“Memorie perdute nel tempo” di Pippo Ventra, la poesia come un fiume in piena

Dom, 27/10/2019 - 18:30

La letteratura è un campo in cui è difficile barare ma nella poesia diventa assolutamente impossibile. O c’è o non c’è!
C’è sicuramente nei bei versi di Pippo Ventra che ha pubblicato “Memorie perdute nel tempo” (Editrice Sperimentale Reggina).
Un libro in cui i versi sgorgano naturalmente dall’animo del poeta riversandosi in quanti sono assetati per il lungo cammino della vita seguendo “quella strada irta e crespa... che mai ti porterà in cima”. Il nostro animo sente il bisogno di bere, di dissetarsi presso il fiume d’acqua che non sempre scorre placida. Anzi di frequente si formano i vortici e le rapide della vita fino a farti intravedere il precipizio: … segui un fiume che ha per acque il vento, giungi nel vuoto, e hai per luce il pianto. Speri che il tempo la tua strada adatti, ma trovi la pioggia ad aspettarti al varco…”. Il Poeta ha appeno detto ciò che tu avresti voluto dire ma non hai trovato le parole giuste.
Il libro è breve ma nessuna parola è inutile .
In alcune poesie Ventra alza un grido di dolore per la sua Terra e per i suoi conterranei e, ovviamente, alla fredda analisi economica, sostituisce versi pregnanti di significato: “Un treno sbuffando, lascia la stazione, visi tristi salutano l’arida terra che li ha accolti infanti. La miseria di questi luoghi sembra aver creato solo uomini tristi…”.
Parla di “strade crude” e di “desertiche visioni”, si sofferma sul “villaggio dei poveri” che “è lì sperduto, senza vita”. Non un fremito che si alza da questi misero luogo. Non un’ombra che si rinnova per dare vita e stimoli al corso dell’esistenza...Tutto è povero…”
Poi la poesia diventa intimista, direi esistenziale e alterna il dolore con la gioia e la speranza: “Rinasce una vita/ che era ormai sfiorita…” Oppure “riaccendere un cieco silenzio/ ch’è rimasto spento ad ogni singulto di vita/ è voler ridare luce/ ad un cuore che, ormai, ha perduto gli ultimi battiti..”
Pippo è assetato e, a volte, deluso dall’amicizia: “Che cos’è un amico/ se non una foglia al vento/ che la spinge verso orizzonti/ che sembrano aprirgli/ le mille vie del mistero… Invan si cerca di creare un vincolo di spensierata sincerità/ invan si cerca di lottare / per avere un po’ di lealtà…”. Quindi a volte si trova a “tessere invano una speranza vana”.
Ottimismo e pessimismo si fondono insieme, per esempio in Riscossa: “ma non prendiamo armi e cannoni/ noi siamo genti dai cuori buoni… le nostri armi non sono fucili/ ma chitarre, tamburi e badili…”.
Bellissima L’alba vecchiarda: “Par che l’alba incuta al giorno, dolce e cara armonia” ma “... come l’alba un po’ beffarda/ si rivolge al giorno suo/ così una vita ormai vecchiarda/ si rivolge al giorno suo”.
Che dire?
In tutto il libro la Poesia segue il suo corso a volte stanco ma placido, altre volte, come in un fiume in piena, si intravedono le rapide e i vortici della vita.
Versi mai banali ma sempre densi di sentimento. Versi cangianti come l’esistenza umana che conosce stagioni di tristezza e di gioia, di dolore e di speranza. È proprio del poeta far diventare i propri sentimenti un momento di riflessione che riguarda l’Umanità.
Pippo Ventra ci riesce e si rivela Poeta.
Noi non possiamo consegnare l’Alloro che merita, ma formuliamo i nostri auguri con la speranza che continuerà a pubblicare altre poesie. 

Autore: 
Ilario Ammendolia
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