Sei calabrese? Vali 6 centesimi al giorno

Dom, 28/06/2015 - 12:21
Il cortese Stato Italiano elemosina alla Calabria 25 euro l’anno ad abitante per le politiche sociali. Nella provincia autonoma di Trento sono 282 euro. Un divario originato dal federalismo fiscale, il più grande imbroglio dopo l’Unità d’Italia.

Contateli: 25 euro in un anno. È la cifra che lo Stato Italiano mette a disposizione per le politiche sociali, qui in Calabria. Venticinque euro pro capite in un anno.
Ci potete mettere la benzina per una settimana, oppure comprarci il giornale dei programmi per sette settimane (dipende da quale comprate: se siete risparmiosi, con 25 euro ci fate anche sei mesi), potete pagare il ritiro di due cartelle cliniche ospedaliere, o farvi due volte gli esami delle urine. Ci pagate un’infermiera se vi serve una flebo, oppure un libro di scuola, magari il sussidiario di lettura, che costa meno. In una cartoleria economica per 25 euro potreste trovare uno zainetto marca ‘mbusta, e al discount vi portereste via 5 confezioni di pannolini per neonato.
Oggi come oggi su 25 euro non si sputa, ma se diluiamo in un anno sono 0,6 centesimi al giorno. Se vivete in una famiglia numerosa (molto numerosa) è capace che racimolate un intero euro pro die.
Questo è quanto il cortese Stato Italiano elemosina alla Calabria per il welfare, cioè per i cosiddetti ammortizzatori sociali, per dare un po’ di respiro a famiglie con malati, anziani, disabili, per i nullatenenti, senza fissa dimora. Insomma per aiutare chi sta male e non è in grado di provvedere da sé alla sua salute.
A Trento se ne spendono 282.
Ecco, a dirla tutta con 282 euro in un anno, se hai un malato grave a casa, non ci fai niente lo stesso. Ma sono sempre meglio di 25. Con 282 euro vengon fuori almeno i libri per iniziare le scuole medie.
Diciamocelo, sono cifre che non cambiano la vita a nessuno, neanche al più reietto ed emarginato, ma la differenza tra Trento e Siderno è pesante da mandare giù. Troppo pesante.
“Al Sud la vita costa di meno!”, già lo sento questo discorso. A parte che le ciliegie costano di meno a Milano, magari sarà vero per quel che riguarda i servizi e gli affitti, ma non credo che il rapporto sia uno a dodici. Cioè quello che a Milano o a Trento costa 12 euro, da noi dovrebbe costarne uno? Non mi pare sia così.
Tutto questo divario è originato dal federalismo fiscale, il più grande imbroglio dopo l’Unità d’Italia. Arriverà il momento in cui non avremo neanche più questi miseri 25 euro, e dovremo continuare a spostarci a Roma o Torino per curarci, mentre i dipendenti delle banche hanno agevolazioni sugli acquisti, e i lavoratori al massimo si scontano un paio di buoni pasto.
Naturalmente il nostro welfare è ben lontano dagli standard dell’Inghilterra, ma il paradosso è che il loro welfare lo stiamo spesando noi meridionali e tutti gli stati poveri dell’Europa.
L’Unione Europea funziona come una grossa pompa idrovora che prosciuga sangue e soldi a beneficio di un paio di stati membri (non faremo nomi: Inghilterra e Germania). Ogni nazione è sottoposta a questo giogo: per non farsi prosciugare deve prosciugare a sua volta. È come la storia del pesce grande che mangia quello più piccolo e alla via così.
Ma lo Stato rassicura: non preoccupatevi, ci sono le associazioni di volontariato!
Aaaaah, meno male, perché m’ero preoccupata!
Ma la cosa più strana è che lo Stato ha smesso di finanziare i comuni (da 1,6 miliardi di euro nel 2007 a 297,4 milioni del 2014), ma dà circa 13 miliardi di euro l’anno alle associazioni (il 3% circa sono cooperative, le più favorite dal punto di vista finanziario).
Insomma lo Stato fa Pilato perché sa che - di riffa o di raffa - i soldi arrivano per altre vie. Peccato che le associazioni qui siano davvero poche, anche perché per fondare associazioni onlus o cooperative, l’iter burocratico non è semplice e bisogna comunque avere un certo capitale di partenza. Ma notoriamente le banche non prestano soldi al Sud. E allora come si fa?
Non si fa, punto e basta.

Autore: 
Lidia Zitara
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