“Focu meu” il profumo che Laura Bosetti Tonatto dedica ai calabresi

Dom, 20/10/2019 - 19:30

Torno da Pitti Fragranze 2019, avvolta dai profumi. Una vera e propria esplorazione di un mondo fluido ed etereo come i sogni ma concreto come i suoi protagonisti, in connessione con le maison più esclusive, i marchi più qualificati e i nuovi talenti che si distinguono a livello internazionale. La 17° edizione ha raccontato l’eccellenza della profumeria artistica, dello skincare e del benessere. Gli highlighits della tre giorni ospitati alla Stazione Leopolda e in punti strategici e fascinosi nel rinascimentale centro del capoluogo toscano sono stati, innanzitutto, il grande ospite speciale Jean-Claude Ellena, “naso” inimitabile e autore di profumi capolavoro al quale è stata dedicata una splendida retrospettiva in forma di installazione sensoriale con 15 delle sue opere d’arte in una sequenza che evolve dall’eleganza classica di First per VanCleef & Arpel, del 1976, al realismo assoluto del recentissimo Rose & Cuir.
Stimolante, poi, il Raw, un format che dà spazio alle più importanti materie prime del profumo, che ha stavolta puntato l’obiettivo sui legni, al centro di tante creazioni negli orientamenti attuali del settore e, infine, il workshop dedicato al tema “L’essenza del digitale nel mercato delle fragranze”, a indicare un comparto che guarda avanti, alle molteplici possibilità che si prospettano.
Nella mia esplorazione di questo mondo immateriale costruito dall’incontro tra scienza, arte, cultura, pura sensorialità e natura ho incontrato Laura Bosetti Tonatto, il naso italiano più famoso nel mondo che tutti questi ingredienti ha saputo trasformare in fragranze. Questa signora, bella e raffinata, ha realizzato una collezione su misura per la regina Elisabetta e porta in luoghi d’arte di mezzo mondo la sua sensibilità olfattiva. Risponde con squisita attenzione alla mia intervista, sebbene non programmata.
Come e quando nasce un profumo di Laura B. Tonatto?
Ogni progetto è una storia a sé. Posso partire da un particolare e amplificarlo oppure da una grande storia per poi raccoglierne il nettare. In quasi 35, non ho mai fatto dei lavori con lo stesso processo creativo. A volte si tratta di una cosa veloce, un gesto intuitivo, immediato; a volte di una cosa più elaborata, quasi contemplativa. Un percorso sempre diverso.
Se in una casa sentiamo un odore, quello serve a farci capire dove siamo, il carattere di quella casa. Il profumo va abbinato ai colori, ai materiali, alla storia, al gusto e allo stile; se non si rispettano questi codici, esso anziché attrattivo diventa repulsivo. Il profumo non va mai messo nella sala da pranzo perché bisogna rispettare il gusto naturale dei cibi. Metterlo contamina questa emozione che deve essere pura, assoluta.
C’è per lei differenza tra la creazione di un profumo per una persona e un profumo per uno spazio?
Sostanzialmente no, perché bisogna sempre partire da un contesto; cercando l’armonia della singola persona o del contesto. Bisogna, in entrambi i casi, evidenziare gli elementi fondamentali presenti e, quindi, partire da quelli, amplificarli. La caratteristica è che a cosa fatta ci si ritrova; annusandoli si ritrovano quell’armonia e le storie. C’è sempre un punto di forza, una dominante che corrisponderà agli elementi che verranno distillati e potranno essere realizzati in fragranze per ambienti oppure in eau de parfum.
Che pensa, a tal proposito, dell’abitudine a profumare per coprire gli odori?
Io amo i profumi da scoprire e non mi piacciono quelli diffusi meccanicamente perché è un’azione forte non adatta alle sensibilità olfattive. Mi piacciono i diffusori con bacchette, il metodo più antico che arriva dall’Oriente; è un metodo naturale; le bacchette di bamboo offrono la piacevolezza del dosaggio e il vantaggio di poterle posizionare dove vogliamo sentire la fragranza. Alcune persone non amano i profumi e quindi non bisogna essere aggressivi e invadere il loro habitat. La scoperta di un profumo è una cosa preziosa. Tale è stata quella dei profumi all’incenso, fatti per le chiese di Roma, dal timbro resinoso e balsamico. È stato un successo straordinario proprio perché le persone hanno scoperto e condiviso le caratteristiche e il piacere di quelle fragranze. Abbiamo ricevuto moltissime richieste per realizzare delle corrispondenti eau de parfum. Sono tutte cose avvenute negli anni, il frutto di incontri, sensazioni, studi e, non di rado, sorprese come qualche giorno fa quando un’amica dall’Hermitage di San Pietroburgo in visita a Roma, mi fa: “Vieni con me a vedere un Caravaggio”? Che dire? Era un affresco, un unicum, una delle cose più belle viste recentemente! Certamente un’emozione inattesa e tanta bellezza accendono il processo creativo.
Come avviene la creazione di un profumo su misura?
Fare un profumo su misura è un grande lavoro. Non ha un tempo. Non mi devono mettere fretta; io devo conoscere, vedere, sentire, assimilare, trasformare. Quando consegno la mia creazione posso dire che è quella definitiva, di cui sono convinta. Agli inizi, nel 1986, a Milano ricevevo i committenti e cercavo di accontentarne il gusto. Ora, cerco sempre di accontentarli ma interpreto, anzi, vengo proprio invitata ad interpretare. Creo profumi che possono chiamarsi “ritratti”.
Qual è, tra quelli da lei realizzati, il suo profumo ideale?
Li amo tutti come figli. Ne ho creati fino ad ora 55, ognuno ha una storia, delle materie prime straordinarie ed una ricerca che è mia. Essi rappresentano quindi, ciascuno, la mia storia attraverso trent’anni di incontri con persone meravigliose, con intelligenze sorprendenti e affascinanti. Non ho più l’età per perdere tempo. Ogni profumo si porta dentro le suggestioni, la cultura, le storie e gli incontri con quelle persone che condividono i miei interessi. Le cose importanti per me sono il cinema, l’arte, la musica, la letteratura, il teatro, la politica. Attualmente m’interessa molto l’evoluzione sociale, i suoi meccanismi, il ruolo degli influencer. Sono sui social ma non potrei mai oltrepassare una soglia, una mia misura, ovvero negare quelle storie.
Nella collezione delle sue fragranze, tra quelle ambrate-orientali, c’è Focu meu, un profumo che è un’esclamazione calabrese. A me, che sono di quella terra, suscita una curiosità: com’è nato, per chi?
Ho tanti amici speciali calabresi, giornalisti – uno è Alberto Matano, un’altra è Cecilia Primerano del Tg1- e altre persone, famose e non. Scherzando, spesso, dicevo: “Prima o poi faccio un profumo per voi, per la Calabria”. Così, l’ho fatto davvero. Un mix significativo: c’è lo zafferano potentissimo e la rosa che è meravigliosa. Focu meu è l’espressione che si può dire indossandolo! 

Autore: 
Marò D’Agostino
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