Tredicenne abusata da 8 orrori eretti, la stampa sotto accusa

Dom, 25/09/2016 - 09:33
Il paese non c'era a sfilare per la ragazzina di Melito, ma non c'eravamo neppure noi, cari colleghi giornalisti. Siamo 2.446 in Calabria, se a Melito sono "trogloditi", come ha scritto qualcuno, noi siamo passati dalla tastiera alla clava.

Si continua a servire letame pregiato Gran Riserva in questa giungla accogliente. Il caso gravissimo della tredicenne di Melito è diventato l'ennesima occasione per servire fango in calici da vino porto.
Una ragazzina è stata costretta per tre anni a un susseguirsi di orrori eretti che senza amore, senza vederla, sfiatavano frenetici sotto il cielo di un'adolescenza scucita. Di quell'inferno la ragazzina ricorda una coperta rosa che oggi andrebbe stesa come un velo pietoso su chi oggi approfitta della sua storia per sparare a zero sul paesino che l'ha vista crescere.
Ancora una volta, scaldate le ugole, tutti in coro ci hanno rifilato la solita tiritera della Calabria tribale in cui non si trovano neppure graffiti entrando nelle caverne, vista l'omertà congenita.
Tutti insieme a gongolare allegramente dentro lo schema stabilito da una diagnosi copia e incolla in voga da anni, una diagnosi portata all'assurdo in modo schizofrenico. Una diagnosi che è diventata merce. L'hanno pianificata ad hoc e da tempo è sul mercato, venduta al miglior offerente. A richiesta la recapitano per pronta consegna a domicilio, impacchettata e infiocchettata.
"Poche centinaia di persone hanno preso parte alla fiaccolata" tuonano i giornali e i tg. Melito non capisce, Melito non sfila perchè c'è di mezzo il figlio del boss e non si vuole esporre, perchè sono tutti bigotti e sono tutti convinti che quella ragazzina se lo sia meritato. Perchè anche se è solo uno a dichiararlo ai microfoni saccheggiatori dei giornalisti, il suo pensiero non può che essere generale... siamo in Calabria!
Poche centinaia a sfilare, dicevamo... il paese non c'era, ma non c'eravamo neppure noi, cari colleghi giornalisti. Siamo 2.446 in Calabria, se a Melito sono "trogloditi", come mi è toccato leggere sui social, noi siamo passati dalla tastiera alla clava.
Dopo aver insozzato un paese, l'attenzione si è spostata, poi, a capofitto sulla madre.
Sapeva ma ha taciuto. Come può una madre, che deve essere necessariamente attenta - perchè le madri sono attente, tutte (?) - non essersi accorta che la propria figlia stesse male? Com'è possibile che sia servito un tema per farle comprendere il dramma della figlia? Sarà stata per forza una cattiva madre. (Siamo tute ottime madri con i figli degli altri). E quel silenzio ingiustificato... Si è lasciata intimorire dalla 'ndrangheta e il timore della 'ndrangheta è stato più forte dell'amore verso una figlia.
Questo il motivetto rimbalzato da una testata all'altra. Ci si è dimenticati, però, di sottolineare che la donna, che si è cercato in tutti i modi di tratteggiare come un mostro, non ha taciuto perchè preoccupata per la 'ndrangheta "imperante" ma perchè temeva che la giustizia le voltasse le spalle.
"Loro – dice, intercettata, al telefono – si vogliono prendere i meriti di andare con le sirene, come al solito per prendersi i meriti sulla pelle degli altri?".
Non ha avuto fiducia nella giustizia. E come biasimarla? Il 18 agosto 2014, a Monasterace, Mary Cirillo è stata uccisa dal marito; per la difesa l'uomo era incapace di intendere e di volere, un'ipotesi che ad oggi una perizia conferma e un'altra smentisce.
Altro caso, simile a quello della ragazzina di Melito, è successo vicino alla Fortezza del Basso a Firenze nel 2008. Un rapporto sessuale in macchina con sei ragazzi. Poi la denuncia per violenza sessuale e la condanna in primo grado: quattro anni e mezzo di carcere ciascuno. Secondo i giudici, i violentatori abusarono delle condizioni di inferiorità fisica e psichica della giovane che forse era ubriaca. In secondo grado, tutto ribaltato. Assoluzione. La Corte d’Appello ritiene la vicenda “incresciosa”, ma “penalmente non censurabile". In altre parole la ragazza con la denuncia avrebbe voluto “rimuovere” quello che considerava un suo “discutibile momento di debolezza e fragilità”.
Va così, a volte. Ma purtroppo a noi piace porre l'accento sui problemi che da anni ci dicono di avere, piuttosto che pensare che tanti altri vengono deliberatamente sottaciuti.
"Cosa frena l'Italia? Il sistema giudiziario". A dirlo non è la madre della ragazzina di Melito. Ma John Phillips, ambasciatore degli Stati Uniti in Italia, della cerchia dei fedelissimi del Presidente Barack Obama. I paesi esteri non investono in Italia a causa dei processi a rallentatore. Non si fidano della nostra giustizia, ma noi ci scandalizziamo se a non fidarsi è la madre di una ragazzina che sarebbe stata violentata anche da un poliziotto.
"Caròn non ti crucciare - dice Virgilio a Caronte nel III canto dell'Inferno - vuolsi così colà dove si puote cio che si vuole, e più non dimandare"...

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
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