Torino Avellino su un treno pieno di tristezza

Sab, 07/07/2018 - 13:00

Sul treno come 30 anni fa, valige immense e gente di colore e di ogni nazionalità sembra di essere in un documentario, con me salito a Torino c’era Mohamed detto Misu, 18 anni arrivato dall’Egitto su un barcone con 480 persone che scappavano dalla miseria, da 5 anni in Italia arrivato quando aveva l’età di 13 anni i suoi pagarono 30000 dinari egiziani e lo spedirono qui da noi.
Lui dopo qualche veloce domanda, incomincia a raccontarmi il suo viaggio ..dicendomi ..”si poteva restare vivi o si poteva morire nel mare, io sono vivo” pensai come se morire fosse niente, ma vedi Adolfo, adesso sono qui.
Su quella barca partiti d’Alessandria d’Egitto, eravamo stipati come sardine, seduti metà dentro, e meta fuori incollati per terra per non scivolare in mare, per 10 giorni di navigazione, avevamo problemi di ogni genere, l’equilibrio della barca, non ci potevano alzare per non far ribaltare l’imbarcazione o cadere in mare.
Non si mangiava per non vomitare restavamo seduti fermi giornate intere, uno affianco all’altro, sempre per terra, i servizi igienici erano un solo bagno per tutti i 480 uomini e donne.
La barca in mare aperto con la prua scendeva sott'acqua e poi risaliva, e noi collocati sopra venivano investiti dalle onde, Misu mi spiegò che allora non sapeva nuotare e si era sistemato vicino ad un cavo per aggrapparsi e per non finire in mare, poi sorridendo mi dice, eravamo dei pazzi, si tutti pazzi.
Saliti su queste carrette del mare ad attraversare il mediterraneo nel mese di ottobre, rischiando la vita in un periodo in cui il mare non era molto tranquillo.
Il comandante non era esperto ed aveva più volte sbagliato rotta, prima puntando contro la Libia poi finendo verso Malta, dopo diversi errori restammo senza gasolio, così fummo costretti a rimanere fermi in mare per più giorni.
In queste condizioni impossibili sovraccarichi e con mare mosso rischiammo più volte di ribaltarci.
I trafficanti senza gasolio decisero dopo qualche indecisione di farsi aiutare chiamando loro amici, e dopo qualche giorno arrivò una barca più grossa, così fummo salvati,ci spostarono pian piano dalla piccola imbarcazione a quella più grande, e grazie a questo ci misero un po’ in più sicurezza e più larghi.
Misu non si rendeva conto del rischio passato, diceva o vita o morte, come se fosse un gioco, io le ricordai che morte! non era un gioco, era, morire! Morire soffocati come topi nell’acqua, lui mi guardò sorridendo per dirmi che aveva capito, poi gli chiesi! ma tu a 13 anni sapevi nuotare !?
Lui mi risponde no!, ho imparato in Italia in questi anni, ma poi a cosa sarebbe servito in mare aperto !? Io gli dissi ad aspettare soccorsi a tentare di salvarsi. Lui rispose sarebbe stato inutile lo stesso.
Dopo questa conversazione capii che molta gente viene buttata in mare ignara di ogni cosa, su imbarcazioni non adatte come questo ragazzino di 13 anni, esposta a molti rischi in balia di gente senza scrupoli.
Poi pensando ai miei figli, gli chiesi! ma un tredicenne come te come ha vissuto? dove hai mangiato? chi ti ha dato una mano in questi anni da solo e così giovane !?
..e lui mi spiegó!
Il primo anno siamo stati aiutati io ed altri minori in una casa famiglia, le donne erano tutte siriane, dopo quindici mesi io non ho più resistito e sono scappato via, a Roma.
Adesso torno a Nettuno dopo un mese in Piemonte, avevo trovato lavora attraverso altri egiziani, come aiuto in cucina e lavapiatti a Ivrea, in un locale di Egiziano, ma non mi pagavano e sono andato via, li ho capito che tutti durano solo un mese, poi scappano per il trattamento e per pochi soldi, io da sindacalista istintivo, ma non potevi denunciarli visto il trattamento!? No! mi avevano mandato altri egiziani e non potevo.
Ed io ancora! ed adesso Misu come farai!?
Riuscirai a trovare lavoro!?
Lui ormai confidenzialmente, vista la mia attenzione mi disse. sai come funziona Adolfo!, se delinqui e fai casino la guardia di Finanza arriva e ti prende e poi ti manda via.
Se non fai casino,lavori senza disturbare ..Non ti toccano!
Si, troverò qualcosa da fare, spero di sì.
Poi guardando i molti extracomunitari che arrivavano nei corridoi gli chiesi, ma questi dove vanno !?
Lui forse verso la mia città di prima accoglienza Latina.
Li sai c’è molta gente che vive senza far niente, con pochi soldi dei contributi e ospitato pranzo e cena, per questi di colore è normale l’assistenza, nel Lazio tra Roma e anche a Latina c’è tanta gente aiutata in case e con piccoli rimborsi per sopravvivere, io no, voglio lavorare.
Dopo queste veloci conversazioni e dopo aver simpatizzato, perché l’avevo trattato come un figlio, gli dissi visto che non c’è nessuno stenditi sui sedili, vedendolo barcollare da seduto, ma non mettere le scarpe sul sedile, lui si stese e dopo tanta attenzione, incomincio a ricambiare attenzione facendomi presente i rischi del viaggio, e mi disse guardando il mio zainetto!, nn lasciarlo a portata di mano, perché lungo il viaggio c’è gente che passa apre e lo porta via velocemente, mettilo sopra, io risposi, c’è molto poco stai sereno.
Poi mi chiese, ma tu Adolfo dove vai!?
io risposi Napoli, dopo proseguo per Avellino, vado ad un funerale di un ragazzo giovane come te, per questo devi fare attenzione, perché per un piccolo imprevisto si può morire, e morire da giovane non è una bella cosa.
Lui vedendo la mia attenzione e sentendo Napoli s’illuminò, ed incomincia a raccontarmi una storia vissuta in quella città, dov’era già stato ed aveva incontrato degli egiziani.
Ero a Napoli ed ho incontrato per strada dei giovani egiziani, dopo una conversazione amichevolmente, uno era addirittura della mia zona, m’invitarono in un bar a bere qualcosa, dopo, nessun ricordo, mi hanno trovato dei poliziotti! privo di coscienza, steso per terra addormentato, poi soccorso e portato in ospedale.
Mi disse, mi sono svegliato dopo 3 giorni! mi avevano dato qualche sostanza per stordirmi e poi derubato, lui se la rideva, poi mi disse con orgoglio, sono ritornato in quel posto con altri 15 amici per cercarli, ma erano ormai spariti.
Io ormai intenerito da questo ragazzino gli chiesi ancora, ma riuscirai a trovare da lavorare !?
E lui, sai Adolfo io trovo perché ho fatto ogni lavoro, lavapiatti, muratore, imbianchino, raccolto frutta ogni cosa, da 13 a 18 anni.
Mentre parlava, pensavo ai miei figli che non spostano nemmeno un piatto, mentre io da giovane ho vissuto una vita simile, ho fatto ogni lavoro per vivere, mi commuoveva a pensarlo solo e sorridente, senza nessun affetto e senza poter tornare in Egitto da 5 anni, senza la possibilità di poter rivedere i suoi, perché al rientro in Egitto ormai diciottenne dovrebbe affrontare 3 anni di duro servizio militare.
Gli dissi, sai una cosa Misu ! io ho fatto la tua stessa vita per vivere, ma poi sono riuscito a fare l’università, a trovare la mia strada, tu devi fare qualcosa d’importate.
Pensavo. Un uomo adulto di soli 18 anni.
Che aveva lavorato guadagnando solo 800€ in un mese e 10 giorni, e rispesi per comperare il biglietto ed un telefono e tornava a Latina con gli ultimi 150,00€.
Mi faceva veramente tenerezza ero tentato a farmi dare il numero di telefono, per capire se potevo aiutarlo, poi al mattino presto ci siano addormentati, e lui arrivato a Roma era già pronto per scendere, io stordito dal viaggio scomodo l’ho salutato senza realizzare.
Prima di addormentarmi gli avevo parlato e spiegato si può migliorare, e che io oggi ero in una condizione di lavoro dignitosa,nonostante il passato, ero un funzionario pubblico, ma avevo fatto tanti sacrifici e le sue stesse esperienze, ma ero riuscito a costruirmi una professione quindi, si può, anche tu devi provare.
Misu devi fare la stessa cosa, impara un mestiere, magari a fare il pizzaiolo, non renderti sempre disponibile per lavori di poco conto, come il lavapiatti, chiedi di farti fare altro, anche facendoti pagare meno, così un giorno potrai uscire da questa incertezza e magari guadagnare bene, lui sembrava illuminato da questa attenzione.
Poi, ricordati sempre queste parole tra di noi, il ricordo e la tristezza di una morte di un giovane di soli 28 anni, non metterti più in condizione di rischiare la tua vita come hai già fatto, perché è ingiusto morire da giovani ed io lo so bene, in questi giorni in cui sto viaggiando per onorare la bellezza della vita, persa da un ragazzo come te, a cui volevo bene e vado salutare per l’ultima volta.
Ciao Misu, buona fortuna, lui mi salutò con doppio battito della mano, poi un ciao fratello, come tra giovani amici, lasciandomi un sorriso in una notte in cui io ero senza ragioni e carico di pensieri per la perdita del mio caro cugino Gianluca.

Autore: 
Adolfo Melignano
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