“C'è il corpo di un bambino murato in una chiesa di Placanica”

Dom, 02/06/2019 - 12:20

Sotto la cupola della chiesa di San Basilio Magno, a Placanica, sarebbero stati murati i resti di un bambino. È quanto si afferma in una lettera anonima, vergata a mano, che è stata inviata dalla Locride ai colleghi della trasmissione di Rai3 “Chi l’ha visto?”. Il programma condotto da Federica Sciarelli, adottando scrupolosamente le tecniche di giornalismo investigativo alle quali ci ha abituato in trent’anni di messa in onda, ha deciso di recarsi in loco per chiarire questa vicenda, drammaticamente simile a quella di Elisa Claps, la 16enne assassinata nel 1993 e occultata nella Chiesa della Santissima Trinità a Potenza, dove il suo corpo è stato scoperto solo dopo diciassette anni. Le prime persone intervistate durante il servizio andato in onda nella prima serata di mercoledì hanno affermato di non sapere nulla di quanto scritto all’interno della missiva, in cui si afferma che i cittadini di Placanica sarebbero tutti a conoscenza del macabro caso e si descrive anzi minuziosamente il percorso da compiere all’interno della chiesa, a partire da dietro la sacrestia, per raggiungere il punto in cui il corpo (secondo alcuni di un bambino di qualche anno, secondo altri di un neonato) sarebbe stato murato. Proseguendo con la propria indagine, in effetti, l’inviata Rai Claudia Aldi è riuscita a raccogliere qualche informazione da alcuni residenti, tutti più o meno concordi nell’affermare di aver sentito parlare, direttamente o per interposta persona, del caso. Nel corso del servizio di Rai3 è infatti emerso che il primo a parlare della presenza del corpo tra le mura della chiesa sarebbe stato un operaio che, negli anni ’80, ha svolto dei lavori di ristrutturazione all’interno del luogo di culto. L’uomo, che non avrebbe parlato a nessuno della sua scoperta per lungo tempo, avrebbe poi fatto questa rivelazione durante un funerale svoltosi in un paese vicino, (probabilmente Stignano), ma la questione non sarebbe mai stata approfondita. Nessuno riesce a ricostruire la sorte dello stesso operaio, probabilmente oggi deceduto, né a dire con certezza se, all’epoca della ristrutturazione cui prese parte, stesse lavorando solo o in compagnia di alcuni colleghi di cui, comunque, non si ha alcuna notizia. Resta il fatto che la Aldi, durante le riprese effettuate a Placanica e andate in onda mercoledì, è riuscita infine a trovare un valido collaboratore nel parroco Bruno Sculli che, dopo aver affermato di essere a conoscenza della storia e di sapere anzi che il caso era già stato denunciato alle forze dell’ordine, che a suo tempo avevano svolto dei rapidi sopralluoghi senza, tuttavia, venire a capo di nulla, ha accettato di seguire con la troupe Rai il percorso descritto dalla lettera per raggiungere il luogo in cui riposerebbero ancora oggi i resti del bambino. Tutte le minuziose indicazioni riportate nella lettera, che indica due percorsi possibili per raggiungere il sottotetto della cappella dell’Addolorata, si sono rivelate corrette, così come la preghiera di accelerare i tempi dell’indagine perché delle infiltrazioni d’acqua stanno rendendo indispensabili dei lavori di rifacimento dell’area che potrebbero compromettere per sempre la scoperta del mistero. La ricerca della Aldi e di don Sculli, tuttavia, si è comunque dovuta fermare dinanzi a una porta murata, che avrebbe dovuto condurre nella stanza in cui si troverebbe il cadavere, un imprevisto che getta ulteriori ombre sul macabro mistero, ma che non ferma la voglia di verità dei colleghi di “Chi l’ha visto?”, che torneranno certamente sulla vicenda per cercare di scoprirne di più.

Autore: 
Jacopo Giuca
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