Salveremo l’uomo che muore di fame dandogli una sola arachide?

Dom, 06/01/2019 - 11:00

Il 2019 si è aperto con una buona notizia per i piccoli comuni calabresi. Giovedì mattina, infatti, il deputato del Movimento 5 Stelle Alessandro Melicchio ha annunciato che, all’interno della Manovra di bilancio, prontamente ribattezzata per l’occasione “Manovra del Popolo”, si è stabilito di elargire 20 milioni ai centri della nostra regione al di sotto dei 20mila abitanti per mettere in sicurezza strade, scuole, edifici pubblici e per la manutenzione del patrimonio comunale. Di questi 20 milioni, 5,2 saranno destinati ai comuni reggini, che si vedranno recapitare, a seconda del numero di residenti, 40, 50, 70 o 100mila Euro a partire dal prossimo 10 gennaio. Il governo del cambiamento vincola l’utilizzo di questo finanziamento a pioggia a poche condizioni, tra cui l’impiego del denaro entro il 15 maggio pena la revoca degli stanziamenti e l’elargizione delle risorse per il 50% all’avvio dei lavori e per la restante metà a collaudo delle infrastrutture avvenuto.
Diversi sindaci, nelle ore immediatamente successive alla divulgazione della notizia, hanno accolto le parole di Melicchio con urla di giubilo, leggendo nelle dichiarazioni del governo la possibilità di portare a termine piccole incompiute che affliggono la quasi totalità dei nostri piccoli centri.
“Finalmente - avrà pensato più di un amministratore locale - potrò far partire quel servizio scolastico che da tanti anni mi chiedono, riasfaltare quella maledetta strada secondaria, pulire e ripristinare la funzionalità della fontana della villa comunale o restaurare quel palazzetto storico”.
Ma è davvero tutto oro quello che luccica?
In effetti no.
Innanzitutto perché, benché questo genere di operazioni possano dare respiro a quella parte di primi cittadini troppo a lungo dimenticati dal governo, la vaghezza della destinazione dei fondi potrebbe comportare più di un grattacapo per molti di loro, a cominciare da quelli che hanno accolto la notizia con un plauso. Inoltre, considerati i tempi della burocrazia statale in generale e calabrese in particolare, il rischio di non riuscire a rispettare i termini così stringenti imposti dal governo è più che mai concreto.
Affidare, presentare e realizzare un progetto serio non è cosa da poco nemmeno nell’era della fattura elettronica. L’inanellarsi di consigli comunali, verbalizzazione di proposte, nulla osta da parte dei segretari, accettazione delle condizioni da parte delle ditte appaltanti e controlli da parte dei palazzi di giustizia richiede troppo spesso lassi di tempo che vanno ben oltre i cinque mesi e cinque giorni concessi dallo Stato, a meno che i comuni non sappiano già oggi cosa fare e, soprattutto, a chi affidare i lavori de quo.
E qui interviene un ulteriore problema, al quale la nostra terra è purtroppo estremamente sensibile: quella dell’infiltrazione mafiosa. La mossa del governo del cambiamento non tiene assolutamente conto della legge anticorruzione e dei tempi necessari a svolgere i giusti controlli da parte della magistratura. Se anche un primo cittadino di un piccolo comune, poi, effettuasse l’affidamento diretto di una data opera pubblica alla ditta di un conoscente con il solo intento di stringere sui tempi e non perdere il finanziamento, rischierebbe di vedersi arrivare in municipio una commissione d’accesso senza nemmeno capire esattamente quale sia la ragione, e un destino simile sarebbe certamente riservato al conoscente la cui ditta ha portato a termine i lavori, indipendentemente dal cognome che gli grava sulle spalle.
Onde evitare questo rischio, la soluzione sarebbe dunque quella di cercare di realizzare progetti che non richiedono ampia programmazione: interventi talmente piccoli da risultare quasi inutili nell’economia complessiva del contesto urbano (la sistemazione di un’aiuola, la cancellazione di una barriera architettonica da un edificio pubblico, il pagamento delle bollette arretrate del riscaldamento scolastico…) e in grado di evidenziare quanto sia effimero il finanziamento approntato dal Ministero. Per fare nostra la frase utilizzata da un sindaco del nostro comprensorio, sono convinti di sfamarci con un arachide. Speriamo almeno che sia una di quelle di Superpippo…
A centrare un altro non trascurabile problema per gli amministratori fortunati che si ritrovano questi fondi tra le mani, comunque, è stato il sindaco di Polistena Michele Tripodi. Dimentichiamo gli scenari apocalittici fin qui elencati e fingiamo che l’illuminazione dei nostri sindaci garantisca loro di sfruttare al meglio il finanziamento, com’è nelle ottime intenzioni del governo. Come affermato in una nota stampa da Tripodi resta il non trascurabile problema di inserire i fondi appena arrivati nel bilancio di previsione del 2019. Ma tale bilancio non doveva essere presentato nell’autunno dello scorso anno, tanto che la maggior parte dei nostri amministratori si sono scapicollati per sfruttare la deroga al 31 dicembre?
Ultime notizie affermano che sarebbe stata concessa un’ulteriore deroga fino al 28 febbraio. Benissimo, ma chi ha già presentato il bilancio come farà a inserirvi la spesa derivante dal finanziamento o anche solo a limare ulteriormente i già risicati tempi di appalto di un progetto per poterli inserire nello stesso entro la fine del prossimo mese?
Difficoltà che aumentano esponenzialmente nel caso dei comuni commissariati.
Insomma, quella del governo ci sembra una mossa che presenta tanta buona volontà quanto un singolare distacco dalla realtà, esattamente come se ci si mettesse in testa di salvare una persona che annega svuotando il mare con un bicchiere… entro un’ora.
Il finanziamento è tutt’altro che sgradito, sia chiaro, ma sembra figlio della costante campagna elettorale in cui ci troviamo dall’ormai remoto 4 marzo 2018. Piuttosto che dare un contentino visibile ai sindaci (presto elevati a capro espiatorio del mancato sfruttamento dei fondi entro i ragionevoli termini concessi dallo Stato), non sarebbe stato meglio destinare questi stessi 20 milioni agli enti intermedi, imponendo loro di utilizzarli per opere della medesima natura, ma su più ampia scala?
Da quando la Città Metropolitana ha preso il posto della Provincia di Reggio Calabria, ad esempio, le strade di sua competenza sono in uno stato raccapricciante.
E a Junchi vi sapranno sicuramente dire quanto quei 5 milioni sarebbero stati una manna dal cielo per la nostra viabilità…

Autore: 
Jacopo Giuca
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