Vito Pirruccio: Bisogna restituire dignità alla scuola

Mar, 24/04/2018 - 10:00

Ci sono voluti twitter e facebook, le nuove piazze e finestre virtuali, per far spalancare gli occhi sull’escalation dei disvalori che ha colpito la società e minato dalle fondamenta la scuola e i suoi operatori da quasi mezzo secolo di pseudo-democrazia partecipativa. I ripetuti atti di violenza, derubricati in “atti di bullismo adulto”, contro insegnanti e personale della scuola (aggressioni a presidi, collaboratori scolastici e addetti alla segreteria) non irrompono, infatti, sulla scena dall’oggi al domani.
Quando ad ogni cambio di Ministro della P.I. c’è la cacciata / riammissione del voto di condotta / comportamento con l’immancabile sostegno degli eruditi di turno pronti a sciorinare pseudo-concetti pedagogici sulla scindibilità del voto di comportamento dal profitto (vedi intellettualità radical chic).
Quando il preside viene etichettato “sceriffo” dai professionisti della gogna mediatica sindacale-politica per pseudo-poteri conferiti da una riforma (l’ennesima!) che il minimo che abbia potuto fare è stato quello di rimettere i paletti ai ruoli e alle competenze all’interno della scuola.
Quando nessuno si scandalizza che ad ogni fine anno scolastico la valutazione non viene assegnata dai professori che hanno guidato l’alunno per un anno intero (se non per più anni), ma dai TAR della Repubblica italiana chiamati a pronunciarsi su appelli da azzeccagarbugli:
Quando nessuno alza il dito per capire il motivo assurdo della condanna di Livio Bearzi, preside del Convitto Nazionale de L’Aquila, unico condannato per la morte degli studenti alloggiati nell’edifico fatiscente del capoluogo abruzzese crollato la notte del terribile terremoto che ha sconvolto l’Italia centrale. Per completezza di informazione, Livio Bearzi è stato graziato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella la vigilia di Natale.
Quando in un’istituzione come la scuola viene introdotto il concetto di “privatizzazione del rapporto d’impiego”, non per applicare le regole rigide che governano il nostro sistema privato, ma per realizzare un’oasi di “pascolo abusivo” a favore di truppe sindacali in cerca di spazio confortevole visto che la loro esistenza, nelle aree anguste dei luoghi di lavoro a rischio tutele, è messa in serio pericolo.
Quando nella scuola imperversa la riserva indiana dei beneficiari della legge 104 che si fa beffa di una normativa di civiltà divenuta, purtroppo, clausola di salvaguardia per un reggimento di sfaticati.
Quando la scuola diventa ufficio di collocamento permanente a scapito dei veri protagonisti (i ragazzi) e salgono in cattedra “veterani del precariato” (si scopre, oggi, troppo tardi, che molti dei neoassunti sono privi di titolo d’accesso) nel mentre giovani talenti vengono spediti all’estero.
Sede provvisor
Quando, quando, quando ... si opera nel modo descritto (la lista sarebbe veramente lunga!), i risultati non possono non essere quelli ripetutamente visti sui teleschermi e sui social! Il risultato è scontato: in cattedra salgono, al posto degli insegnanti, i ragazzi maleducati e violenti con “docenti” in preda al panico; la scuola diventa piazza abusiva di sfaticati; nelle aule fanno irruzione genitori che si ergono a psico-pedagogisti quando sono impotenti educatori tra le mura domestiche.
Che fare?
Restituire la scuola a chi professionalmente è in grado di esercitare con competenza e autorevolezza il difficile mestiere dell’insegnare; metter alla porta gli abusivi che, facendo leva sui cavilli normativi, sono in cerca di luoghi di privilegio e scialacquano risorse pubbliche (leggesi come appello per salvare la Legge 104 dagli sfaticati!); abolire gli Organi Collegiali aperti ai genitori rivelatisi fallimentari e stancamente tenuti in vita in nome di una democrazia partecipativa mai compiuta; mettere, in altre parole, il divieto di accesso permanente agli ABUSIVI DELLA SCUOLA, ad iniziare da quei “professionisti” approdati nelle aule scolastiche grazie ad obbrobriose sanatorie legislative e interventi giudiziari di stampo riparatorio e RESTITUIRE la scuola alla sua funzione istituzionale: né impresa né luogo di inclusione di scalmanati con licenza di calpestare la dignità altrui.

Vito Pirruccio
Presidente Associazione Museo della Scuola “I care!”

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