Siderno: L’anno che verrà sarà senza veleni?

Dom, 11/11/2018 - 18:00

Il richiamo a una canzone di Lucio Dalla vorrebbe essere di augurio per l’inizio di una nuova stagione per quanto riguarda l’ambiente a Siderno.
Sono passati due anni da quando, ai primi di settembre 2016, siamo riusciti ad avere i documenti “dimenticati”, quasi un colpo di fortuna, riguardanti la ex-BP.
Non ci eravamo ancora resi conti dei rischi che correvano i cittadini residenti nella zona, quando all’improvviso ci è stato comunicato dal Sindaco Fuda, nel febbraio 2017, che analisi effettuate dalla azienda Sika, nel novembre 2016, come previsto dall’AIA, certificavano che, nei sette piezometri posizionati tutt’intorno allo stabilimento, risultavano valori di sostanze cancerogene centinaia di volte maggiori di quelli a norma consentiti.
I tempi burocratici non permettono mai di affrontare le questioni in tempi brevi, ma passo dopo passo, assemblea su assemblea e la manifestazione dell’8 luglio 2017, riunioni alla Regione, a cui insieme al Comune eravamo presenti noi delle associazioni ambientaliste, qualcosa si è mosso.
Quello che doveva essere più difficile da gestire, la ex-BP, dopo lo sblocco da parte della Magistratura, che ha riconsegnato la fabbrica al curatore fallimentare, ha iniziato a muoversi nel sentiero giusto, anche se è stato opportuno tallonare la Regione, affinché venisse destinato un fondo per poter iniziare un primo intervento su bidoni e cisterne presenti.
Il piano di bonifica previsto ha avuto due momenti, in una prima fase, gennaio 2018, erano stati chiesti 1 milione 570 mila € per una bonifica completa.
La Regione ha invitato il Comune a preparare un piano più ridotto, in modo da eliminare i rischi associati alla presenza del materiale nocivo e il costo è stato quantificato in 495 mila €.
Da una verifica fatta anche da noi e dal Comune e corroborata da altre informazioni, risulta che una parte del materiale è “evaporato”, scomparso, confrontato con i documenti ufficiali del Commissario all’emergenza ambientale del 2005.
Alla fine il conteggio risultante è quantificabile in 270 fusti, di cui una parte corrosi o bruciati con presenza di materiale fortemente a rischio, cancerogeno, esplosivo, tossico, irritante e come dicevo in parte evaporato in aria.
Ci sono poi una quindicina di cisterne, la maggior parte sottoterra.
Complessivamente questo materiale è stimabile in circa 300 tonnellate.
Inoltre c’è il forno inceneritore che svetta nell’area a ricordo della scempio di questa attività e una decina di reattori all’interno dello stabilimento, da quantificare in termini di peso.
A questo da aggiungere la copertura dello stabilimento di produzione di circa 900 mq, da verificare la sua composizione, che sembra amianto.
Altro amianto potrebbe trovarsi nella tettoia sotto la quale si trovano i 270 fusti corrosi molto pericolosi.
Altro materiale di poco conto si trova negli uffici.
Ad agosto l’Assessore all’Ambiente ha destinato 300 mila €.
I Commissari Governativi, dopo la visita e il controllo del sito, effettuata a settembre, in base ai risultati di questa ulteriore verifica, con una delibera a ottobre, hanno richiesto ulteriori 195 mila € per poter smaltire con la massima urgenza tutti i fusti con sostanze nocive.
Dalla visita effettuata a settembre, come riporta la delibera, ci sono due dati: la prima che sono presenti sostanze pericolose, la seconda che non ci sono dispersioni di materiale nel terreno e questa è una buona notizia, ma non viene menzionato il fatto che i veleni evaporano nell’aria, come noi abbiamo potuto percepire con l’olfatto in questi anni e sono fastidiosissimi oltre che tossici.
In questi giorni l’ufficio competente del Comune sta predisponendo il bando da inviare alla SUAP per indire la gara di appalto.
Più difficile la situazione nell’area intorno alla Sika.
Già a luglio 2017 la Regione, spaventata dalle tre analisi effettuate sia dalla Sika che da Arpacal, che certificavano elevati valori delle sostanze cancerogene (trielina, tetracloroetilene, cloroformio), aveva stanziato la cifra di 174 mila € per trovare la sorgente inquinante, ma subito sono iniziati i problemi.
Gli uffici regionali dell’Assessorato all’Ambiente avevano inviato al Comune, che doveva gestire i lavori, un documento di massima per preparare il bando per tale pratica, ma il geologo che doveva essere il Direttore dei Lavori, dopo una visita nella zona, accompagnato da alcuni di noi, non si è fatto più trovare, nemmeno al telefono, forse spaventato dai problemi da affrontare.
Passata l’estate, alcuni di noi hanno ripreso il progetto e hanno preparato il piano di caratterizzazione della zona, modificando in parte l’area da controllare, restringendo la superficie, posizionando buona parte dei piezometri nei punti con più alta concentrazione di sostanze cancerogene.
Su questo vi sono stati contrasti con gli uffici regionali, poi chiariti in un incontro avvenuto nel mese di marzo 2018.
Il bando è stato assegnato a una ditta della provincia di Lecce che non aveva macchinari adatti al lavoro da svolgere, che prevede perforazioni a secco.
Ad aprile 2018 l’azienda vincitrice del bando inizia a fare delle prove di perforazione del terreno e per la difficoltà incontrata usa anche liquidi chimici.
Un intervento immediato mio e del geologo che seguivamo i lavori come “consulenti” del Comune, ha subito bloccato, a fine aprile, la prosecuzione dei lavori, con la richiesta alla ditta di fornirsi di macchinari adatti all’impegno che si era assunto.
Per vari motivi i lavori sono ripresi a fine agosto e qui sono sorti problemi tra noi del Comitato e Arpacal su come effettuare le perforazioni e in conseguenza noi di fatto siamo stati “esautorati”, in quanto non avevamo nessun incarico ufficiale.
Sappiamo che i 24 piezometri sono stati posizionati su un’area più vasta di quella che noi avevamo previsto, allargando la zona sino a Vennerello, sul torrente Lordo.
Abbiamo verificato che l’azienda ha effettuato i lavori utilizzando acqua per scavare e quindi i campioni di terreno presi da Arpacal non sono a secco.
Questo comporta che i campioni nel terreno di eventuali veleni vengano diluiti, anche se per quanto riguarda la presenza di sostanze cancerogene all’interno dei piezometri intorno alla SIKA non possono esserci dubbi, i valori continuano, ancora adesso, ad essere centinaia di volte maggiori del valore previsto dalle norme.
In questi giorni, in un incontro con la Commissione prefettizia ci è stato riferito che Arpacal ha preso tutti i campioni, sia del terreno, che del liquido presente nei piezometri predisposti e dovrebbe inviare presto i risultati, impegnandosi a informarci.
Il problema SIKA quindi è ancora da affrontare, in quanto dopo queste analisi, occorre capire, una volta che sarà individuata l’origine dell’inquinamento, quale sarà la strada migliore per eliminare i veleni nei terreni, al momento è tutto in sospeso in attesa dei dati dell’Arpacal.
Una piccola riflessione, senza voler spaventare nessuno: ma è possibile che in tutti questi anni non sia stato fatto uno screening dei residenti della zona? In un paese normale, con ospedali funzionanti, con medici di famiglia disposti, tutto questo sarebbe avvenuto.
Forse alla fine qualcuno potrebbe fare una tesi di laurea dal titolo “Siderno e le fabbriche chimiche: storia, lotte, inquinamento del territorio e salute dei cittadini”.
“L'anno vecchio è finito ormai
ma qualcosa ancora qui non va”.

Autore: 
Francesco Martino
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