Siderno: Una tesi progetta il recupero della fornace

Dom, 27/05/2018 - 17:00

Nell’ambito dell’atelier di tesi “Re-cycle. Progettare il riuso ed il riciclo degli edifici e delle aree abbandonate.” Coordinato dai prosfessori Adriano Paolella, Vincenzo Gioffrè e Gianni Brandolino, che persegue l’obiettivo di incoraggiare la partecipazione attiva dei cittadini rendendoli protagonisti dei processi di trasformazione e promozione del territorio, Martina Diano ha presentato un progetto di recupero per lo Stabilimento industriale D’Agostino di Siderno, concentrandosi sul recupero degli edifici destinati alla produzione di laterizi.
L’attività produttiva dello stabilimento, avviata nel 1970 dall’imprenditore Vincenzo D’Agostino, subisce nel 1993 un lento declino per la concorrenza di più grandi e strategici stabilimenti nella regione. Oggi solo una residua parte è in attività. Le sue dimensioni (24 ettari) e la sua posizione appena fuori dal centro urbano e allo stesso tempo isolata dalla presenza del torrente adiacente, la rendono particolarmente interessante ai fini di un recupero, non solo considerando il ruolo che potrebbe ricoprire per la comunità, ma soprattutto per l’alto livello di rischio ambientale connesso se semplicemente dismessa e abbandonata. Il progetto fornisce una soluzione concreta e accuratamente ragionata per il recupero e il riuso degli edifici della fornace e del sistema paesaggistico circostante, partendo dalla bonifica del terreno e concludendosi con la progettazione di sistemi architettonici e tecnologici sostenibili ed energeticamente efficienti. Ciò richiede di prestare attenzione agli scambi termici tra interno ed esterno delle strutture, alle caratteristiche fisiche e chimiche dei materiali selezionati (di provenienza prevalentemente locale), alla produzione di energia da fonti energetiche rinnovabili tramite pannelli fotovoltaici e impianti di cogenerazione, donando alla fornace nuova vita tramite una serie di attività collettive e di formazione professionale individuate con gli stessi cittadini attraverso un Processo Partecipato e incontri aperti svoltisi nella sede del Comune di Siderno.
Ben sei le azioni principali individuate: la bonifica e la rinaturalizzazione dei terreni; la connessione diretta all’area tramite sistemi di mobilità lenta (percorsi ciclopedonali); il recupero e il riciclo delle strutture esistenti, degli scarti di produzione e delle materie prime presenti in loco; la creazione d’opportunità di lavoro e formazione professionale; la promozione di una produzione di laterizio in minori quantità e maggiore qualità, nonché la coltivazione di prodotti agricoli a km 0.
Lo stabilimento sarà per metà destinato a una produzione che ricicla il calore prodotto dai processi di cottura e lo riusa come energia da reinserire nel processo, riducendo gli sprechi tramite il riutilizzo degli scarti di produzione per laboratori didattici destinati alle scuole locali, mentre una seconda applicazione prevede il rimpasto per la creazione di oggetti di utilizzo comune o elementi di arredo. La restante area sarà destinata ad attività socio culturali poste all’interno e intorno ai vecchi forni con occasioni di gioco e insegnamento per i più giovani, spazi di co-working modulari e flessibili, adattabili alle varie esigenze e suddivisi da pannelli scorrevoli su binari, laboratori destinati alla formazione di Start Up locali e orti urbani esterni gestiti dai cittadini dai quali si ricavano le materie prime utilizzate dal piccolo punto di ristoro interno. Uno spazio di filtro aperto, ma coperto, divide le due principali funzioni della Fornace e prevede la produzione di laterizi in terra cruda e argilla con ottime prestazioni di isolamento termico e acustico fruibile da chiunque autonomamente. Gli stessi mattoni sono stati utilizzati come materiale da isolamento nella progettazione, mentre tutti quelli stoccati all’interno del perimetro dell’area sono stati smontati, riaggregati, combinati tra loro per costruire nuove parti dello stabilimento o per creare oggetti di design utilizzati all’interno dei locali comuni nei modi più fantasiosi e giocosi.
Il disegno architettonico sfrutta le forme degli edifici per facilitare il riciclo delle acque piovane incamerate in apposite vasche di accumulo ricavate nei vecchi scavi dei forni e riutilizzate per l’irrigazione o nei locali interni. Aggetti, rientranze e sistemi di schermatura solare bloccano l’eccessiva radiazione solare e proteggono dal surriscaldamento degli ambienti riducendo il supporto di sistemi di rinfrescamento artificiali.

Autore: 
Pasquale Giurleo
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