Un (irrealizzabile) Piano Marshall (non) cambierà il volto della Calabria

Dom, 06/03/2016 - 18:21
L’incontro promosso dalle sigle sindacali su lavoro e legalità è stata l’occasione ideale per parlare dei problemi del nostro territorio e avanzare proposte per il futuro. La più accattivante č sembrata ai piů quella di Gaetano Paci sulla realizzazione di un Piano Marshall giuridico per la Calabria. Ma inefficienza dello Stato e mancanza di fondi uccidono il progetto ancora prima di pianificarlo.

Le sigle sindacali CGIL, CISL e UIL hanno organizzato, lo scorso venerdì, una conferenza unitaria sui temi del lavoro e della legalità come baluardo contro la ‘ndrangheta.
L’incontro, tenutosi a palazzo Campanella alla presenza di diverse cariche istituzionali, è stato un’occasione di riflessione dinanzi a un pubblico nutrito e in grado di dimostrare sensibilità in merito all’argomento, affrontato, tra gli altri, dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri Marco Minniti, dalla Presidente della Commissione parlamentare Antimafia Rosy Bindi e dal Presidente del Consiglio Regionale della Calabria Nicola Irto.
Tante le richieste di reazione dinanzi ai fatti drammatici che stanno colpendo il nostro tessuto economico e sociale: Minniti ha affermato quanto sia necessario fare di più ed essere maggiormente esigenti dinanzi a quest’emergenza; la Bindi ha dimostrato di aver compreso quanto sia errata la politica di scioglimento senza appello dei comuni in cui si sono verificate infiltrazioni mafiose chiedendo che prima ancora dei cittadini siano i politici a dare il buon esempio non accettando mai di scendere a compromessi; Irto ha sottolineato la necessità che la Regione utilizzi adeguatamente i fondi strutturali per crescita e sviluppo, allontanando l’idea che la Calabria sia una terra dove non è possibile fare impresa.
Ma il discorso più apprezzato e applaudito nell’ambito di questa iniziativa è stato quello del Procuratore aggiunto della Repubblica di Reggio Calabria Gaetano Paci, che, parlando dell’esistenza di un sistema di potere (la ‘ndrangheta) di cui l’azione giudiziaria da sola non può scardinare tutte le componenti senza la collaborazione della politica e dei cittadini, ha invocato l’instaurazione di un vero e proprio Piano Marshall per la giustizia a Reggio Calabria.
Il Piano Marshall, come molti lettori ricorderanno dagli studi condotti a scuola, fu un programma di aiuti economico-finanziari destinati alla ripresa economica dell’Europa avviato nel 1947 dagli Stati Uniti e prese il nome del segretario di Stato statunitense che se ne fece promotore: George Marshall. L’idea degli USA era quella di “iniettare” nelle casse dei diversi stati europei denaro a fondo perduto per quattro anni, con l’intento di favorire la ripresa economica del Vecchio Continente ed evitare un’ulteriore grande depressione dell’economia mondiale, che avrebbe avuto conseguenze catastrofiche anche per l’America. Al termine del progetto, il Piano Marshall costò agli USA quasi 10 miliardi di dollari (considerata l’inflazione, oggi sarebbero stati all’incirca 330), un investimento così importante da essere giustificato dalla storiografia marxista (molto probabilmente a ragione) con la volontà americana di rendere la nuova economia europea funzionale alle esigenze del suo sistema produttivo.
Con il suo intervento, insomma, Paci avrebbe invocato un’azione di Governo che, da qui a (ragionevolmente) un paio d’anni, porti nelle casse della Regione Calabria le cifre necessarie a investire, in questo caso, sulla legalità: nuove caserme e posti di polizia, nuovi mezzi, nuovi tribunali e assunzioni a pioggia sarebbero il cachet utile a far cessare quel lancinante mal di testa chiamato ‘ndrangheta che affligge il nostro territorio.
Due considerazioni: ciò su cui forse non ha riflettuto abbastanza Paci è che, ad ogni emergenza, il Ministro dell’Interno Alfano fa una capatina da queste parti e promette di mettere in campo l’esercito per qualche mese, impiegando già, seppure temporaneamente, nuovi uomini e mezzi senza sortire il benché minimo effetto; ci domandiamo, in secondo luogo, da dove possa essere attinto questo denaro da investire a fondo perduto, considerato il periodo non certo florido per il Paese.
I fondi da destinarsi al nostro territorio scarseggiano come di consueto, e l’unica iniezione di denaro nelle nostre casse, il tanto sbandierato Masterplan renziano, che dovrebbe, entro il 2023, impiegare nella ripresa economica del sud 95 miliardi di euro (di cui la Calabria vedrà pochi spicci), riguarderà esclusivamente lo sfruttamento dei fondi europei con la speranza di avviare investimenti mirati che garantiscano la ripresa economica di questa parte dello Stato.
L’irrazionalità del sistema giuridico denunciata da Paci, così come la speranza di vedere un governo che si renda conto di quanto questa terra abbia bisogno di legalità per potersi sollevare dal fango nel quale è affossata, sembrano proclami destinati a non essere colti dallo Stato. Quello stesso Stato che il Procuratore aggiunto ha definito serio, credibile ed efficace quando ha affermato che gli imprenditori che non denunciano le vessazioni della mafia non hanno più alibi.
Se è serio, credibile ed efficace, uno Stato che continua a reagire solo con dichiarazioni di sdegno e vicinanza alle intimidazioni di cui siamo stati testimoni in questi ultimi mesi, aspettiamoci di continuare a versare in questa condizione di serietà, credibilità ed efficacia ancora per lungo tempo.

Autore: 
Jacopo Giuca
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