Sesso, potere, intrighi e tanta Calabria nel nuovo romanzo di Gioffrè

Lun, 02/03/2015 - 18:40
Ne "Il Gran Capitan e il mistero della Madonna Nera" c'è tutto il calore che si sprigiona dalla nostra terra e che arse a più non posso durante il Rinascimento

Lo conoscono in pochi Consalvo Fernandez da Cordova y Aquilar, Duca di Terranova, eppure fu il più grande capitano dell’esercito spagnolo e grazie a lui fu sconfitta l’irriducibile macchina d’acciaio dell’esercito francese, il più potente d’Europa. Questo grande uomo di “animo eletto” è il protagonista del nuovo romanzo di Santo Gioffre: tra fiammanti armature, giganteschi alberi di ulivi, rifugi di pietra e ginestre, punizioni corporali e concubine consigliere, il lettore è catapultato nella favolosa Calabria del Rinascimento. Attraverso le gesta di questo valoroso e nobile Capitán, la cui arma più potente è la fede, viene raccontato l’inizio della dominazione spagnola in Calabria e nel regno di Napoli. Ma come dentro un’allucinazione, la pagina straripa e con un leggero rimbalzo sfugge a ogni limite cronologico e si avverte lieve il fruscio della modernità. Sullo sfondo la piana di Seminara - una valle che sa di diabolicamente bello - e l’incendio di un amore che divampa turbinoso e inarrestabile.
Siamo nel 500. La Calabria è una terra timorata di Dio. Nelle prime pagine fa cenno a questi giganteschi alberi di ulivo e li considera un “ricercato, diabolico, marchingegno agrario per sentirsi più vicini a Dio nei giudizi e nelle condanne”. Pensa ancora che i calabresi siano un popolo che vive di fede e superstizione piuttosto che di pane?
Sì, le superstizioni sono sempre esistite e sempre esisteranno. Sono un po’ come lo scirocco, quella maledizione che gli antichi dèi ci lasciarono per punirci. Le superstizioni in questa generale crisi di valori ci consentono di aggrapparci ancora a qualcosa.
Il protagonista è un re mancato che non ebbe il coraggio di farsi re perchè pensò a restare uomo. Quanto ha di lei questo personaggio?
In punto di morte Consalvo si rimproverò di non aver saputo e voluto conoscere la crudeltà e la malvagità che servono per divenire re. Questo però gi permise di rimanere uomo e prendere le distanze dal puzzo stantio emanato da monarchi insolenti che erano sicuri che il proprio Io corrispondesse a Dio. Anch’io, come Consalvo, mi sono ritrovato in situazioni in cui ho dovuto fare delle rinunce per evitare di iniziare una “guerra civile” ma soprattutto per conservare la mia umanità.
“Il potere di per sè presuppone la violenza, l’ambiguità, i doppi giochi, le dissimulazioni”. È così? L’esercizio del potere, secondo lei, preclude la cortesia e la lealtà?
Sì, il potere comporta alcuni attaggiamenti che con la moralità e il buon senso hanno poco a che vedere. Il potere presuppone una dose di distacco e purtroppo spesso anche una dose di criminalità.
La seconda protagonista del suo romanzo è la Madonna Nera di Seminara, grazie alla quale Consalvo riesce a sconfiggere l’irriducibile esercito francese. Qualche anno fa Lei ha finanziato il restauro della Madonna Nera di Seminara. Perchè è così legato a questa Vergine?
Perchè la Madonna Nera di Seminara rappresenta la Calabria. Oggi il santuario è in totale decadenza ma fino al terremoto del 1783, la Madonna di Seminara in Calabria e San Gennaro a Napoli erano i simboli del viceregno spagnolo prima e del regno borbonico dopo. Il santuario della Madonna Nera era uno dei santuari più importanti dell’Italia meridionale. 
Carlotta... è esistita davvero questa donna calabrese incarnazione dell’eros più focoso o è un espediente per mantenere viva l’attenzione del lettore?
In realtà ho immaginato questa donna che ha protetto e curato Consalvo e nel raccontare dei loro incontri amorosi mi sono sbizzarrito nel linguaggio. Carlotta, però, è anche un personaggio che mi ha permesso di far venir fuori la coscienza di Consalvo attraverso i loro dialoghi. Non è esistita davvero ma è verosimile. Consalvo era un bell’uomo e  fu circondato da donne bellissime, come Sancha D’Aragona, Giovanna D’Aragona, di cui parlo nel mio romanzo e loro sono realmente esistite. Anche l’episodio che vede Consalvo abbandonare Napoli con le matrone che lo accompagnano fino al porto donandogli una collana d’oro è storicamente accaduto.
Cosa rappresenta Numo de Ocampo?
Numo de Ocampo è colui che tradisce miserevolmente anche chi lo ha fatto diventare uomo perchè accecato dal richiamo di danaro. È l’animo ribelle che si libera delle catene della moralità per uccidere la parte migliore di sè; è l’incarnazione dell’ingordigia umana.
“Tra potenti poichè l’amore è cosa rara è d’obbligo quando opportunità compare mortificarsi con gran sorrisi tra la bocca”. Nella sua carriera politica quante volte la sua bocca ha dovuto mortificarsi con grandi sorrisi?
Mi è successo raramente, sono sincero, ma quelle poche volte ho sorriso per blandire. In politica bisogna stare molto attenti. Come assessore alla cultura mi è capitato di confrontarmi con chi veniva a esporre banalità legate a misere prebende e in quel caso non ci sono risposte se non un sorriso, per non offendere.
Leonzio Pilato è ambientato nella Calabria del 300, con Artemisia Sanchez, il suo maggiore successo, siamo a fine 700, e con Terra Rossa a fine 800. Questo sul ultimo romanzo è, invece, ambientato nella Calabria del 500. La Calabria di oggi non la ispira?
Scriverò qualcosa sugli anni’70-80, sarà il mio prossimo romanzo. In quegli anni la casa dello studente di Messina era una qasba dove si trovava di tutto: bombe, tritolo, esplosivo. Ci fu una serie di violenze per cui il Tribunale vietò il soggiorno a Messina a cinque studenti universitari calabresi. Luciano Sansalone, all’epoca nominato “Grifo” dell’ateneo, fu ucciso in quegli anni, centrato da un colpo di fucile quasi davanti al portone di casa. Sono esperienze che ti marchiano.
Medicina, scrittura e politica: cosa le ha dato maggiori soddisfazioni?
La scrittura mi ha reso libero. La politica è stata bella fin quando si è parlato di ideali, finchè è stata animata dal più forte ardore. La medicina resta comunque la mia prima passione.
Quindi preferisce partorire un romanzo anzichè far partorire una nuova vita?
Purtroppo adesso ci è impedito di far partorire perchè stanno chiudendo tutti i reparti di ostetricia!
 

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
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