Una storia: Pietra Kappa

Sab, 29/09/2012 - 11:05
Una storia: Pietra Kappa

San Pietro, pur santo, in vita non poche volte sfidava la pazienza del Cristo e, nonostante le tante prove della natura divina del Maestro suo, nutriva dubbi profani. Fu così che, in un tempo in cui Gesù e gli apostoli giravano in terra di Locride, il Maestro chiese ai suoi discepoli di recare con sé un sasso nella salita verso l’Aspromonte. Pietro giudicò troppo faticoso patire oltre all’ascesa un peso inutile. Il sasso non lo prese. E, quando la stanchezza sgonfiò i muscoli e la fame svuotò lo stomaco, la marcia si interruppe in riva a un fiume. L’acqua dissetò ma non riempì e i discepoli guardarono il Maestro. I sassi nelle loro mani si trasformarono in pani, grandi a seconda della dimensione delle pietre che furono. Pietro che non portò il sasso non ebbe il pane, e si rassegnò a guardar gli altri mangiare. Alla  ripresa del cammino, il Maestro ridiede il consiglio di munirsi di una pietra. Pietro non vide il sorriso sul volto del Dio in carne e ossa, si caricò le spalle di un macigno enorme che gli piegò la schiena. Il futuro Papa camminò per tutto il giorno con quel peso addosso. Alla tappa successiva, l’apostolo buttò a terra il masso. Lo guardò con cupidigia. Vide le pietre degli altri trasformarsi in pane e bramò l’arrivo del suo turno con l’acquolina in bocca. Il Cristo guardò la pietra enorme, trasportata dal primo dei suoi discepoli. Sorrise nuovamente. Sotto la faccia incredula di Pietro il masso iniziò a lievitare a dismisura. Ma pietra era e pietra rimase. Alta fino a quel cielo che il dubbio dell’apostolo aveva sfidato. Pietro comprese e chiese perdono del suo errore. Ma la pietra restò gonfia, a monito eterno dell’egoismo e dell’errare umano. Una KAPPA tra il monte Lucente e lo Jonio di smeraldo.     

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LE CHEVALIER
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