Strangio vs Calabrese: è discrepanza di vedute sul ruolo della Locride rispetto alla città metropolitana

Dom, 21/12/2014 - 16:11

L'incombente realizzazione della città metropolitana sta facendo correre ai ripari diversi sindaci della Locride e l’incontro di domenica scorsa, organizzato dal nostro giornale, è forse il tentativo più concreto di avere voce in capitolo nella nuova organizzazione provinciale. Quanto affermato in quella sede e nelle scorse settimane dal sindaco di Locri Giovanni Calabrese, che auspica un’organizzazione verticistica del distretto Epizephiri, guidato in futuro dalla conurbazione Siderno-Locri, è perfettamente in linea con la poca considerazione che il primo cittadino ha nei confronti dell’Assemblea dei Sindaci della Locride, fino a oggi riunitasi soltanto per affrontare delle emergenze. “L’Assemblea del 118”, come è stata definita per questo motivo da Calabrese, sarebbe stata in questi anni così poco incisiva da rendere inutile il tentativo di ripartire da essa per dare nuova linfa vitale al nostro territorio.
«Per la Locride - ha detto Calabrese - è indispensabile avere un punto di riferimento concreto e questo non vale solo a livello politico, dove le ultime elezioni regionali dimostrano quanto i nostri candidati abbiano fallito, ma anche a livello territoriale. Operare una semplice “unione”, in questo ambito, potrebbe non essere sufficiente e creare ancora più confusione di quanta già non ci sia».  Eppure esiste, nella Locride, chi la pensa assai diversamente. Un primo esempio di timido dissenso è stato dato dal sindaco di Agnana in sede di convegno, proprio domenica scorsa, quando Caterina Furfaro, pur sostenendo a gran voce la necessità di realizzare al più presto il progetto in questione, ha esternato le proprie preoccupazioni relative alla possibilità che il suo paese venga socio-economicamente “trainato” da due cittadine a rischio dissesto.
In questi giorni, tuttavia, la contrapposizione più autoritaria all’opinione di Calabrese è pervenuta da S. Agata del Bianco, dove il primo cittadino e presidente dell’Associazione dei sindaci Giuseppe Strangio, forte del successo dell’Unione dei comuni operata dai centri della Vallata del Torbido, ha reclamato a gran voce la necessità della Locride di ripartire da, e grazie a, un’organizzazione maggiormente orizzontale che, non dimentica dell’operato dell’Assemblea dei sindaci, ritorni con maggiore decisione sul progetto “42 comuni, un’unica città”.
«Credo - ha affermato Strangio sulle pagine del Quotidiano della Calabria - che non sia interesse di nessuno tentare di fare delle fughe in avanti che certamente non serviranno a nulla. Semmai bisogna organizzarsi per fare fronte unico su un’ipotesi progettuale capace di dare più forza al territorio».
All’istituzione di un’organo centrale, dunque, si contrappone una visione maggiormente democratica. Alla locomotiva di Calabrese, Strangio vuole opporre un gruppo di maratoneti pronti a partire non appena il giudice esploderà il colpo di pistola. La rivoluzione programmata a Locri vorrebbe essere ripensata dalla visione maggiormente conservatrice di S. Agata del Bianco, che potrebbe però risolversi nella formula: “cambiare tutto affinché nulla cambi”.
L’unione dei comuni del Torbido ha dimostrato e sta dimostrando che l’operazione è certamente valida, ma siamo sicuri che il successo della Valle possa essere garanzia del buon funzionamento dello stesso tipo di amministrazione anche nel nostro distretto?
Attendiamo con ansia che gli annunciati incontri operativi e convegni come quello della scorsa settimana garantiscano ai due oppositori di approfondire le proprie posizioni e, perché no, confrontarsi direttamente.

Autore: 
Jacopo Giuca
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