“Che i reggini vadano affanculo”. La cruda verità secondo Vittorio Feltri

Dom, 19/03/2017 - 11:46

La complicata situazione dell’aeroporto reggino ha prodotto innumerevoli e ovvi commenti da parte della politica, della cittadinanza e della stampa locale e nazionale, ma quello che ci ha colpito più di tutti è stato sicuramente quello comparso sotto forma di editoriale sulle colonne di Libero a firma di Vittorio Feltri venerdì 17 marzo.
Con il consueto fare provocatorio il giornalista bergamasco, con il quale generalmente non siamo  in accordo, ha prodotto in appena più di cinquecento parole un’analisi estremamente lucida e puntuale di quanto tragicomica sia la paradossale situazione del Tito Minniti e della Città Metropolitana di Reggio Calabria, da sempre oggetto di una propaganda politica che, nei fatti, non è quasi mai andata oltre gli slogan elettorali. Il ritardo cronico del Mezzogiorno, stando alle parole di Feltri, sarebbe da ricercarsi nella ciclica proposta di progetti irrealizzabili sfociata in quella “idea del cavolo” (così la definisce il direttore di Libero) di Berlusconi e Renzi di colmare il ritardo di Calabria e Sicilia unendole con un ponte.
Oggi, continua Feltri, la già precaria condizione del Mezzogiorno viene ulteriormente intaccata da “i deficienti che amministrano la nostra vituperata nazione” che, in una regione in cui i trasporti sono già carenti pensano bene di chiudere un aeroporto obbligando i residenti a scegliere, qualora avessero la strana idea di volersi spostare, tra una ferrovia ottocentesca, un’autostrada dal percorso accidentato o “la carrozza di San Francesco, cioè i sandali”.
Ma “il ragionamento cretino” della politica, afferma Feltri, non finisce qui. L’azione di governo finisce infatti anche con l’uccidere il turismo (sola risorsa importante della Calabria, allo stato attuale delle cose) abbattendo aerei solo perché alle compagnie costano più di quanto ricavano, finendo con il mandare così figurativamente “affanculo i reggini, la ‘ndrangheta e la ‘nduja”.
Ciò che resta, conclude laconicamente Feltri facendoci provare una tremenda fitta di dolore nel constatare quanto abbia ragione, sono i professati meridionalisti del governo che, nella loro incapacità, hanno condannato a morte la nostra regione solo per piangerne, adesso, la salma. A noi calabresi, invece, non resta che accollarci “soltanto l’incombenza di ospitare e assistere profughi portatori di miseria, malattie e problemi sociali” mentre il settentrione continua a stupirsi che da queste parti si preferisca la mafia allo Stato.

Autore: 
Jacopo Giuca
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