Vera Donovan says

Sab, 24/02/2018 - 10:20

«The Mail on Sunday» una testata inglese, ha portato alla luce quanto era già evidente a molte femministe: la vita delle prostitute nel quartiere hard di Amsterdam non è quella pacchia che vi hanno sempre fatto pensare. Cade il mito della “happy hooker”, della prostituta amorevole e felice, di quella che sceglie il suo mestiere, che lo fa come fosse un lavoro qualsiasi, la prostituta che guadagna come una star e che “si fa pagare per spassarsela”.
Queste sono palle, pallissime, inventate dai maschi, sostenute dal maschio-pensiero e dalle donne con la sindrome della kapò, e purtroppo diffuse anche da giornaliste (la vostra Vera ha con questi occhi letto cazzate simili sulla bacheca di una nota giornalista, che di ritorno da Amsterdam ci ha tenuto a fare un reportage della sua visita al quartiere hard).
Il «The Mail on Sunday» ha esaminato decine di processi per tratta di esseri umani in Olanda, e la verità che emerge è orribile: la maggior parte dei volti sorridenti e carezzevoli sono di ragazzine vittime di tratta, provenienti dai paesi dell’Est Europa, e costrette alla prostituzione con la violenza e le minacce.
Interventi di chirurgia estetica forzati, aborti, deturpazioni, violenza fisica e psicologica: c’è tutto questo dietro le finestre inondate di luce rossa, calda e attraente.
Alle donne viene tolto il diritto al proprio corpo, sono carne in vendita. A nessuno importa se queste donne siano o no vittime di tratta, gli interessa solo poter aver rapporti senza preservativo.
Secondo il racconto di una giovane rumena, gli inglesi sono i peggiori. Fanno turismo sessuale in luoghi dove è legale, usandole come oggetti e ridendo del loro dolore e della loro sofferenza.
I pappa prendono quasi tutto ciò che guadagnano, lasciando loro circa dieci sterline “a botta”.
Dopo che il coperchio della disumanità del quartiere a luci rosse di Amsterdam è stato sollevato, pare, e diciamo pare, che sia approdata al Parlamento olandese una legge per far diventare la prostituzione un’ “offesa”. Ricorda tanto il fatto che in Italia lo stupro è stato un’offesa alla morale e non una lesione alla persona fino agli anni Novanta. E cosa diverrà un’offesa? La prostituzione, il suo sfruttamento o l’esposizione in vetrina?
Probabilmente solo quest’ultima, e il mercato del turismo sessuale non ne avrà danno.
La tanto civile “cazzolanda”. Eccola.

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