VELTRONI ED I GIOVANI

Sab, 21/01/2006 - 00:00

Porgo a Lei ed ai  ragazzi romani, alle autorità calabresi che L’accompagnano, ia Presidente dell Regione Calabria, al nostro Sindaco e alle altre autorità locali,  i saluti dei Dirigenti Scolastici  della Locride, qui convocati per ringraziarLa  dell’attenzione rivolta ai nostri giovani.  
I nostri ragazzi si sono imposti all’attenzione di tutta l’Italia perché, subito dopo il vile assassinio dell’On. Fortugno, si sono scrollati di dosso quello spirito di rassegnazione e di fatalismo che da troppo tempo anima il modo di vivere  e, aggiungerei, “di morire”,  delle nostre popolazioni.
Non solo sono scesi in piazza ma lo hanno fatto in un modo  inusuale - fatemi ricordare quello “striscione bianco” che è stato il vessillo eloquente degli alunni del Liceo Scientifico di Locri - per esprimere sentimenti irrefrenabili e confusi ad un tempo: su quello striscione bianco c’erano impressi lo sgomento, la simpatia e affetto per i giovani figli e   la moglie dell’On. Fortugno ma c’era anche un  domanda di legalità gridata con eloquente silenzio e rivolta alle pubbliche istituzioni che non riescono a garantirla.
I mezzi di comunicazione sono stati molto bravi a capire che questa volta c’era qualcosa di nuovo, che stava nascendo  un piccolo filo di speranza riposto in quei giovani in corteo con facce ben visibili  dietro a uno striscione combattivo e impavido: “E adesso ammazzateci tutti”:
Con quello striscione essi  esprimevano la loro determinazione a non rassegnarsi e non accettare supinamente che il bello e il cattivo tempo lo facciano loschi figuri che per le loro commissioni di morte assoldano giovanotti morti di fame, ignari di scuola, incapaci di pensare con la propria testa, schiavi dei loro padroni, guardinghi l’uno con l’altro e terrorizzati perché sanno di rischiare grosso non nei tribunali dello Stato ma dinanzi ad una “giustizia” privata gestita con la contabilità sbrigativa dell’”oggi a me domani a te”.
Il “dopo Fortugno” dei ragazzi locresi ci fa sperare che i nostri ragazzi abbiano compreso una volta per tutto cosa c’è dietro i macchinoni, le moto, i soldi di tanti giovinastri che ufficialmente non hanno arte né parte.
Hanno capito i nostri giovani che gli agi ed il “rispetto” di cui godono persone ufficialmente nullatenenti e nulla facenti  sono il risultato di un’economia malavitosa fondata sullo sfruttamento degli altri mediante taglieggiamento, usura, attentati, incoraggiamento alla  tossicodipendenza, gestione del traffico di clandestini  e della prostituzione e infine, uccisioni, quando la vittima ha  disturbato  il manovratore o non ci si è assoggettata.
Ciò che in fondo tutti sappiamo è stato reso eclatante con l’uccisione dell’On. Fortugno, avvenuta all’interno di un luogo simbolico quale un seggio elettorale, sia pure di “elezioni” primarie: di elezioni che non servivano a determinare il potere politico ma piuttosto ad esprimere un sentimento immediato e, in qualche modo ingenuo di partecipazione.
Quel momento di serenità e di freschezza - sono sicura che tutti coloro che lo hanno vissuto   si ritroveranno in questa descrizione - è stato interrotto drammaticamente con quell’uccisione in pubblico, in pieno giorno, nel seggio elettorale. 
Il messaggio è stato inequivocabile: la politica non pensi di poter gestire l’ordine sociale con le regole “pulite” della democrazia.
La spontaneità e l’immediatezza della risposta giovanile ha reso evidente che quel messaggio era irricevibile.
Se il processo educativo è fondato sull’azione di fa affiorare in modo sempre più limpido il mondo interiore dell’adolescente, la scuola locrese in questo momento si trova davanti  una strada già tracciata.
Il suo compito consiste nell’aiutare i giovani a tener sempre desta la capacità di comprendere, di giudicare, di agire per modificare l’esistente. E deve farlo attraverso l’affinamento dell’indagine critica, cioè attraverso il pane quotidiano del sapere offerto attraverso le discipline.
Ma forse questo non basta.  Occorre che i giovani escano dall’isolamento territoriale e si confrontino sempre di più con i coetanei italiani e del mondo; occorre intensificare gli scambi culturali e sono convintissima che essi servano a tutti, perché l’Italia è ancora divisa.
La divisione non poggia su consuetudini di vita e valori diversi perché non lo sono affatto: l’Italia è stata attraversata e segnata da comuni stili di vita contadini o provinciali, da una comune e ricca cultura umanistica, da una lingua comune, da una comune forma religiosa.  L’Italia, però, è profondamente divisa dai pregiudizi, da una diffusa incultura storica nonché   da una  mancata frequentazione del Sud da parte dei connazionali del Nord e del  Centro per ragioni storico-economiche che comprendiamo benissimo. 
Oggi sta succedendo una cosa che ha lasciato sbalorditi : i ragazzi d’Italia hanno incominciato ad accorgersi dei loro coetanei calabresi, hanno incominciato a guardarli con rispetto perché sono stati capaci di indignarsi come forse loro non sanno fare più.
Hanno capito che è bene indignarsi per i diritti negati, per reclamare il rispetto che si deve alla persona, per reclamare il diritto di avere partiti senza padrini siano con la coppola che con i colletti bianchi, come purtroppo avviene in altre regioni italiane dove sono ugualmente presenti partiti o gruppi di pressione che sono veri e propri “ comitati di affari “.
Gli studenti italiani hanno appreso che la protesta locrese è stata una mobilissima protesta e non una di quelle contestazioni da burletta che si fanno un giorno sì ed uno no per qualsiasi motivo e per il suo contrario.
Abbiamo visto occupazioni e atti vandalici fatti per noia: eppure oggi i ragazzi italiani sanno che a Locri qualcuno scende in piazza mentre le pistole sono ancora fumanti e i mandanti affacciati alla finestra e dice “E adesso ammazzateci tutti” . E le scuole italiane ci hanno cercato e invitato, ci hanno scritto: “Giù il cappello: siete bravissimi”.
Anche voi ragazzi romani avete voluto esprimere il vostro apprezzamento venendo fin qui con il vostro sindaco: è stato un bel gesto e ve ne siamo riconoscenti ma ora dobbiamo lavorare insieme per continuare il cammino intrapreso di consapevolezze che  la democrazia si protegge con l’incontro e lo scambio di idee, con la buona fede e la trasparenza degli atti, con l’onesta dei nostri comportamenti di studenti, con l’adempimento dei nostri doveri di ufficio, con la conoscenza dei meccanismi istituzionali ed economici, con la forza di denunzia delle storture che indeboliscono la vita civile
La primavera locrese non può e non deve essere un fuoco di paglia. Non è giusto per i tanti morti ammazzati che è doveroso ricordare assieme all’on. Fortugno e  per le numerose persone a cui è stata fatto comunque violenza.
Dalle iniziative di educazione alla legalità che si sono moltiplicate in tutta Italia deve scaturire una più approfondita conoscenza del fenomeno mafioso, delle sue connessioni con la politica e le istituzioni, lo studio dell’organizzazione politica ed economica.
Non possiamo più avere gli occhi chiusi e la Scuola non può esimersi dal mettere al centro dei suoi programmi lo studio critico della società: il come farlo investe il problema dell’aggiornamento dei programmi e più in generale della riforma scolastica e di un diverso rapporto tra ore di lezione frontale e tempo da dedicare all’extrascuola ma occorre anche fissare regole precise sulla puntualità degli adempimenti scolastici da parte degli alunni, sull’obbligatorietà della presenza alle attività didattiche a pena di ripetenza, sulla flessibilità d’orario dei docenti che deve essere riconosciuta economicamente ma anche  resa obbligatoria e non lasciata alla benevola disponibilità dei docenti. Occorre delineare una nuova organizzazione  scolastica  che sia allo stesso tempo elastica e rigida nella garanzia di un orario scolastico vero se pure caratterizzato di una didattica meno libresca. Purtroppo siamo ancora lontani da decisioni in tal senso.
E siamo lontani dall’idea che la normalità è la dimensione giusta per l’esercizio della libertà.
Ma dobbiamo lavorare in questa direzione.    

Autore: 
di DOMENICA MARRA
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