Solo il PD fa congressi… ma non basta

Dom, 25/11/2018 - 13:00

Per ogni partito c'è un rebus. Il Movimento 5 Stelle durerà poco? La Lega manterrà il favore degli imprenditori del nord? I resti di Forza Italia faranno un nuovo Nazareno per sopravvivere? Il Partito Democratico resisterà intorno al 15% o precipiterà ancora? Chi può dichiarare di avere certezze? Si può solo cercare di capire. Il PD non è più riuscito a guardare il mondo da sinistra e gli elettori gli hanno tolto la fiducia. Può sfruttare il passaggio del congresso che ha programmato per la primavera prossima, ma c'è da dire che lo ha avviato proprio male. E può finirlo peggio. Antonio Padellaro, che è stato anche direttore dell'Unità, lo ha spiegato bene. All'assemblea del PD, mentre parlava la giovane consigliera dell'Emilia Romagna Katia Tarasconi, che chiedeva una svolta completa, nessuno l'ascoltava. Anziché pensare alle persone che il 4 marzo hanno manifestato il loro scontento, molti di quei dirigenti erano distratti da altri discorsi. Dai loro. Non sembrano aver capito la lezione, che i problemi si affrontano tutti insieme, quelli che hanno chiesto invano di esercitare i diritti e quelli tenuti a tutelarli. Anzi, il PD ha usato la difesa dei diritti come uno slogan, e “non ha saputo indicare neppure quali”, si è scritto, per le contraddittorietà in cui è caduto. Un governo, e tanto più la sinistra, si giudica dalla capacità di ridurre il numero dei poveri, se a tutti è consentito di fare nella vita ciò che si conquista con merito e con fatica, se elimina i privilegi, se non finanzia solo le categorie schierate, se i progetti finanziati producono sviluppo. Un'altra battaglia sulla quale il PD si è intestardito, è la delegittimazione della destra, mischiando quella moderata a quella estremista, sopravvalutando quest'ultima. Se un partito si dà un lungo periodo per cambiare, non dà un contributo per recuperare le cose di oggi, che non sorridono al Paese. Se si affida a un fatto non prevedibile, per esempio la crisi immediata del governo giallo-verde, poi deve essere capace di dimostrarsi credibile. E, onestamente, per il PD non tira quest'aria. Ha più ragione, allora, chi cita Aristotele affermando “la politica non è una scienza esatta”: ci sono cambiamenti che accadono per conto loro. Il congresso del PD è fatto apposta per decidere se partecipare al cambiamento oppure guardarlo da fuori. Guardarlo dal proprio posto. Finché rimane. Non basta dire “siamo gli unici a fare il congresso”. Quell'appuntamento deve avere un risultato. Gianrico Carofiglio ha fatto una proposta, espresso una tesi, prodotto anzi un documentario con la storia del PD per risvegliare il senso di appartenenza. Un filo rosso delle sue culture, cattolica, socialista e comunista. Per “incontrare” di nuovo il Paese. E rispondere al proprio rebus. Chi prova a “consolare” dice “Sta scomparendo il PD (i voti), non la sinistra (i valori)”.

Autore: 
Federico Lago
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