Una sentenza di morte per lo Sporting Lokrians

Dom, 24/12/2017 - 16:00

Dal dicembre 2015 lo Sporting Locri (oggi Lokrians) non trova più pace. In seguito alla triste vicenda della minacce di stampo mafioso che sarebbero state mosse alla dirigenza targata Ferdinando Armeni, infatti, la squadra di Futsal femminile è passata attraverso una serie di sventure che, oggi, potrebbero decretarne definitivamente la fine.
Nonostante l’impegno della nuova società guidata da Vittorio Zadotti, infatti, la squadra, che ha continuato con buoni risultati a militare nella serie A nazionale, si è ritrovata dapprima senza un casa nella sua città d’origine, quindi anche a Sant’Andrea Apostolo dello Ionio, dove si era trasferita. Se il palazzetto dello sport di Locri, nel 2016, era stato dichiarato inagibile, infatti, la scoperta dell’assenza di alcuni certificati del 2012 avrebbe decretato la chiusura anche della struttura sportiva del paese catanzarese presso il quale le ragazze del Lokrians si erano ormai abituate ad allenarsi, costringendo Zadotti a cercare di correre in extremis ai ripari.
«Questo è accaduto perché in Calabria lo sport, anche ad alti livelli, non può essere praticato senza che le poche infrastrutture presenti sul territorio cadano sotto i colpi di una burocrazia ignobile - ci spiega uno Zadotti indignato.
«Questa difficoltà, per la nostra società, è stata evidente fin dal principio. La precedente gestione, infatti, aveva a disposizione strumenti che a noi sono stati tolti quasi immediatamente. La sottrazione del pulmino per il trasporto e della possibilità di alloggiare all’ostello hanno costituito un’alzata di scudi da parte della città di Locri culminata con la chiusura del palazzetto dello sport. Anche in questa vicenda, di cui certo non è direttamente responsabile l’Amministrazione, abbiamo comunque notato un certo distacco da parte dell’assessore allo sport, Domenica Bumbaca che, legata personalmente alla squadra, se avesse voluto esserci vicina, avrebbe potuto trovare un modo efficace per tenderci una mano.
«Resta il fatto che il problema di Locri non è isolato, perché sono diverse le strutture che, non coccolate da amministrazioni e tecnici, finiscono per essere abbandonate senza più essere messe a disposizione delle squadre - Un dato confermato, ahinoi, dal delegato regionale allo sport Gianni Nucera, che parla di un 30% di strutture sportive non a norma in tutto il territorio.
«Pensavamo di aver risolto il problema spostandoci a Sant’Andrea - continua Zadotti, - ma anche in questo caso, purtroppo, un’assurda rigidità nell’applicazione dei protocolli ci sta obbligando ad assistere impotenti alla chiusura della nostra seconda casa. E dire che lì eravamo stati noi a rimboccarci le maniche per fare sì che il palazzetto dello sport potesse essere adeguato ai parametri richiesti dalla serie A nazionale. Squadra e staff sono stati obbligati a spostarsi in blocco e a spese proprie, pertanto potete capire la nostra frustrazione quando, dopo aver investito tempo, denaro, sforzi e passioni nel progetto di salvezza dalla squadra, abbiamo trovato il palazzetto chiuso perché qualcuno ha fatto le cose in maniera superficiale a livello amministrativo.
«La cosa che ci fa maggiormente rabbia è che la nostra vicenda rischia di passare sotto silenzio nonostante l’importanza della categoria in cui milita la nostra squadra, che rende ciò che sta accadendo paragonabile all’ipotetica e assurda chiusura di San Siro per l’Inter. Sono sicuro, tuttavia, che se dovesse accadere qualcosa di simile nella Serie A di Calcio si mobiliterebbe chiunque, mentre per noi, escluso il sindaco di Sant’Andrea, Nicola Ramogida, nessuno sta muovendo un dito in tutta la regione.
«Speravamo nella gestione del Palazzetto dello Sport di Locri proprio per salvare noi stessi e dare un servizio alla comunità che rappresentiamo. Invece, a causa dell’immobilismo della Città Metropolitana, siamo costretti a cercare un’altra casa in una fase delicatissima della stagione.»
Lo Sporting, infatti, dovrà affrontare nella giornata di oggi il Breganze in uno scontro decisivo, che rischia adesso di non avere l’esito sperato solo perché le ragazze non hanno potuto rispettare alla lettera il rigido piano di allentamenti. Per cercare di evitare il verificarsi di questa condizione, Zadotti aveva inviato la scorsa settimana una lettera aperta alla Città Metropolitana di Reggio Calabria in cui la società rappresentata dall’imprenditore milanese si impegnava a prendere in gestione il Palazzetto di Locri per renderlo nuovamente agibile e riconsegnarlo alla comunità. ;a l’appello, ci ha confessato Caterina Belcastro, uno dei consiglieri metropolitani cui era rivolta la missiva, non è giunto sulla sua scrivania.
Nonostante il sindaco di Caulonia abbia preso l’impegno di portare in Consiglio la questione e di voler tendere una mano nei tempi più brevi possibili alla squadra di Locri, i tempi sportivi sono molto più rapidi di quelli burocratici, cosa che costringe lo Sporting a cercare freneticamente una nuova sede pur di continuare a sopravvivere.
«Ci è stato proposto di allenarci a Soverato - ci spiega Zadotti, - ma non è normale che una Squadra di Serie A si alleni in un campo che non risponde ai parametri di grandezza imposti dalla categoria, elemento che renderebbe ogni nostra partita da qui alla fine del campionato una trasferta.
«Inoltre l’allontanamento progressivo da Locri, di cui continuiamo a indossare con orgoglio i colori, ci sta dando sempre meno senso di appartenenza al nostro comprensorio.
«Andiamo sempre più a nord. Andrà a finire che giocheremo a Milano?»

Autore: 
Jacopo Giuca
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