Reddito di vicinanza

Lun, 11/02/2019 - 17:20

Pensavamo di non rivedere scene già viste. Ricordate la legge 285? Ci era stata presentata come la panacea di tutti i mali della disoccupazione giovanile e recitava
1) incentivare l’impiego straordinario di giovani in attività agricole, artigiane, commerciali, industriali e di servizio, svolte da imprese individuali o associate, cooperative e loro consorzi ed enti pubblici economici;
2) finanziare programmi regionali di lavoro produttivo per opere e servizi socialmente utili con particolare riferimento al settore agricolo e programmi di servizi e opere predisposti dalle amministrazioni centrali;
3) incoraggiare l’accesso dei giovani alla coltivazione della terra;
4) realizzare piani di formazione professionale finalizzati alle prospettive generali di sviluppo, per il 1977 e per i successivi tre anni è stanziata la complessiva somma di lire 1.060 miliardi.
Forse qualcuno non ricorderà ma questa legge ha permesso di infornare migliaia di giovani nella pubblica amministrazione creando enormi problemi dal punto di vista gestionale ma anche per i diritti di chi non era riuscito a infilarsi. Per anni la pubblica amministrazione è rimasta ingabbiata a smaltire personale che spesso non aveva le competenze e qualche volta neanche la voglia per svolgere determinati compiti. Molti sono quelli che hanno raggiunto livelli dirigenziali surclassando chi aveva fatto gavetta e concorsi. Trovateci un solo lavoratore che è diventato agricoltore, artigiano, commerciante per via della citata legge 285. Non vogliamo riaprire piaghe ormai quasi rimarginate. Ma non è inutile ricordare che proprio in quegli anni abbiamo l’assunzione di circa 750 lavoratori presso la Liquichimica di Saline che ebbero la sfortuna di stare circa 30 anni in cassa integrazione.
Altro che reddito di cittadinanza, piuttosto di periferia! Ma ecco arrivare un altro provvedimento: secondo il decreto legislativo 468/1997 i progetti di lavori di pubblica utilità debbono rientrare nei settori della cura della persona, dell'ambiente, del territorio e della natura, dello sviluppo rurale, montano e dell'acquacoltura; nei settori del recupero e della riqualificazione degli spazi urbani e dei beni culturali. Fin qui l’enunciato; poi sappiamo in cosa si è trasformato: un calvario per gli addetti e per gli enti che ancora non si è concluso. Nessuno li vorrebbe stabilizzare perché non in grado di farsene carico ma tutti li vogliono perché sono rimasti solo loro a offrire servizi alla cittadinanza.
Cittadinanza: la magica parola per connotare un aiutino ai consumi nella speranza che quello affermato da alcuni economisti funzioni, cioè aiuti la ripresa. Sicuramente aiuterà a innestare la prima marcia ma se non si passa a quelle successive il motore rischia di fondere.
Vediamo cosa vuol dire cittadinanza. Condizione di appartenenza di un individuo a uno Stato, con i diritti e i doveri che tale relazione comporta (enciclopedia Treccani). Il concetto non è assolutamente legato ad altro se non alla nascita, condizione istituita dal diritto romano.
Oggi facciamo un passo indietro di diversi secoli e leghiamo il concetto al reddito come nella polis greca, dove si era cittadini in quanto nati da genitori entrambi liberi e cittadini, e si esercitavano i diritti civili, di norma, appena raggiunti i 20 anni, ma a determinate condizioni (proprietà fondiaria, raggiungimento di un determinato censo minimo). Ecco che siamo cittadini solo se abbiamo i mezzi per consumare e si raccomanda di spendere tutto altrimenti si perde il reddito e di conseguenza la cittadinanza. Meditate gente, meditate! Ricordatevi di stare accanto a chi vi ha dato la cittadinanza, pardon il reddito… di vicinanza.

Autore: 
Arturo Rocca
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