Una storia antica: la Statale 106

Lun, 15/07/2019 - 12:40
Riceviamo e pubblichiamo

La chiamano tristemente la strada della morte, perché molte sono state le vite umane stroncate in questa maledetta strada. La percorro molto spesso, poiché da Locri, dove abito, mi reco molto spesso al mio paese nativo, Brancaleone Marina, per ragioni di lavoro. Devo dire che ogni qual volta faccio questo tragitto, specie se di notte, qualche brivido lungo la schiena lo avverto per le difficoltà che incontro. Ma e anche una strada di cui si è parlato molto, sia per la lungaggine dei lavori espletati nel tratto che da Spropolo a Bova Marina, sia per lo spreco di denaro pubblico di cui molte ditte si sono arricchite. Proprio in questi giorni, alla televisione, ho sentito che finalmente è stato approvato lo sblocca cantieri per le grandi opere e pensavo a ragion veduta che la Regione Calabria potesse usufruire di quelle risorse necessarie per farla ripartire dal punto di vista economico. Sono rimasto deluso e amareggiato, come lo sono stati in molti, nell’apprendere che quei soldi, già destinati alla 106, sono stati dirottati verso altri lidi. È una storia che si ripete da molti anni e, qualunque tipo di governo forma di potere non ha mai avuto un occhio di riguardo per la bellissima terra che è la Calabria. Un esempio a riguardo è quello dei contributi europei che per incapacità dei nostri rappresentanti non vengono spesi e rimangono come residui che poi alla fine vengono dirottati in altre regioni. Oggi la nostra Regione si trova all’ultimo posto rispetto alle altre, sia in termini di sviluppo economico, cioè di investimenti, sia in termini d’occupazione, specie quella giovanile. I nostri migliori giovani laureati migrano chi al nord Italia e chi all’estero e nei nostri paesi rimaniamo noi vecchi, abbandonati a un destino che sicuramente non lascia presagire niente di buono. Io amo questa terra in un modo quasi viscerale e non la cambierei con nessuna delle regioni d’Italia e nemmeno del mondo. Voglio raccontare un aneddoto personale: giorni fa mi sono recato a Milano e ho trascorso dieci giorni d’inferno perché mi sono preso un gran raffreddore e pure un’otite a causa dell’umidità che c’era e dell’inquinamento dell’ambiente. Non vedevo l’ora di ritornare nella mia terra per respirare un po’ d’aria pura e non mi interessava quello che vedevo quando camminavo per Milano. L’opulenza delle sue ricchezze e l’eccellenza dei suoi servizi scomparivano ai miei occhi, ma meditando e ragionando sul senso di amarezza e di rabbia non potevo non sentirlo. Allora mi chiedevo: perché la nostra terra è così abbandonata e martoriata da tutti? Tutti quanti la prendiamo a calci e ce ne strafottiamo, sia rappresentanti del luogo, sia professionisti e cittadini. C’è in momento in cui bisogna dire basta! Dobbiamo invertire tendenza, comportamenti e tipo di politica se vogliamo che la nostra regione risorga allo splendore di un tempo. Noi siamo i figli illegittimi delle civiltà greca e romana, che hanno civilizzato il mondo. Ai tempi della Magna Graecia la Calabria era un vero paradiso in termini di bellezza, di cultura e di economia. Dobbiamo fare sinergia tutti quanti noi calabresi e non pensare che le cose ci piovano dall’alto o per merito delle istituzioni se vogliamo bene a questa terra meravigliosa, si cui non c’è eguali al mondo. Sono sicuro che la maggioranza di noi calabresi vuole bene a questa terra e desidera che si riprenda da questa emarginazione culturale ed economica. Noi anziani speriamo di rivedere questo risorgimento quando ancora siamo in vita, ma il se il Signore questo regalo non ce lo concede, ci auguriamo che questa nostra battaglia serva a lasciare ai nostri figli e nipoti il riscatto della nostra adorata terra.

Pasquale Canale

Una precisazione…
Comprendiamo lo sfogo del signor Canale, legittimo e condiviso in ogni sua declinazione, ma riteniamo al contempo doveroso nei confronti dei lettori fare due precisazioni relative ad altrettanti passaggi della lettera che abbiamo pubblicato. Il “Decreto Sblocca Cantieri” approvato nei giorni scorsi, infatti, contrariamente a quanto scritto dal signor Canale, non ha dirottato alcun fondo già destinato alla Strada Statale 106 ma semplicemente non ha previsto l’auspicata riattivazione di tutti i cantieri attualmente aperti lungo il percorso della statale Jonica, se non quello nel tratto compreso tra Sibari e Roseto Capo Spulico. Altra imprecisione è quella relativa all’utilizzo dei fondi europei: è proprio di poche settimane fa, infatti, la notizia che la nostra Regione è tra le più virtuose d’Italia nell’utilizzo del denaro inviatoci dall’Europa (addirittura terza per quanto riguarda i fondi destinati all’agricoltura) e, soprattutto, i fondi che non vengono impiegati, non vengono dirottati verso altre Regioni ma, alla fine dell’anno contabile, restituiti direttamente alla Commissione Europea, che li aggiungerà a quelli da distribuire per l’anno successivo.
La redazione

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