San Luca, lo scorpione di Saviano e il film che si deve girare a tutti i costi

Dom, 24/06/2018 - 12:40

Il rispetto e la stima che nutro per il direttore editoriale m’impedisce di rispondere per le rime a chi, molto frettolosamente, si è assunto l’onore di muovermi alcuni appunti a proposito del mio articolo apparso su Gazzetta del Sud, sabato 9 c.m., avente per titolo: “A San Luca sono tutti tatuati. Saviano nel mirino dei social”.
L’autore delle rimostranze giornalistiche, deplorevoli perché illegittime e gratuite; assurde perché non corrispondenti al senso del mio articolo, avrebbe fatto bene a contare almeno fino a tre prima di ergersi a paladino di un teorema che sta portando sempre più sull’orlo del precipizio la Locride e soprattutto i paesi come San Luca.
Ma andiamo per ordine. Ho scritto di Saviano e della fantomatica leggenda dei tatuaggi dei ragazzi di San Luca appena saputo delle assurde e gratuite esternazioni del famoso paladino napoletano. E poco conta che si tratta di un programma datato ottobre 2017. L’atto di difesa, non può essere sottoposto a condizioni e men che meno può essere datato o essere sottoposto a scadenze. Si può credere o no, personalmente ho saputo delle esternazioni di Saviano giusto una ventina di giorni fa, in seguito a un messaggio di un cittadino di San Luca che mi invitava ad andare su YouTube e verificare di persona quanto raccontato dal famoso autore napoletano nel corso di una delle puntate del programma, “Kings of Crime”, prodotto da ZeroStories per conto di Discovery Italia, andata in onda nel mese di ottobre 2017 sul Canale 9, Sono rimasto allibito e anche profondamente incazzato perché ancora una volta è stato trovato il mondo e la maniera per sparare a zero su un paese e una comunità i cui problemi sono sotto gli occhi di tutti e nessuno pensa o vuole nascondere, ma la fretta e il metodo, quasi scientifico, con il quale si inveisce contro i suoi abitanti mi fanno pensare che San Luca deve passare per forza di cose come “l’atomo opaco” di pascoliana memoria. Io non ci sto, né come giornalisti, che da anni cerca di raccontare le cose buone di un territorio maltrattato fino alla noia e tanto meno come padre di tre splendidi ragazzi, che per tentare di costruirsi un futuro e liberarsi di un etichetta che gli è stata appiccicata addosso in quanto nati e cresciuti a San Luca, sono stati costretti a fuggire altrove, nella speranza di evitare e tenere il più lontano possibile tutti i Saviano del mondo. Che poi questo mio atto di difesa raccontato su Gazzetta del Sud, secondo il collaboratore di “Riviera”, è sospetto perché arriva a distanza di mesi e quando la cosa era stata di già discussa e archiviata, mi interessa poco, anche perché dalle ricerche effettuate non mi sembra che chi ha saputo delle esternazioni di Saviano si sia preoccupato di difendere le tante persone oneste di San Luca. E se è stato ha fatto, la difesa è stata talmente debole che agli occhi dei molti, e tra questi mi ci metto anch’io, è passata inosservata.
Che poi il mio attacco possa aver messo in pericolo il casting e il possibile film a puntate, questo mi interessa molto poco perché io questo film non lo condivido né tanto meno ho intenzione di perorare. Perché butterebbe ancora fango sui paesi come San Luca e perché non capisco che tipo di ritorno economico e sociale possa scaturire da un’azione filmografica che farà di tutto per raccontare le cose brutte del nostro territorio. E smettiamola con la favola di “Anime nere”, non mi è piaciuto il contenuto del libro pur dovendo riconoscere la cifra letteraria del bravo Gioacchino Criaco e ancora di più, non mi è piaciuta la trasformazione cinematografica nella quale Africo e gli africesi diventano personaggi senza anima perché nessuno sorride mai e perché in nessuna delle azioni girate si riesce a scorgere la bellezza materiale e immateriale delle nostre zone. Ancora più difficile mi riesce capire i benefici e i ritorni economici. Le persone da me interpellate non sono riuscite a spiegarmi niente di quanto asserito da chi non la pensa come me. A meno che non vogliamo considerare ritorno economico il rimborso ricevuto da chi è stato chiamato a indossare i panni della comparsa, o ha messo a disposizione la propria casa per le varie riprese.
E chi vuole il film sulla falsa riga dell’abominevole Gomorra, si adoperi per farlo girare in casa propria e non nella casa di altri e lasci stare Polsi e le magie dell’Aspromonte ai quali la fantasia di un pur bravo regista non potrebbe fare altro che riaprire una ferita che già sanguina di per sé. Sottolineando che Gazzetta del Sud non ha intentato niente di niente ma come fa da anni, racconta i giorni e le ore dei nostri paesi attraverso il lavoro umile ma non per questo meno importante dei modesti collaboratori come il sottoscritto. Collaboratori che sono anche, e soprattutto, cittadini e padri di famiglia che hanno il diritto - dovere d’incazzarsi, quando qualcuno o qualcosa cerca di sporcarli più di quanto è stato già fatto. E questo vale anche per Saviano le cui esternazioni sotto forma di racconto letterario valgono quanto il titolo di un suo famoso libro: Zero, Zero, Zero! E anche questa è una mia riflessione e non di Gazzetta del Sud!
Antonio Strangio

LA RISPOSTA
Il rispetto e la stima che nutre nei confronti del nostro direttore editoriale devono essere ben poca cosa considerato che, a differenza di quanto afferma nel primo paragrafo della sua riflessione, non solo mi risponde per le rime lasciando intendere che mi sarei macchiato del reato di lesa maestà, ma bolla come “deplorevole, illegittimo, gratuito e assurdo” un articolo che (lo rilegga!) sostanzialmente le dà ragione.
Sono d’accordissimo con lei, infatti, in merito al fatto che le esternazioni di Saviano valgano “Zero” e che sia giusto indignarsi e incazzarsi per le falsità dette di un paese che in questi anni (nei miei articoli l’ho sottolineato più volte) ha dimostrato una dignità invidiabile. Tuttavia penso anche che il modo migliore di uscire da un’impasse socioeconomica che ci perseguita da troppi decenni sia fare di necessità virtù e creare dunque opportunità di sviluppo a partire da ciò che ci viene offerto. Per quanto possa avere infatti presentato un ritratto angosciante di Africo, “Anime Nere”, che ci piaccia o no, è stato un’importante vetrina per la Locride e lo stesso potrebbe essere “ZeroZeroZero”, che progetta di portare lavoro sul nostro comprensorio per almeno un paio d’anni. È il modo ideale di raccontare San Luca? Certamente no, ma, come si suol dire, “Se la vita ti offre limoni…”
Mi prendo “l’onore” di affermare, invece, che mantenendo il suo genere di atteggiamento, non solo stiamo dichiarando che il limoni non ci piacciono, ma stiamo addirittura tagliando gli alberi!
Jacopo Giuca

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