San Luca, Davi, Saviano e le truppe d’assalto

Mar, 03/07/2018 - 09:20

Per la comunità di San Luca, essere trasformata in un caso nazionale per non dire internazionale, è diventata ormai un sorte di abitudine, perché qualsiasi cosa nasce o si fa nel paese dello scrittore che meglio di ogni altro ha saputo definire e raccontare l’animo dei calabresi, rischia di calamitare l’attenzione di tutti e in particolare di quel mostro mediatico che pur di fare affari non bada a spese. E anche scegliere di non votare, peggio ancora salire sull’aventino e non presentare liste per protestare contro una legge che i sanluchesi considerano iniqua, in quanto etichettati ndranghetisti a prescindere, è diventata notizia, anzi la notizia, per la gioia delle televisioni e i giornali che hanno trasferito le loro truppe nel paese di san luca trasformando il vecchio borgo ammazzato da un alluvione che tutti hanno dimenticato, in un set cinematografico dove chiunque recita a soggetto. Da Saviano a Davi per finire con i mezzi d’informazione cartacei e televisivi che pur di stare sul pezzo fanno i salti mortali, dispensando ricette e miracoli che, però, non vogliono capire, o fanno finta di non voler capire, fanno a pugni con la scelta dei sanluchesi, stanchi e incazzati di essere al centro della scena e di scena rischiare di morire.
E se Klaus Davi va capito e in parte rispettato perché con la sua iniziativa ha acceso anche i riflettori “buoni” su san Luca, Saviano e la sua voglia matta di film sulla scia di Gomorra, non sono altro che un tentativo di monetizzare a scopi personali un dramma e un fenomeno che a San Luca è ben visibile e ha attecchito sui muri di molte case, ma che non può essere considerato una prerogativa del vecchio paese di Alvaro, così come la leggenda dello scorpione di Saviana memoria, un falso a 360 gradi che sputtana e qualifica il suo mentore, vittima di se stesso e del personaggio che gli è stato cucito addosso. Perché come bene ha intuito il bravo fotografo sanluchese Valentino Costanzo, esperto di marcheting e comunicazione, San Luca visto dall’alto ha più la forma di una lepre che di uno scorpione. Una lepre dalle gambe molto veloci perché soltanto così può sperare di lasciarsi alle spalle i cacciatori – killer di notizie e i professionisti della cronaca nera. Come Saviano in primis, i cui spot e le cui riflessioni romanzate, vendute a peso d’oro, valgono quanto il titolo di un suo famoso libro: Zero, Zero, Zero.

Autore: 
Antonio Strangio
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