“È stata Santa Rita a guidare la mia mano mentre dipingevo”

Lun, 21/03/2016 - 12:51
Ci aveva scritto lo scorso settembre, Domenico Barranca, originario di Siderno, detenuto nel carcere di massima sicurezza di Spoleto (PG). Qualche giorno fa ci ha inviato una nuova lettera per segnalarci un artista di Sinopoli, Giuseppe Furina, che con lui "condivide la sofferenza del carcere, un corregionale poco illustre ma decisamente speciale, una vera forza della natura". Di seguito un pezzo dell'artista sinopolese in cui racconta del suo dipinto realizzato per il monastero di Santa Rita

Credo che l’arte rappresenti la massima espressione della creatività. Qualcosa di introspettivo. Mi sono avvicinato all’arte da bambino e già durante le elementari giocavo con le matite colorate. Spesso le mie maestre mi dicevano: “Un giorno sarai un grande pittore!”. All’epoca, non seguivo un particolare modello, mi affascinavano le figure sacre, ma anche i paesaggi rurali. Ricordo di un disegno realizzato a matita che raffigurava la chiesa del mio paese. Fu un vero successo, piacque a tutti e all’epoca ricevetti molti consensi. Da qui, inizia la mia passione per il disegno. Verso l’arte.
Come tutte le mie opere, quello che prevale è l’introspettiva. Il cuore. La mente. Ma la figura di Santa Rita mi ha ispirato in maniera decisa e particolare; un po’ come se ci fosse stata una mano invisibile che mi suggeriva e mi guidava verso le sfumature dei chiaroscuri, la magia delle tonalità, il gioco delle ombre, la “musica” dei colori. È stata davvero una meravigliosa avventura che ha lasciato un segno indelebile dentro di me. Sì! Se ci penso, credo che Santa Rita ci abbia messo anche un po’ del suo. Un miracolo. Infatti, appena completata l’opera e poi consegnata, il giorno successivo mi sono recato nel laboratorio dove custodisco i colori e i pennelli e, incredibilmente, ho avvertito la sua presenza accanto a me. Un po’ come se la sua figura fosse ancora sul cavalletto in attesa di un ritocco. Di una mia carezza. Di un mio sguardo. È davvero incredibile e mi chiedo come sia stato possibile dal niente realizzare qualcosa che in poco tempo mi abbia coinvolto così tanto e soprattutto mi abbia donato magiche e forti sensazioni e oggi mi rivedo nelle storie dei grandi artisti; infatti costoro hanno sempre affermato che spesso si innamoravano delle loro opere. Credo che lo stesso sia accaduto a me. Dunque, qualcosa di magico. Molti detenuti si erano abituati al dipinto di Santa Rita e oggi molti di loro mi chiedono notizie. Sono felice di aver realizzato quest’opera e mi piace immaginare che anche Santa Rita, nella sua immensa misericordia e tra profumate rose, possa essere felice e sorridere. Sa di magnifico l’idea, poi, di pensare che tutto abbia avuto inizio dai miei pennelli. Desidero ringraziare infine tutti coloro che hanno reso possibile la realizzazione di questo progetto, un sentito ringraziamento alla responsabile dell’area corrispondenza detenuti del carcere di Spoleto che mi ha fornito informazioni preziose oltre ad essermi stata da supporto per l’intero iter progettuale. Le sono davvero riconoscente. Grazie! Un grazie particolare e sentito alle monache agostiniane. E, infine, grazie a te, Santa Rita, che in poco tempo sei entrata nel mio “martoriato” cuore; nei cuori dei carcerati, nel cuore di tutti e in eterno per sempre rimarrai.

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