Rischio isolamento: Caulonia Superiore e un progetto “monco”

Sab, 23/11/2013 - 11:04

E' una strada pedemontana mai realizzata il progetto “monco” che sempre più sta isolando Caulonia superiore, col rischio che quest'antichissimo borgo - Kauloni quando il territorio era Magna Grecia e la città era di quelle che contavano - resti isolato e si avvii a quello spopolamento che minaccia gran parte dei paesi e cittadine dell'entroterra della Locride. Questa magnifica parte misconosciuta della Calabria, che potrebbe risorgere se solo fosse assimilato che il binomio perfetto non è “mare e monti” ma “mare e borghi”. Non, quindi, caseggiati sperduti e degni di un eremitaggio ma residenze affacciate su uno dei mari più belli del mondo, a due passi dalla costa, lontani dall'inquinamento. Insomma, a una giusta distanza da poter dispensare un'esistenza rilassante e allo steso tempo priva della sensazione d'isolamento.
Di questa potenzialità si accorgono assai più i forestieri che soprattutto in estate visitano la zona, che la maggioranza dei calabresi. Su “la Riviera” ne abbiamo parlato un paio di edizioni fa a proposito di Ferruzzano, il “paese fantasma” che vuole resuscitare. Perché è giusto mostrare che si sta sprecando una possibilità di sviluppo, di rinascita che da qualche parte ha già avuto successo. Come a Condoianni e Pentedattilo. Come a Riace, ripopolata grazie all'ospitalità concessa agli emigranti africani, dove oggi la raccolta differenziata si attua utilizzando gli asinelli. Luoghi che sembravano destinati a morte certa e che invece è possibile rimodernare, partendo dal progresso.
L'ascesa a Caulonia superiore è uno scorrimento - che con la motocicletta è assai piacevole - attraverso aranceti e uliveti. Alle spalle, sempre più in grandangolo, un panorama mozzafiato sullo Jonio. Qua e là, a sciupare il diletto, lo scheletro di qualche costruzione mai terminata - un classico calabrese - e le malinconiche spoglie di vetusti, affascinanti casali la cui vitalità nessuno pensa di riaccendere. Circondati da rovi e discariche abusive, se ne stanno lì, come ospedalizzati abbandonati in corsia, in attesa di un medico compassionevole.
Continui per qualche tornante e in poco tempo t'introduci fra gli angiporti di una cittadina eterogenea. Fiancheggi una residenza signorile, poi un caseggiato disfatto e orfano. L'edificio comunale, che se recuperato tornerebbe a rivelare la sua sontuosità. E così via, tra palazzi e chiese, fin su in alto, tra le rovine del castello e del monastero di Valverde, quando la Caulonia medioevale fu Castelvetere. Costruzioni che rovinarono al suolo col terremoto del 1783. Circa centocinquanta morti sotto le pietre, oggi vestigio di un'epoca in cui la città si vantava - e a ragione - della propria produttività.
«Quella pedemontana - dice Ilario Ammendolia, ex sindaco di Caulonia e nostro direttore editoriale - avrebbe di certo favorito il recupero delle campagne. Un obiettivo mancato per una legge che non consente di espropriare e senza indennizzo case abbandonate e terre incolte o mal coltivate. Una norma che tentai di inserire. È auspicabile che l'attuale primo cittadino Giovanni Riccio, intervenga. Perché lo sviluppo non può essere scisso da un progetto - aggiunge Ammendolia - Quello che avevo messo in campo puntava su tre direttive: la pedemontana che non s'è realizzata per mancanza di interlocutori seri, leggi Provincia e Regione; il “progetto accoglienza” che resta monco senza l'approvazione di una legge che preveda l'esproprio delle terre incolte e delle abitazioni disabitate; l'unità del paese intorno a un progetto di sviluppo che parta dalla memoria storica. Il busto a Tommaso Campanella e la statua al contadino sintetizzavano questo pensiero». L'ex primo cittadino punta verso un sogno che ha la priorità su tutti gli altri: neppure Caulonia merita di trasformarsi in uno spettro.

Autore: 
Stefano Marzetti
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