Rosario Rocca: “Je m’accuse!”

Dom, 08/07/2018 - 12:40
Il presidente del Comitato dei Sindaci della Locride, a quindici mesi dalla sua elezione, fa una sincera autocritica e non esita a indicare alcuni traditori del territorio: Delrio, Renzi e Minniti.

Marzo 2017- luglio 2018, quindici mesi alla guida del comitato dei sindaci. Un bilancio?
Quando sono stato eletto eravamo in una fase diversa rispetto a quella odierna. Si intravedevano quelle che sarebbero state le risultanze dell’azione del governo dell’epoca. Oggi, invece, dobbiamo constatare i risultati deludenti della nostra azione, in particolare su due questioni, sanità e infrastrutture, che abbiamo cercato di affrontare privilegiando la via istituzionale e attraverso interlocuzioni autorevoli.
Interlocuzioni che non hanno dato buon frutto…
Per quanto riguarda la sanità, abbiamo cercato di sostenere una battaglia per l’ospedale di Locri ma anche per la sanità calabrese. Trentacinque sindaci sono andati a Roma per difendere il sacrosanto diritto alla salute. Prima del marzo 2017, migliaia di cittadini della Locride sono scesi in piazza per difendere questo diritto. In una logica di raccordo istituzionale, il sindaco di Ardore oggi presiede l’organismo più importante, ovvero il Comitato di rappresentanza dei sindaci dell’Asp di Reggio Calabria. Abbiamo fatto tutti i passaggi istituzionali possibili e immaginabili, ma ad oggi la situazione non è cambiata. Purtroppo la nostra azione è stata poco incisiva, impallata in un’assurda contesa tra governo nazionale e Regione Calabria. Sappiamo che la sanità calabrese da anni è commissariata. I risultati che ha prodotto questa gestione commissariale sono sotto gli occhi di tutti: il debito aumenta  e i livelli minimi di assistenza non vengono garantiti ai nostri cittadini.
Adesso dovrete interfacciarvi con i nuovi attori istituzionali: è cambiato il governo, c’è un nuovo Ministro della Salute…
Lo faremo, certo, al fianco del Comitato di rappresentanza, perché non possiamo giocarci queste partite in ordine sparso; mostreremo più insistenza ed eleveremo il livello di denuncia. È un dovere morale prima che istituzionale. Oggi la sanità calabrese deve fare i conti con un organico sottodimensionato (la normativa che regolamenta le dotazioni organiche degli ospedali spoke è assolutamente disattesa). È vero che c’è un regime commissariale ma è vero anche che l’azione di Brancati è stata insufficiente: non è riuscito ad assumere neanche il personale autorizzato, per via di mille pastoie burocratiche. Altro neo della nostra sanità, per usare un termine del sindaco Salvatore Fuda, è la sciatteria del personale, non medico certamente - i casi di malasanità rientrano negli standard di altri territori. Mi riferisco al personale paramedico ausiliario che è assolutamente insufficiente; è, poi, contradditorio il rapporto che c’è tra personale amministrativo e dotazione organica che lavora concretamente sul campo. Deve essere rivisto, inoltre, il ruolo dei sindacati. Non è possibile che alcuni sindacati, anziché fare lotte di civiltà per il diritto alla salute, difendano l’indifendibile. Chi oggi ci critica, in passato ha fatto il bello e il cattivo tempo nei comitati di rappresentanza dell’Asl. La situazione attuale deriva da un quarantennio dominato dalla partitocrazia locale e dalla ‘ndrangheta che hanno lottizzato il settore della sanità nella Locride.
Come giudica la posizione di Renzi nell’affrontare la questione sanità in Calabria?
Nel settore della sanità Renzi non è riuscito a fare nemmeno il leader politico: ha fatto il bambino dispettoso che per non assecondare il governatore Oliverio, che non era in perfetta linea con lui, ha lasciato Scura in Calabria come “chiodo”. Ero presente quando Oliverio, rivolgendosi a Renzi ha detto: “Via Scura o mi incateno”.
Che risposte, invece, sono state date dal precedente governo in materia di infrastrutture?
Il termine che mi viene qui su due piedi è “tradimento”. L’ ex ministro Delrio, prima del marzo 2017, aveva promesso ad alcuni sindaci riuniti in delegazione che avrebbe disposto subito il completamento del tratto della variante della 106 da Locri ad Ardore e puntualmente il suo ministero e Anas hanno disatteso quell’aspettativa. Tanto è vero che le diverse interlocuzioni che hanno seguito quell’incontro (nel 2015), non hanno portato alcun risultato. Con Delrio ci siamo rivisti a Catanzaro, quando è venuto a presentare il progetto della nuova ferrovia ionica, e anche in quell’occasione è stato ribadito che le risorse c’erano e si poteva completare il tratto, a due corsie, fino addirittura a Bovalino; ad oggi però non abbiamo visto nulla. Nell’accordo quadro di Anas il tratto non c’è. Durante un incontro a Catanzaro, Anas ci ha chiesto di individuare un tracciato che non sia obsoleto rispetto al precedente, un pretesto per prendere ulteriore tempo.
Bovalino-Bagnara, si fa o no?
In questa fase c’è una novità storica: per la prima volta i sindaci del versante centro-meridionale della Locride e del versante tirrenico hanno deciso di avviare un’iniziativa congiunta. Avremmo dovuto fare una manifestazione a fine giugno, si è preferito posticiparla per organizzarla meglio. Ad oggi dobbiamo dire che serve un’azione più incisiva da parte del l’ente competente che è la Città Metropolitana di Reggio Calabria: stiamo cercando di dialogare con Falcomatà che aveva votato a favore dell’inserimento della Bovalino-Bagnara tra le infrastrutture strategiche contemplate dallo statuto. La Città Metropolitana non decolla perché non è altro che la sommatoria di territori isolati. La Bovalino-Bagnara non risolverebbe solo i problemi delle due vallate del Careri e del Bonamico: potrebbe finalmente costruire e collegare concretamente la Città Metropolitana. Senza la Bovalino-Bagnara la Locride beneficerà poco o nulla dei vantaggi derivanti dalla Zes di Gioia Tauro, e l’aeroporto dello Stretto non vedrà i cittadini di questo territorio come potenziali utenti. Falcomatà dovrebbe cambiare approccio rispetto a questa problematica: la Bovalino Bagnara non è solo l’infrastruttura strategica della Città Metropolitana ma è fondamentale per la vita stessa dell’Ente, che attualmente esiste solo sulla carta.
Ponte Allaro, da tre anni simbolo di inefficienza e incompetenza…
Caterina Belcastro, sindaco di Caulonia, sostenuta dall’associazione dei sindaci, ha avviato tutte le interlocuzioni istituzionali possibili. Siamo stati a Roma con l’allora sottosegretario alle Infrastrutture Del Basso De Caro, abbiamo partecipato a riunioni a Catanzaro con Anas Calabria e abbiamo anche organizzato un’iniziativa simbolica sotto il Ponte Allaro. Ad oggi Anas ribadisce che la situazione è sotto controllo, c’è un monitoraggio h24 e noi ci auguriamo che vada tutto per il meglio, perché qualora dovesse verificarsi un cedimento o la necessità di chiudere il ponte, per Caulonia non esisterebbe un piano B. A settembre verrà riavviato il cantiere. Ad Anas abbiamo contestato innanzitutto il modo in cui in questi anni ha agito e comunicato con le istituzioni del territorio. Se avesse interloquito di più con il comune di Caulonia ma anche con l’Associazione dei Comuni, probabilmente avremmo potuto ragionare in maniera più sinergica e incisiva. Il problema non è l’anno e mezzo preventivato per la conclusione dei lavori ma i tre anni precedenti, caratterizzati da un ribalzo di responsabilità, da errori di valutazione. Chi risponderà di questi 3 anni in cui un intero comprensorio è stato fortemente penalizzato da questa situazione?
La legge sullo scioglimento dei consigli comunali ha gettato un’ombra su intere comunità. La Locride ha provato ad alzare la testa, così come la Calabria intera, ma non ha trovato ascolto…
Avremmo voluto che a caratterizzare positivamente la nuova stagione dell’associazione che presiedo ci fosse il protagonismo dei sindaci. Peccato che l’interlocutore che ritenevo potesse dare una grande mano a questa terra, che è la sua terra, abbia deciso di non ascoltare i sindaci. Parlo del ministro Minniti. Al di là delle politiche legate al suo ministero, non si è voltato verso i sindaci, i primi avamposti dello Stato sul territorio, non so se per diffidenza o per qualcos’altro. Il suo atteggiamento non l’ho capito e continuo a non comprenderlo. Sui Pon sicurezza, progetti in cantiere da anni con la Prefettura di Reggio Calabria, la situazione si è sbloccata solo dopo un mio intervento con i livelli burocratici del Ministero degli Interni ma senza il minimo conforto del ministro titolare. Minniti si è dimenticato di appartenere a questa terra, si è dimenticato dei suoi compagni, vecchi e nuovi, che alla fine, in qualche modo, hanno contribuito al suo successo politico. Se parlando di Delrio dico che c’è stato un tradimento, per Minniti non riesco a trovare un termine per definire il suo comportamento.
E ora che non ci sono ministri e sottosegretari calabresi e che abbiamo come ministro degli Interni Salvini?
Il fatto che la Calabria sia in qualche modo stata tagliata fuori mi preoccupa perché non abbiamo rappresentanze istituzionali. Mi preoccupa di meno se penso ai risultati che hanno prodotto i rappresentanti dei governi precedenti. Pertanto credo che, forse, non cambierà nulla. Da presidente dei sindaci ho scritto al premier Conte invitandolo nella nostra meravigliosa terra e chiedendogli di avviare un’interlocuzione con la Presidenza del Consiglio per sottoporre questioni ataviche. Ci aspettiamo che questo governo, anche in virtù del forte consenso registrato al sud, guardi a quello che dovrebbe essere il suo principale alleato con maggiore attenzione o comunque con un’attenzione diversa rispetto al passato. Ci confronteremo con questa nuova compagine governativa senza pregiudizi, svestendoci delle nostre casacche. A Salvini dico: la Locride ti aspetta a braccia aperte ma Riace rimane una puta di eccellenza della Calabria. Ai 5 Stelle, invece: venite in Calabria e ascoltate i sindaci calabresi ma, sulla Bovalino-Bagnara, l’atteggiamento assunto rispetto alla Tav non aiuta il territorio che è fortemente indietro.
Dove va l’associazione dei sindaci 2018-2019? Quali sono gli obiettivi?
Prima di parlare di obiettivi serve un cambio di passo. Io mi aspetto qualche consiglio in più e qualche lezione in meno dalla politica che mi ha preceduto. Con il presidente Candia abbiamo già concordato la convocazione di un’assemblea per rilanciare una conferenza programmatica sulle questioni più incisive. Per ogni ambito meritevole di un’attenzione particolare - penso alla sanità, alle infrastrutture, al turismo culturale, vero volano di questo territorio - saranno previste delle deleghe, in particolare ai sindaci più giovani, perché da solo il presidente dei sindaci non può nulla ed è destinato al fallimento come tutti i tuttologi di questo mondo.
Quanto agli obiettivi, ribadisco la necessità di portare una sede universitaria nella Locride, perché non possiamo creare alcuna prospettiva di turismo culturale o turismo in senso lato se i nostri giovani non studiano qui la valorizzazione dei beni culturali e l’economia del turismo. Oggi gli atenei sono più restii rispetto al passato a dislocare sedi universitarie. Ma la Locride è la culla della Magna Grecia, quindi se le università pubbliche non dimostreranno disponibilità, vuol dire che si valuterà qualche interlocuzione con università private per garantire una sede sul territorio.

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
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