Truffe e truffatori, frodi e frodati

Sab, 13/12/2014 - 12:44
Giudiziaria

“Gli ho consegnato la moto e lui mi ha corrisposto un assegno che non mi sembrava originale. Per rassicurarmi mi ha detto di seguirlo in banca per verificare che tutto era a posto e che il titolo era coperto. Lui è partito avanti ed io l'ho seguito poco distante, fino a quando, io mi sono fermato al semaforo rosso mentre lui ha proseguito e, da quel momento, non l'ho più visto. L'assegno è risultato falso, era una fotocopia a colori”.
Il fatto è avvenuto nel bresciano alcuni anni addietro. Ne ha parlato il “frodato” nel corso della testimonianza resa nel corso di un processo che si svolge a Locri, dove tra gli imputati ci sarebbe anche il presunto truffatore, di origini rom che avrebbe fatto parte di un sodalizio ben rodato che avrebbe truffato e frodato diverse decine di malcapitati in tutta Italia, per un giro d'affari stimato dagli inquirenti di circa 2 milioni di euro.
I presunti truffatori monitoravano i principali siti di annunci, individuavano il prodotto desiderato, contattavano il potenziale offerente, gli davano appuntamento solitamente a ridosso del fine settimana e pagavano la merce con un assegno immancabilmente falso che sarebbe stato controllato dal malcapitato solo qualche giorno dopo. In questo modo sono riusciti ad assicurarsi macchine di lusso, escavatori, mezzi agricoli, ma anche moto d'acqua e un martello pneumatico, fino a spingersi all'acquisto di prodotti dalla dubbia utilità, come nel caso di un trono di legno.
Su tutto spicca l'abilità dei componenti del sodalizio, pratici della Rete così come nella manipolazione di documenti, e capaci di conquistare senza fatica la fiducia delle vittime. E poco importava a questi impostori se c'era chi contasse su quegli assegni (falsi) per garantirsi il proprio futuro.
L'indagine è partita alla fine del 2010, quando diversi sequestri di tagliandi assicurativi falsi e innumerevoli denunce di truffe, hanno fatto rizzare le orecchie ai carabinieri delle stazioni di Marina di Gioiosa Jonica e Caulonia Marina, che sono così arrivati a scoprire un inganno che ha fruttato alla banda due milioni di euro e che, dalla Calabria, è arrivato fino in Val d'Aosta, con vittime residenti in molte regioni d'Italia, dal Lazio al Piemonte, dalla Toscana alla Lombardia, dalla Campania all'Emilia Romagna.
Nei prossimi mesi si giungerà ad una prima sentenza. Intanto prosegue la sfilata degli oltre cento truffati, provenienti da quasi tutte le regioni d'Italia.

 

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