«Non possiamo più rimandare lo sviluppo delle infrastrutture calabresi»

Dom, 07/07/2019 - 13:00

È partita giovedì 4 luglio “La lunga marcia”, manifestazione dei sindacati che attraverserà a piedi il reggino con l’intento di riportare l’attenzione sul problema delle infrastrutture nella nostra Regione. In vista della tappa di Siderno, prevista per domani sera, lunedì 8 luglio, alle ore 21, presso la Villa Comunale, abbiamo voluto approfondire l’iniziativa intervistando il Segretario Regionale della CGIL Nino Costantino.
Com’è stata ideata la manifestazione “La lunga marcia” e quali sono gli obiettivi che vi siete prefissati di raggiungere con questo evento?
L’iniziativa vuole riportare l’attenzione sul sistema dei trasporti e delle infrastrutture della Regione Calabria, che oggi versa in condizioni drammatiche. Nonostante le tante denunce, infatti, bisogna fare qualcosa di più per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni su questo problema, tanto più che, negli ultimi dieci anni, lo Stato ha investito il 10% in meno sulle ferrovie che hanno a loro volta elargito meno fondi soprattutto al Mezzogiorno. Siamo sempre stati molto critici nei confronti delle azioni del governo Renzi, che pure aveva varato un progetto concreto per avviare lo sviluppo di una rete infrastrutturale che riducesse il divario tra nord e sud e attirasse investimenti nel Paese. Quella che l’allora Ministro dei Trasporti Graziano Del Rio aveva ribattezzato “la cura del ferro”, tuttavia, è stata completamente dimenticata dall’attuale governo, che dimostra di non essere interessato nemmeno a migliorare la carente rete ferroviaria regionale. Le linee ferrate calabresi, infatti, sono un colabrodo che mette in evidenza gravi problemi di sicurezza e la presenza del materiale rotabile più vecchio d’Italia, un vero e proprio paradosso se pensiamo che, proprio a Reggio Calabria, costruiamo vetture per le più moderne metropolitane e ferrovie del mondo. L’investimento sulla linea jonica, propagandato come il più imponente dai tempi di Cavour, non risolverà i problemi, tanto più che abbiamo dubbi sul fatto che l’elettrificazione possa essere completata entro il 2022. Non possiamo poi più accettare che si impieghi tra Reggio e Roma il doppio del tempo che si impiega tra Roma e Milano, perché l’Italia è una sola e l’Alta Velocità sarebbe un elemento di ricchezza per il nostro territorio così come lo è stato al nord.
La manifestazione vi permetterà di ricordare anche alcuni importanti sindacalisti del nostro territorio. Di chi si tratta e come mai la scelta è ricaduta proprio su questi nomi?
Ricorderemo due personaggi illustri della terra Calabrese: l’intellettuale e meridionalista Pasquino Crupi e il ferroviere e sindacalista Virgilio Condarcuri. Ricordiamo Pasquino per la costanza con cui organizzava la festa del 1º maggio a Bova Marina. Era una persona dalle immense qualità. Condarcuri, invece, ha molto a che vedere con il nostro sindacato ed è stato segretario regionale del sindacato dei ferrovieri negli anni ’70. Anche i più giovani tra noi ancora oggi lo ricordano con piacere perché, eletto senatore della Repubblica, restò sempre al fianco dei sindacati e dei lavoratori, riuscendo spesso a risolvere i nostri molti problemi. Potevamo ricordare tante altre persone, ma abbiamo scelto loro come esempio delle professionalità che un territorio come il nostro è in grado di esprimere.
Qual è lo stato di salute dei sindacati in Calabria in questo momento storico e cosa servirebbe per migliorare la situazione in una regione in cui la mancanza di lavoro e di supporto istituzionale sono all’ordine del giorno?
Serve principalmente l’unità del movimento sindacale su obiettivi precisi e contrapporre la nostra azione a quella di un governo che con i sindacati ha poco a che vedere e non vuole avere a che fare. Per risollevare la Calabria dal torpore, poi, occorre che aziende, Stato e privati comincino a investire davvero sul nostro territorio. Abbiamo lavorato per portare la Zona Economica Speciale in Calabria e ci siamo riusciti, eppure non abbiamo visto benefici perché le aziende non hanno dimostrato interesse nei confronti del nostro territorio. Occorre poi un cambio di politica da parte dei governi nazionali e regionali, perché il Paese non può continuare a vivere a due velocità, altrimenti nemmeno il Nord riuscirà ad agganciarsi alle “locomotive” che trainano le economie più floride d’Europa facendosi uscire definitivamente dalla recessione.

Autore: 
Jacopo Giuca
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