è difeso con dignità sostenendo di essere stato “la longa manus dei cittadini di Siderno e non di altro”, e di aver amministrato per nove anni “seguendo i principi di equità e giustizia sociale” contro ogni forma di prevaricazione o tentativi di intromissione di soggetti esterni portatori di interessi contrari alla città.

Nel processo si è esaminata anche la posizione di Riccardo Rumbo, detto Franco, definito il dominus di affari e logiche criminose anche in Canada. Gli investigatori lo hanno definito quale rappresentante del nuovo modello di presunto boss, che guarda agli affari e non ad altro. In altri posti si rischiava di etichettarlo come un manager di una holding internazionale, ma nel processo Rumbo è sembrato essere dipinto come un manager della ‘ndrangheta e per questo rischia la condanna più pesante a 24 anni di carcere. Per sua fortuna gli avvocati Gerace, Calderazzo e Lurasco, in tre udienza, due in particolare durate in totale 12 ore, hanno cercato di smontare punto su punto il quadro probatorio contro il Franco.

Dall’elenco dei 56 imputati, di cui due sono nel frattempo deceduti, emergono altri nomi e storie che ricadono su un processo incardinato su molte ipotesi e pochi riscontri. Un processo che si fonda molto sulle intercettazioni ambientali a tale Muià, e sulle interpretazioni ai suoi dialoghi con altre persone. Interpretazione non sempre univoca, che desta dubbi e mancanza di certezze per poter giungere ad una sentenza di condanna.

Autore: 
lr
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