Quando è difficile cambiare il mondo

Lun, 30/11/2015 - 19:37
Nota all'incontro con Bruno Centrone

Grazie all'impegno dell'Assessorato alla cultura e alla dedizione del suo rappresentante, Ercole Macrì, c'è stata l'occasione di discutere con numerosi nuovi interlocutori su un tema che Bruno Centrone, esperto di filosofia antica, affrontava per la prima volta. "Non in veste di filosofo" per sua stessa ammissione, oppure "in veste di filosofo, nella misura in cui tutti siamo filosofi, ovvero siamo capaci di pensare criticamente noi stessi e il mondo che ci circonda”.
L’argomento in effetti è lontanissimo dalla sfera concettuale del mondo antico, dove non credo si potesse mai porre il problema della decrescita e tuttavia, quello di decrescita, per quanto attualissimo, è un concetto complesso, piegato su molteplici interpretazioni e forse limitato dalla scelta di un nome infelice. Come ha spiegato Centrone, la decrescita non è la recessione, ma è un modo con cui pensare un nuovo modello economico. Economico prima di tutto, e non tanto, o non solo, antropologico o etico. Il fulcro dell'argomentazione del nostro filosofo (checchè ne dica lui, Bruno Centrone è a tutti gli effetti un filosofo!) ha infatti al fondo un problema concettuale e umano enorme, ovvero la consapevolezza che "avere ragione" non basta, non basta argomentare sul valore etico e razionale di uno stile di vita improntato sulla sobrietà dei consumi, non basta richiamare il senso di responsabilità verso le generazioni future, non basta la persuasione, tanto che il mondo, dal macro al microsistema, continua a funzionare economicamente (e quindi socialmente e politicamente) secondo un modello basato sulla crescita esponenziale del profitto.
La decrescita sarebbe invece una forma economica i cui effetti possono vedersi solo sul lungo periodo, una forma tutta da pensare nella sua attuazione concreta e che, a dispetto del nome, comporterebbe per coloro che hanno sempre avuto "la fetta più piccola di torta" un aumento delle possibilità di sviluppo: è chiaro a tutti quanto la questione sia complicata.
In fondo, da autentico filosofo, Centrone si è posto, e ci ha posto - attraverso un'excursus economico e critico - il problema chiave del nostro tempo: come pensare in questo mondo fatto così. Dove per pensare si intende un modo di comprensione e, soprattutto, una forma di azione che ci permetta di cambiare noi stessi e la realtà in cui viviamo. Le risposte in tal senso sono sempre più sfuggenti. Si tratta comunque di riformulare il problema su altre basi, di capire come è possibile pensare (cioè agire) diversamente da un punto di vista socio-economico oltre che etico o morale, quindi riuscire prima di tutto a concepire una complessità che include moltissimi fattori, la maggior parte indipendenti da quelle che sono le nostre possibilità individuali. Che poi la parola capace di incarnare questo cambiamento sia "decrescita" o sia un'altra non lo sappiamo ancora.
L'intenso dibattito che ha seguito l'intervento di Centrone ha manifestato che sulle tante argomentazioni si getta sempre inesorabilemente l'ombra del filosofo tanto innominato, quanto lucido circa i temi che intrecciano il problema della decrescita e in generale dell'economia contemporanea, colui che scrive, nell'undicesima tesi su Feuerbach, un pensiero che non smette di scriversi ancora oggi: "I filosofi hanno finora solo interpretato diversamente il mondo, si tratta ora di trasformarlo".

Autore: 
Alessandra Mallamo

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