Roccella e Caulonia: Arsenico e radiazioni

Sab, 21/04/2012 - 11:54
Si tenta di offuscare la vicenda, di sminuire il pericolo. Per "non creare allarmismi" dicono. Ma la situazione nella Locride è davvero molto grave ormai

Non c'era nulla in Calabria, e il noto cantastorie, Otello Profazio, su questo costruì la sua fortuna. Parlava di sole, di mare, di montagne e fiumi, mentre il Nord rideva. Ora i tempi sono cambiati, è l'era del progresso e della tecnologia, e ne teniamo il passo! La nostra aria è densa di radiazioni, soprattutto in prossimità delle antenne di telefonia mobile, ma ufficialmente queste sono sotto i limiti consentiti dalla legge. Cosa ci spaventa allora? Proprio l'avverbio “ufficialmente”, dinnanzi a cui, volenti o nolenti, ci zittiamo. L'acqua è all'arsenico a Roccella e a Caulonia, una quantità superiore a quella prevista dall'Unione europea, ma solo in questo 2012. Così il sindaco Certomà ne vieta ai roccellesi l'uso alimentare in attesa di nuove analisi Asp. E la Sorical cosa fa? Rassicura col dire: “Si tratterebbe di un problema episodico che non dura da molto tempo”. L'ordinanza diffusa rassicura altrettanto (o almeno ci prova): “L'eccedenza risulta inferiore a quella consentita dalla legge fino al 2010”. Cosa ci spaventa allora? Proprio le rassicurazioni. Anche il sindaco Ammendolia precisa ai cauloniesi: “Inutile diffondere allarmismi, le quantità di arsenico sono perfettamente compatibili con la percentuale in vigore fino al 2010”. Ancora? Ma siamo nel 2012 sindaci, e due anni fa fummo letteralmente “bacchettati” dall'Unione europea, che ci invitò invece a rispettare le nuove tabelle. Le storie dei cittadini, del resto, corrono sui treni, e noi le ascoltiamo furtivi mentre, con fare distratto, guardiamo fuori dal finestrino. Storie di amici persi, di malattie, di strani casi di mortalità concentrate in zone sospette. Un allarme che va più veloce della stampa, più veloce delle indagini, più veloce delle rassicurazioni. Uscite dagli uffici dunque, andate sulle strade, parlate con la gente, ve ne accorgerete. Per non creare allarmismi morirono persone su una nave e due passi dalla riva poco tempo fa, e non sarebbe dovuto accadere. Per non creare allarmismi all'Aquila fu taciuta un'attività sismica costante, e precedente il disastro, e morirono numerosi bambini. Lo stesso avvenne a Belluno con la frana del torrente Vajont, lì le vittime furono quasi due mila. Lo stesso accadde a Soverato, nel camping «Le Giare», e la speciale commissione d' inchiesta, insediata al Vicinale, richiamò il prefetto di Catanzaro perché “trasmise con due giorni di ritardo l'allarme pioggia”. La gente morì sotto il fango e avrebbe preferito, crediamo, essere stata “allarmata”. La storia lo insegna, non noi. Noi siamo giornalisti, e sappiamo che la gente muore nella Locride. Ma che strano gusto ha il destino, e che mirabile cognizione dello spazio e del tempo nel selezionare le sue vittime. Se solo diversificasse, da un caso all'altro, i motivi di morte, sarebbe un piano perfetto. Siamo spaventati, siamo amareggiati, e siamo consapevoli che ormai, da nord a sud, gli stornelli su sole, acqua e mare, non fanno ridere nessuno.

Autore: 
Contessa Lara
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