Riace e la festa dei Santi Medici Cosma e Damiano

Sab, 29/09/2012 - 11:36
Riace e la festa dei Santi Medici Cosma e Damiano

Ogni anno dalla tarda sera del 24 settembre, durante tutta la notte, la mattinata e la giornata seguente, lungo le vie del litorale ionico, nord e a sud di Riace, e per le strade secondarie dell'agro dell'alta Locride, un esercito disordinato muove salmodiando in pellegrinaggio. Sono i devoti dei Santi Medici, Cosma e Damiano, che si portano al santuario presso Riace, per sciogliere un voto o anche per sola venerazione. Alcuni pellegrini, a piedi, tante volte anche scalzi, penitenti in cammino, praticano il digiuno. Una configurazione di pellegrinaggio che riproduce una opaca rimanenza di una usanza arcaica, un'eredità radiosa della feconda epoca bizantina. La memoria vuole che i due Eroi della fede siano stai fratelli, tutti e due medici e che prestassero l'opera loro gratuitamente. È appunto il loro altruismo che spiega, in parte almeno, l'immensa ed unanime devozione che un popolo, che conserva ancora tanto delle forme pagane, assegna loro con tanto entusiasmo. Dottori, taumaturghi, guaritori senza compenso: queste sono le singolari doti che hanno fatto di Cosimo e Damiano, gli ufficiali santi operatori di miracoli e di dispensatori di grazie. A Riace, il giorno della festa la folla è stata, come di consueto, incommensurabile; gli Eletti durante la giornata e soprattutto durante la processione del 26 mattina sono stati immersi nei doni dei pellegrini. Al  termine della veglia, i devoti Zingari, Rom e Sinti sono partiti come da tradizione dal Santuario a sud del paese, suonando e danzando,  per raggiungere la Matrice da dove le statue dei santi sono partire per la effervescente processione.  I due cortei si sono unificati sotto i simulacri di Cosma e Damiano. È stato questo uno dei momenti più lancinanti della solennità: la folla urla, acclama e tutti insieme i fedeli di ogni parte della Calabria hanno “scortato” i loro protettori al Santuario, danzando al suono  degli organetti e tamburelli. Durante la processione, presieduta dal canonico e presidente della festa don Pino Strangio, unitamente al rettore del santuario don Giovanni Coniglio ed al canonico del capitolo della cattedrale don Antonio Finocchiaro, i Martiti hanno ricevuto di continuo offerte e voti, i bambini sono stati protesi a toccare le statue per essere allegoricamente affidati alla loro potente protezione. Gli Zingari, coperti da mille colori, con i loro costumi sfavillanti, hanno aperto il corteo  ballando, e gridando invocazioni. Il culmine della festa è stato sancito dall'arrivo al piazzale del Santuario dove il vescovo Mons. Giuseppe Fiorini Morosini ha celebrato l'Eucarestia. Il 27 settembre, in conclusione, ha avuto inizio una nuova veglia, che stavolta si è svolta al santuario nel quale i devoti hanno trascorso la notte in preghiera interrotta da musica, canti e danze dei numerosi pellegrini accorsi per rendere omaggio ai due Fratelli d'Oriente. Questa atmosfera di vitalità, gioia e spiritualità si è protratta fino al pomeriggio quando i preziosi simulacri sono stati riportati in processione nuovamente alla Matrice per rimanere là in attesa della prossima festa del prossimo anno. Tutto, a Riace, si è fatto in grande stile, tutto è stato predisposto con meticolosità e con fede, perché i Santi devono essere onorati, e, poiché siamo in Calabria è utile rammentare una delle tante massime di Pitagora, filosofo calabrese del V secolo a.C. “in qualunque centro o città tu vai, rispetta le sue tradizioni”. Così a Riace, in ossequio ai motti di questo “gigante greco” si continua ad osservare la tradizione religiosa tra fede e folclore, tra preghiera e spettacolo, tra cultura e culto. La festa dei Santi Anàrgiri, ha dato il via alla macellazione dei primi maiali e alla preparazione delle prime salsicce. Lungo la strada, attorno alle piazze, macellerie e salumerie improvvisate e banchi di vendita con quattro pali, quattro tavole e un qualche telone per fare il tetto. Le carni rosse e rosee trasudavano al sole le ultime gocce di umore che la morte ha conservato. E la gente ha mangiato, bevuto e qualche volta qualcuno si è addormentato su quelle tavole costruite alla buona per l'occasione.  I vescovi, nella storia, non sono stati insensibili ed indifferenti di fronte a certe usanze ancora pagane, soprattutto in occasione delle feste dei santi, ma il popolo ha sempre resistito ostinatamente. La festa nel Santuario di Riace (Reggio Calabria) si fa risalire al 1669, tuttavia Cosimo e Damiano furono nominati Santi Patroni di Riace solo nel 1734.

Autore: 
Elia Fiorenza
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