“Menti raffinate”? Un Generale non può essere omertoso

Dom, 18/10/2020 - 12:30
Le "dimissioni" di Saverio Cotticelli

Il gravoso e delicato affaire che si è creato con le annunciate e immediatamente esecutive, ma già statiche, dimissioni del Commissario di Governo mandato a gestire il Piano di rientro dal debito della sanità in Calabria, Generale dei Carabinieri Saverio Cotticelli, apre uno scenario del tutto inedito. Anzi, no! È già molto stantio nella sua genesi e nella sua prevedibile evoluzione.
Tra l'indifferenza totale di gente smarrita tra le secche aride dell'inutilità dell'esistenza, senza ansia della bella vita o di riscatto sociale e senza più nemici da abbattere perché nessuno glieli indica per farla sentire viva, le uniche cose che colpiscono sono le dichiarazioni, oltre, di Saverio Cotticelli circa “menti raffinate" che hanno agito contro di lui, ostacolandolo nel suo intento di risanare i conti.
Ora, per definizione, accettata e decodificata nell’immaginario collettivo e letterario mondiale, omertoso è solo il Calabrese. Il Carabiniere mai, perché fedele nei secoli! Infatti, fin dalle infantili partite a briscola dietro muri di pietra infestati dalla paritaria, tra un respiro affannoso e un urlo rabbioso del giocatore soccombente, la vulgata amava infondere pillole di saggezza difensiva e preventiva: “Cu i Carbineri mangia e bivi ma non dormiri.”
E Cotticelli che, immagino, sappia e che non è sicuramente omertoso, dovrebbe dire chi sono le “menti raffinate” che gli hanno remato contro.
Dovrebbe dire, per esempio, il Generale, se, nella sua missione calabrese, ha incontrato la massoneria che la fa da padrona nella sanità e detta le nomine e se il guardiano e il ladro sono due facce con un'unica fattezza.
Le “menti raffinate”, a primo acchito, ci riportano, per antonomasia, alle famose conclusioni di Tina Anselmi sulla P2.
Cotticelli dice, in sostanza, che vi sono debiti, nella sanità calabra, che non è possibile quantificare e che, ogni giorno, mani delicate e non callose, come le teste mozzate dell'Idra, ne fanno sempre comparire dei nuovi, persino quando si è raggiunta la faticosa certezza che non ne esistono più.
È la pantomima della verità che, in un mondo di socialità compita, è sempre rivoluzionaria. A queste latitudini no. Essa è una e trina: vera, falsa e indefinita.
Perché in Calabria è così? Cotticelli, se ben capiamo ciò che dice, lo sa, come lo sapeva il migliore Commissario di Governo, tecnico di valore, che comparve in Calabria, Massimo Scura, come l'avevo scoperto anch’io quando mi occupai, da Commissario Straordinario, dell’ASP RC.
Perché la sanità Calabrese è stata, e forse lo è ancora, una delle fonti principali di approvvigionamento e di accumulo di fondi neri in Italia.
In Calabria è stato creato, negli anni scorsi, un sistema perfetto dentro ogni abile rifrazione della logica che ha portato ad appagare ogni bisogno, nella liceità, per saziare infinite esigenze, comprese quelle eversive.
La meraviglia, casomai, è quella di trovarsi, ogni volta, di fronte a ignare verginelle che fanno finta di stupirsi, per tacere subito dopo, simili a una visione di fiammata che porta, in sé, lo spegnimento.
Verrebbe da chiedere, per l’ennesima volta, dopo tali e austere dichiarazioni del Generale, perché è la Calabria la Regione scelta per fare queste operazioni.
Io posso suggerire, solo, sette momenti di riflessione. Riflessione che contiene voci che nessuno vuol sentire.
1) Perché, tra le Regioni Italiane, la Calabria è l'unica che rimarrà, vita natural durante, dentro i rigori del Piano di rientro?
2) I debiti di cui parla Cotticelli non li ha generati lui, né Scura, ma sono debiti prodotti dal 2005 al 2015. Debiti pagati e mai pagati. Ora, com'è possibile che un debito è pagato ma non è mai stato pagato?
3) I maggiori generatori di debito nella sanità calabrese sono l'ASP RC, di Cosenza e di Catanzaro. Bene, come mai l'ASP RC, sciolta già 2 volte, nel 2008 e nel 2019, per infiltrazioni di 'ndrangheta e Catanzaro, sciolta nel 2019 sempre per 'ndrangheta e Cosenza, forse prossima allo scioglimento, quindi, ASP non sempre in mano ai cosiddetti politici ladroni, non riescono a venire a capo dei debiti che hanno (… non hanno) e a normalizzare i propri uffici economico-finanziari?
4) Come mai l’ASP RC ha un bilancio non approvato fin dal 2013 e nessuno si è mai preoccupato di chiedere il perché prendendo i relativi e indifferibili provvedimenti? Può un Ente pubblico, primo emanatore di Servizi alle Persone e di occupazione dell’Area di Reggio Calabria rimanere per 7 anni senza bilancio e senza che ciò diventi affare di Stato?
5) Come mai, quando io chiesi ai Ministri delle Finanze e dell'Economia e della Salute (e ci fu, pure, un’interrogazione parlamentare in tal senso) di mandare l'intelligence della Guardia di Finanza e del Servizi Segreti a monitorare tutti i pagamenti effettuati dall’ASP RC (pagamenti comuni tramite l’economico-finanziario dell’ASP, del tesoriere dell’ASP, comprese le ingiunzioni giudiziarie, le transazioni effettuate, i pignoramenti in estensione, dal 2005 in poi) al fine, pure, di costringere le banche a fornire le carte tali da incrociare i dati e scoprire, cosi, i ladri che, a mio avviso, si erano portati via, in 10 anni, non meno di un miliardo e mezzo di euro, non solo non mi risposero ma, con una ben studiata manovra, mi cacciarono?
6) E perché quei pochissimi casi accertati di furti sono tutti rimasti impuniti per sopravvenuta prescrizione? Che ruolo giocarono le varie, tristi figure, associazioni, grandi e piccole organizzazioni che gridavano moralità e trasparenza e che, a mio avviso, erano, invece, funzionali al disordine e al caos, generatori di ogni truffa?
7) E l’ufficio DBE di Catanzaro cos’è stato, veramente? Fu mai fatto un controllo sui pagamenti e sulle transazioni che quell’ufficio portò a termine? E le grandi concentrazioni di sanità privata, di studi professionali, di fornitori, di accreditamenti e concessioni, sono mai stati, veramente, sottoposti a monitoraggio? E la KPMG, quando certificava i debiti, come nel caso di Villa Aurora, da dove ricavava la certezza che quelli erano crediti certi esigibili e non, invece, un tentativo di volgare truffa per ben 6 milioni, come io scoprii e denunciai? E quali sono stati i veri motivi  dell’emanazione del Decreto Calabria visto che, per come concepito, portava già dentro di sé il suo fallimento?
Ora, visto che, in un forsennato ed errato concetto che la politica, quella vera, bella, sentita ideologica, deve essere solo sbeffeggiata e derisa, dopo ben tre Generali che hanno Governato la Sanità Calabrese (Massimo Cetola, Luciano Pezzi e Cotticelli) non è, forse, ora di ritornare alla Politica e alle sue gravose e salutari responsabilità?

Autore: 
Santo Gioffrè
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