Sul trasferimento fraudolento dei beni

Lun, 22/10/2018 - 19:00
Giudiziaria

Con la sentenza n. 8 del 28.02.2001 le Sezioni Unite della Corte di Cassazione rilevano che «il delitto di trasferimento fraudolento di valori integra un’ipotesi di reato istantaneo con effetti permanenti e si consuma nel momento in cui viene realizzata l’attribuzione fittizia, senza che possa assumere rilevanza il permanere della situazione antigiuridica conseguente alla condotta criminosa».
Argomentano le Sezioni Unite nel modo seguente: «…La linea interpretativa che ravvisa in detto delitto un'ipotesi di reato permanente, così da consentire l' applicabilità della fattispecie ai fatti pregressi all' entrata in vigore della legge (Sez. I, 23 novembre 1999, Rosato), si fonda sull' argomento che il fatto reato è strutturato in modo tale da costituire una situazione di apparenza giuridica quanto alla titolarità o disponibilità del bene e nel mantenere consapevolmente e volontariamente una simile situazione; facendone derivare, a corollario, che la consumazione non si risolve in un momento ma dura per tutto il tempo in cui lo stato antigiuridico persiste (Sez. III, 15 luglio 199, Lai; Sez. III, 28 gennaio 1993, Guadalupi).
La linea che, invece, lo qualifica reato istantaneo assegna valore esclusivo alla condotta, costitutiva della situazione apparente, considerando privi di rilevo gli ulteriori effetti derivanti dal comportamento (Sez. I, 14 ottobre 1993, Epifani; implicitamente, Sez. VI, 26 febbraio 1993 Parisi.
Ritengono queste Sezioni unite che l'art. 12 quinquies del decreto-legge più volte rammentato delinea un' ipotesi di reato istantaneo con effetti di natura permanente. Il disvalore della condotta si esaurisce, infatti, sul piano del possibile giuridico, mediante l'utilizzazione di meccanismi interpositori in grado di determinare l'effetto traslativo del diritto sul bene (ovvero il conferimento di un potere di fatto sul bene stesso), così da determinarne (attraverso i modelli della simulazione o del negozio fiduciario) la (solo) formale attribuzione, al fine di raggiungere la conseguenza elusiva delle disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali o di contrabbando, ovvero di agevolare la commissione di uno dei delitti di cui agli artt. 648, 648-bis e 648-ter c.p. Una volta realizzata l' "attribuzione fittizia", il delitto perviene alla sua consumazione, senza che possa assumere giuridica rilevanza la situazione (anti)giuridica conseguente al trasferimento; l'attribuzione, della "titolarità" o della "disponibilità" sulla cosa, intesa come situazione giuridica o come situazione di fatto giuridicamente rilevante, pur non inquadrabile nell' ambito di rigorosi schemi civilistici, sta comunque ad indicare il fittizio conferimento di un'apprezzabile signoria sulla res che, allorché venga realizzata, esaurisce la rilevanza penale del fatto, secondo un modello comune (almeno di norma) a tutte le ipotesi di reato che comportino un'attribuzione patrimoniale illecita. Il permanere della situazione antigiuridica, quale conseguenza del contegno criminoso si profila, quindi, rispetto alle finalità di fattispecie, diretta a reprimere, un effetto lato sensu "traslativo", da iscrivere nel più ampio genus del c.d. "riciclaggio", come dato non eccedente l'ambito di un postfatto non punibile…».

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