‘Ndrangheta Cialtrona

Lun, 25/01/2016 - 19:32

Secondo il dizionario Treccani cialtrone si dice di: Persona volgare e spregevole, arrogante e poco seria, trasandata nell’operare, priva di serietà e correttezza nei rapporti personali, o che manca di parola nei rapporti di lavoro. Potremmo dire che oggi essere uno ‘ndranghetista ha questo significato. Dico oggi, perché ieri, e io ne sono convinto sostenitore, essere uno ndranghetista significava altro. Significava serietà. Significava persona corretta che tiene fede alla parola data. Certo esisteva violenza e morte, ma anche serietà e correttezza. Personalmente credo che nel primo e nel secondo dopo guerra, del secolo scorso, una larghissima fetta delle famiglie della provincia di Reggio Calabria avessero uno “ndranghetista in famiglia. Tutto è dipeso dalla storia peculiare della nostra terra. Dalla forzata annessione, manu militari, del meridione d’Italia. Da molti altri fattori, di cui si è discusso abbondantemente nel secolo scorso, e che sono state etichettate, genericamente, come “Questione Meridionale”. Diciamo che esisteva un retroterra politico, economico, culturale che dava una certa giustificazione persino ai sequestri di persona, per quanto abietti e mai troppo condannati e puniti. La grande cultura meridionalista, con il suo impegno, fatto di denunce e analisi, aveva fatto crescere una consapevolezza, in seno alla società nazionale moderna, che il meridione andava rimesso al passo dell’intera Nazione e non abbandonato a se stesso. L’impegno, per rimetterlo al passo, era sostenuto anche dal nord e da tutti i partiti. Era sostenuto dall’intellighenzia di destra e di sinistra. Dalla cultura nazionale complessivamente, che portava nelle librerie, al cinema e in televisione il dramma di regioni arretrate, in cui era forte il desiderio di riscatto. La morte della Questione Meridionale, la sua scomparsa dall’agenda politica, culturale ed economica della Nazione, ha determinato la scomparsa, quasi fisica, dell’intero meridione. La Kalabria, che del meridione è la figlia più povera e malandata, ne ha sofferto enormemente. Questo totale abbandono, ha creato, sostenuto e alimentato, nella popolazione tutta, fasce sempre più larghe di resistenza alla legge in generale, alla correttezza dei comportamenti, alla moralità, alla umiltà, alla cultura. Questa resistenza ha infettato non solo le fasce di popolazione economicamente più deboli, ma anche la borghesia delle professioni e quella delle produzioni, che fingono condanna dei fenomeni criminali, ma che in realtà sono, se non complici, completamente disinteressati al fenomeno. Il famoso fori du culu meu aundi pigghia pigghia, è diventato l’unico slogan apprezzato e imitato. All’abbandono dello Stato è seguito il disinteresse generale, come risposta secca, ma naturale, della classe borghese che era stata, invece, l’asse portante della moralità e della correttezza dei costumi. Meraviglia la meraviglia con cui vengono accolti i fenomeni criminali che accadono sempre più frequentemente in Kalabria. Amministratori pubblici, pubblici ufficiali, beni comuni, in pratica i simboli dello Stato, vengono attaccati con desiderio distruttivo. E’ chiaro che il nemico è lo Stato, meglio, il disinteresse dello Stato nei confronti delle famiglie meridionali e dei suoi figli, abbandonati a se stessi, privati della naturale progettualità per il futuro, dunque privati persino della speranza. Non andrà meglio arrestando e punendo. Non andrà meglio militarizzando il territorio. A questo articolo non darò un finale. Non cercherò la frase a effetto, semplicemente perché non esiste. Tutto è talmente sfibrato, mortificato, cadaverico da spegnere il pensiero e la ragione.

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