Salvini a Platì e la scoperta dell’acqua calda

Dom, 19/05/2019 - 18:20

Di due cose siamo certi dopo la visita del Ministro dell’Interno a Platì. La prima è che Salvini va matto per i lamponi: incurante, mentre gli altri relatori intervenivano, ne ha mandato giù uno dietro l’altro, come se non toccasse cibo da giorni. Un symposium indecoroso di cui avremmo fatto volentieri a meno.
Seconda certezza, e passiamo alle cose serie, è che i platiesi hanno profondo rispetto per le istituzioni anche in un periodo storico in cui sono le istituzioni a non mostrare alcun rispetto per se stesse. Come successo a San Luca lo scorso ferragosto, venerdì 10 maggio anche la comunità di Platì ha dato dimostrazione di compostezza e ospitalità. Nessun lenzuolo di dissenso è stato srotolato dai balconi. Al contrario, ci sono stati applausi, selfie in abbondanza e tanta tenera ingenuità.
Che a Platì sia andato un Ministro della Repubblica, addirittura un vicepremier, è quasi manna dal cielo. Lo Stato, i platiesi lo hanno sempre visto col binocolo, tant’è vero che il bene confiscato alla ‘ndrangheta e consegnato lo scorso 10 maggio alla Diocesi di Locri-Gerace è lì fermo e inutilizzato dal 1999. Vent’anni.
Ma adesso si volta pagina, ha lasciato intendere Salvini. “Lo Stato vince contro la ‘ndrangheta. Vince l’antimafia dei fatti, non delle parole”. Ritornello che accompagna a pappagallo ogni cerimonia di un bene confiscato alla criminalità organizzata. Sia ben chiaro: la confisca di un bene che sa di sangue e soldi sporchi è un risultato importante nella lotta alla ‘ndrangheta, ma non basta. È lo stesso Salvini a notarlo, finalmente: “A Platì c’è fame di lavoro e la ‘ndrangheta cresce dove c’è maggiore disoccupazione”. Bella scoperta, e adesso? Che misure saranno prese per rimediare?
“Mai nulla sarà più come prima – ha aggiunto il Ministro dell’Interno. – Andremo a prendere i delinquenti via per via, quartiere per quartiere e questo paese lo lasciamo ai bimbi. Sono loro le autorità più importanti, più dei ministri e dei sindaci”. Ottima mossa per solleticare la commozione e ricevere facile approvazione. Ma cosa ci fanno i bimbi a Platì senza lavoro? Senza futuro? E poi il vicepremier non aveva detto, in occasione della sua visita a San Luca, il 15 agosto scorso, che avrebbe puntato tutto sui pensionati e reso la Calabria una zona franca per loro, una zona di esenzioni fiscali, sul modello di quanto realizzato in Portogallo? Una Calabria-ospizio prospettava allora. Adesso, tutt’a un tratto sposta l’attenzione sui bimbi. “Fra le vivaci braccia del vento – sognava Emily Dickinson. – Se potessi insinuarmi!”. Salvini ci è dentro con tutte le scarpe e le felpe.
Siamo alle solite. La politica si mostra in tutta la sua inconsistenza e inconcludenza, e con fugaci sfarfallìi ipocriti cerca di catturare l’elettorato. Una politica ormai allo stato gassoso, che spaccia per lavoro la perenne campagna elettorale di cui siamo ostaggio. Salvini in questo è un maestro, il maestro. Penso che Platì lo abbia ascoltato senza dissentire per educazione, non voglio credere che Platì ci sia cascato. Avrà capito bene che Salvini non ha mai cambiato opinione sulla nostra terra e che quanto messo in scena il 10 maggio scorso sia solo frutto della solita farsa. Copioni che si ripetono da anni e contro cui anche il movimento populista di Salvini, così come quello di Di Maio, aveva proclamato di battersi, salvo poi rivelarsi l’ennesimo bluff.
Leo Longanesi sosteneva che in Italia non si può fare la rivoluzione perché ci conosciamo tutti. Alla luce di quanto hanno dovuto mandare giù gli italiani negli ultimi anni, forse oggi Longanesi avrebbe detto che la rivoluzione in Italia non si può fare perché ormai li conosciamo tutti.

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
Rubrica: 

Notizie correlate