Un ospedale retrò e in tilt: serve una controriforma

Dom, 11/01/2015 - 10:55
È un ospedale che va continuamente in affanno quello di Locri, tribolante, stremato. I medici ospedalieri sono come i soldati della prima guerra mondiale: in trincea e votati alla “morte”.

«Per capire la situazione attuale della sanità bisogna andare un po' indietro nel tempo, esattamente al 2011». Esordisce così il dottor Vincenzo Mollica, Presidente del Circolo del NCD a Siderno, che abbiamo intervistato sul tema della Sanità. «All'epoca era appena scoppiata la crisi e due furono i principali motivi di spreco denunciati: il pubblico impiego e la sanità. Ci si aspettava pertanto una riforma in entrambi i settori, ma nulla è stato fatto. Inoltre, è da sottolineare che già  da quando  fu creata l'aziendalizzazione della sanità negli anni '90, gli economisti sin da subito avevano preventivato il fallimento di questo sistema, in quanto non è possibile applicare alla sanità i criteri di gestione di un'azienda. Fatta questa premessa e per ricollegarci ai giorni nostri, è bene anche ricordare un incontro tenuto a Napoli con i sindacati medici in cui la dottoressa Dragonetti dell'ARAN spiegò che la riforma della sanità avrebbe avuto un  successo solo  se ci  fosse stato un forte investimento in uomini e mezzi. La situazione economica che si è venuta a creare con conseguente commissariamento e piani di rientro delle sanità regionali da parte del governo non ha permesso né gli investimenti in tecnologia né, cosa più grave, alcuna assunzione». Chiedo al dottor Mollica cosa abbiano comportato i mancati investimenti per l'ospedale di Locri. «Si è venuta a creare una situazione paradossale: allo stato attuale a Locri i medici ospedalieri sono come i soldati della prima guerra mondiale, in trincea e votati alla “morte”. Il numero di persone andate in pensione è elevatissimo e non c'è stata una sostituzione. Il Ministero dell'Economia frena, in quanto dice che la spesa per gli stipendi è elevata. Ma è elevata perché vi sono molti medici in ospedale o sul territorio?» si interroga Mollica. Se non si sostituisce il personale, la sanità non può funzionare o, comunque, funziona male. La carenza  di personale riguarda tutti i reparti e questo ha determinato un superlavoro dei medici  e conseguente disaffezione. «In alcuni reparti sono rimasti  in servizio medici di età elevata, costretti a turni massacranti, che spesso dopo aver fatto la notte, devono ripresentarsi a lavorare il giorno successivo, contrariamente ad ogni regola - tuona Mollica - Finché non verrà assunto nuovo personale in ospedale, ci sarà sempre questa situazione di sofferenza, sebbene i medici ospedalieri facciano il loro dovere con grande sacrificio». È un ospedale che va continuamente in affanno quello di Locri, tribolante, stremato. Nella scorsa settimana sono state messe alcune “toppe” per riparare i buchi più clamorosi: uno dei due apparecchi di diagnostica presso il reparto di Radiologia è stato riparato, l'altro è rimasto in avaria. Il motivo? Pare che le apparecchiature risalgano ai tempi in cui la Apple commercializzava il suo primo Macintosh, una scatoletta bianca con tubo catodico lasciata indietro di anni luce dai nuovissimi iMac spessi appena 7 mm. Ora, non pretendiamo che le apparecchiature dell'ospedale di Locri vengano dal futuro, ma comprarne di più recenti non (le) guasterebbe.
Oltre alle apparecchiature obsolete, Radiologia lamenta anche un'inconcepibile carenza di organico. Nel 2014 i medici sono passati da 11 a 5 e con il nuovo anno sono scesi a 3, in quanto nella scorsa settimana due medici sono andati in pensione. Tre radiologi per cinque settori chiave che ogni anno effettuano 50 mila esami. A soffrire il “collasso” di radiologia sono principalmente i reparti di Rianimazione, Chirurgia e Ortopedia, in prima linea nella catena salvavita.
Urge una riforma della sanità, dunque. O meglio una controriforma come suggerisce Mollica. «Bisogna rivedere il ruolo del medico di base e degli specialisti ambulatoriali. Oggi si parla di Casa della salute. La Casa della salute potrà funzionare solo se verrà rivisto il ruolo dei  medici di base e  degli specialisti ambulatoriali cosicché si possa garantire una copertura 24 ore su 24 e vengano inviati in ospedale solamente i casi gravi. Attualmente l'ospedale è oberato di esami che spesso possono essere effettuati sul territorio. La riforma della sanità dovrebbe, inoltre, guardare alla produttività e alle qualità dei professionisti garantendo premialità e progressione di carriera ai più capaci e solerti». Chiedo al dottor Mollica se, in attesa di una riforma, gli specialisti ambulatoriali potrebbero sopperire alla carenza di personale. «Lo specialista ambulatoriale potrebbe decidere di venire a lavorare in ospedale ma se ha un contratto da 18 ore non è previsto che faccia le notti, mentre se ne ha 24 può farle ma non è obbligato».
In definitiva per uscire dall'impasse è necessario consentire al più presto nuove assunzioni e successivamente autorizzare l'acquisto di moderne apparecchiature che andranno a sostituire quelle “d'epoca”.

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
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