Ulivo Mussu i Corvu

Lun, 12/03/2018 - 18:00
I frutti dimenticati

Tale varietà di ulivo, rarissimo era sporadicamente presente sia nelle Badie di Ferruzzano, che in quelle di Caraffa del Bianco, dove fra l’altro esistevano svariati monasteri, di cui c’era memoria fra i vecchi di Ferruzzano, del monastero di S.Nicola, mentre sempre nel comune di Caraffa, esisteva un monastero dedicato a S.Giorgio, nella contrada indicata come S.Giorgio, dove nell’ex proprietà Sculli, agli inizi degli anni sessanta del 900, mentre si procedeva allo scavo per le fondazioni di una casa rurale, emersero dei manufatti di periodo bizantino.
Nell’Apprezzo, per il 1707, dei beni appartenenti ai Carafa, nel territorio di Bianco, a cui Caraffa apparteneva, assieme a Casignana, pubblicato da Domenico Romeo, si fa riferimento anche al monastero di Cari Carini, a ridosso dei confini tra il territorio della baronia di Bianco e quello del ducato di Bruzzano; infatti con le leggi eversive della feudalità dell’agosto del 1806, per iniziativa di Giuseppe Bonaparte, fratello di Napoleone, nacquero i comuni e così l’ex Ducato di Bruzzano perse parte del suo territorio e nacque ad est il comune di Ferruzzano, mentre ad occidente perse il territorio di Casalnuovo, che divenne frazione d’Africo, che prima era casale di Bova.
Ebbene a poca distanza dal monastero di S. Nicola, il cui tracciato esisteva fino alla fine degli anni cinquanta nella proprietà del defunto ingegnere Pietro Sculli, ora appartenente alla famiglia Mollica di Casalnuovo di Africo, esistevano degli ulivi monumentali della varietà Mussu i Corvu, inceneriti da un immane incendio scoppiato negli anni settanta del 900.
A giudicare dal diametro che superava abbondantemente 1,5 mt, essi erano millenari, ma della stessa varietà esistono ancora pochissimi altri esemplari a ridosso della frazione Saccuti, abbandonata, a Ferruzzano.
Il più notevole, dal diametro di metri 2,47 esiste nella proprietà del dott. Pasquale Cristiano, mentre a poca distanza si stagliavano maestosi, su una ceppaia di circa cinque metri di diametro, tre piante monumentali( quindi che superavano un metro di diametro), inceneriti da una persona senza cervello, che in pieno solleone, a luglio, cominciò a bruciare delle sterpaglie.
Nella stessa zona esistono pochi altri, tra cui un gruppo di tre, monumentali, che vivono sul ciglio dell’antica strada che portava a Bruzzano Vetere.
Un altro esemplare, monumentale, vive isolato, in una piccola piazza nella frazione Baracche, abbandonata, sempre di Ferruzzano.
Al di fuori dei sopradetti territori è assolutamente impensabile trovare esemplari della suddetta varietà, che senza dubbio sarà stata introdotta sul territorio, forse dai monaci basiliani o comunque dai bizantini, considerando che gli esemplari più antichi, possono tranquillamente superare i mille anni di età.
Il motivo per cui la varietà non fu diffusa, non si può conoscere, ma probabilmente essa non fu ritenuta una varietà interessante o di valore, per cui rimase solo appannaggio di poche persone; infatti essa è frammista alle Geracesi, che sono assolutamente prevalenti, ma che evidenziano, con il diametro dei loro tronchi un’introduzione più recente nel territorio.
Le piante della varietà Geracese più antiche, a giudicare dai tronchi notevoli, sono presenti in numero consistente, dentro l’abitato, anche se in periferia, di Ardore Marina, nella proprietà del barone Francesco Macrì di Locri ; essi rappresentano addirittura un piccolo parco di ulivi monumentali, per cui il dott. Giuseppe Grenci, sindaco di Ardore, ha espresso l’idea di trasformare l’area in un parco della biodiversità, aggiungendo agli ulivi secolari, le essenze rare del territorio.
Ritornando alla Mussu i Corvu, essa si ammala con facilità di rogna, per cui bisogna prestare molta attenzione quando si potano gli ulivi, a non utilizzare gli attrezzi di lavoro, prima utilizzati per potare piante ammalate, senza prima sterilizzarli al momento di lavorare, perché altrimenti, l’infezione si propaga con celerità, dall’attrezzo contagiato.
Nello stesso tempo buona parte delle olive cadono in agosto, in presenza di un’annata siccitosa, però le olive rimanenti, quando maturano, risultano dolci e quindi erano utilizzate per essere preparate al forno, nonostante fossero più piccole rispetto alle tonde, più adatte per tale uso.
La particolarità più evidente di tale varietà, è costituita dal tronco, che appare loricato in maniera meno regolare di quanto può essere il tronco del pino loricato del Pollino, che ricorda in modo più evidente la corazza o lorica dei legionari romani.
Le foglie apicali di tale varietà sono state consegnate, al pari di altre varietà minori del territorio, alla dott.ssa Samanta Zelasco del Crea di Cosenza, e pare, dalle analisi molecolari, che essa sia unica o al massimo incrocia con le caratteristiche di varietà anche esse ignote, della costa ionica reggina.

Autore: 
Orlando Sculli
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