Virgilio Condarcuri, un uomo nato per dare non per avere

Dom, 14/07/2019 - 12:40

A scuola ti parlano di Garibaldi e di Dante, ti insegnano a risolvere i teoremi di geometria e che la Terra giri intorno al Sole, però non ti raccontano dei grandi uomini che hanno vissuto nel tuo paese e di come le loro azioni hanno cambiato le sorti della tua città. Ho trascorso una vita a studiare i grandi avvenimenti della storia e i poeti della letteratura, eppure ignoravo chi fosse Virgilio Condarcuri, nato e vissuto a Siderno, Senatore della Repubblica italiana nell’XI legislatura, eletto nelle file di Rifondazione Comunista. Ho cercato di rimediare a questa mia non conoscenza, iniziando a informarmi, leggendo in particolare gli articoli scritti dal figlio Rosario. Soprattutto mi è rimasta scolpita nella mente questa frase: “Attraverso i suoi consigli mi indicò la strada più difficile, mi fece prendere una strada senza scorciatoie, mi fece partire dal basso. Solo così ho potuto capire la vita e le difficoltà da superare per essere uomo”. Ho intuito che è stato un ottimo padre, ha lasciato a suo figlio un bagaglio di insegnamenti necessari per costruire il suo futuro. Ho sempre pensato che se un uomo riesce a entrare così in empatia col proprio figlio deve essere anche una persona che ha fatto tanto. E in effetti Virgilio ha fatto veramente tanto. È stato professore, ferroviere, sindacalista, oltre che politico. Ma ho realizzato ancora di più che persona fosse quando, lunedì 8 luglio, presso la villa comunale di Siderno, è stato organizzato un incontro dalla Federazione Italiana Trasporti, per ricordare di come le infrastrutture ferroviarie in Calabria siano carenti. Si tratta de “La lunga marcia”, 150 km a piedi, da Reggio Calabria a Caulonia; durante la sosta a Siderno è stato ricordato appunto il senatore Condarcuri. All’incontro hanno partecipato Fortunato Nocera, storico componente della segreteria della Filt Cgil; Disma Marino, dirigente della Cgil; Natale Colombo, segretario nazionale della Filt Cgil; Matteo Lopresti, giornalista di Repubblica; Francesco Oliva, vescovo della diocesi di Locri-Gerace e naturalmente il figlio Rosario Vladimir, editore del settimanale Riviera. Ha coordinato il convegno Salvatore La Rocca, segretario regionale del sindacato cigiellino. Le loro testimonianze sono state preziose per comprendere l’anima di quest’uomo. Il primo a intervenire è stato il figlio che, come quando scrive, anche quando parla di suo padre non nasconde l’emozione: “Mio padre mi ha insegnato la libertà, perché io non ho seguito il percorso del partito o del sindacato, a un certo punto della mia vita ho fatto l’imprenditore, ho avuto sempre un’educazione mirata all’autonomia, anche se mi hanno preso per pazzo, perché fondare un giornale a Siderno sembrava un’utopia. Qualcuno mi ha detto che il mio giornale era letto perché gratuito, ma la soddisfazione è arrivata quando questa persona ha chiamato mio padre per avere una raccomandazione, al fine di pubblicare un articolo sul mio giornale. Ricordo il suo orgoglio nel chiedermelo”. Si sofferma poi a parlare della religiosità del padre, a lungo ateo e in conflitto, ma forse ha avuto una spiritualità più forte rispetto ai credenti tradizionali, infatti negli ultimi anni della sua vita si è convertito. Ciò spiega l’invito rivolto a Monsignor Oliva, che intervenendo ha detto: “Non ho conosciuto il Senatore Condarcuri, ma da quello che ho letto penso che fosse una figura molto impegnata nel sociale, interessato a risolvere i problemi di questa Terra. Questa Terra che avrebbe tanto bisogno di figure come lui, soprattutto oggi che la politica è scesa a un livello così basso”. I suoi compagni di partito da Fortunato Nocera a Disma Marino hanno manifestato profondo affetto, stima e nostalgia verso di lui definendolo persona di un’onestà eccezionale, nato per dare non per avere, dotato di una determinazione di classe. Ma l’intervento che mi ha commossa, in maniera particolare, è stato quello del giornalista Matteo Lo Presti. Il suo racconto ha rivelato molto di come abbia vissuto la vita il senatore. “Il mio incontro con Virgilio risale a 43 anni fa all’Istituto Magistrale di Palmi. Io ero commissario, sono stato accolto malamente, mandato dal Ministero, perché in quella scuola c’erano delle cose che non funzionavano. Qui, un giorno, incontro un uomo che teneva in mano l’Unità. Era Virgilio, venuto ad accompagnare a scuola il fratello Benito, così abbiamo iniziato a chiacchierare. Poi alla stazione di Reggio Calabria è accaduto un fatto straordinario, non so come Virgilio abbia fatto a sapere che io sarei partito quel giorno, ma me lo ritrovo sul binario con le mani piene di regali, dicendomi: ‘Professore, so che lei ha un brutto ricordo della Calabria, però io vorrei ricordarle che i calabresi che rimangono sono qui impegnati per cercare di cambiare qualcosa’. Questo ha rinforzato un’amicizia straordinaria, perché in fondo Virgilio mi ha voluto dire di non essere solo, di essere solidale con me. È stato un uomo di una grande saggezza, equilibrio e serietà. C’è questa stupida abitudine di dire che dietro a un grande uomo ci sia sempre una grande donna. In questo caso la moglie Teresa, detta Sisa, non è stata dietro a Virgilio, gli è stata accanto, sempre al suo fianco con una grande determinazione”.
Virgilio Condarcuri è stata una persona capace di insegnare tanto a chiunque abbia avuto la fortuna di incrociare la sua strada. Sono trascorsi dieci anni dalla sua morte, ma il suo ricordo è più vivo che mai. Manca a tutti i suoi amici e familiari, ma gli uomini come lui saranno immortali, perché il suo esempio di correttezza, il suo rispetto verso il prossimo e l’amore verso la propria terra non potranno mai essere dimenticati.

Autore: 
Rosalba Topini
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